(Enzo d’Errico) …se ci si limita ad osservare le percentuali da record con cui ovunque, Sardegna compresa, è stato bocciato il quesito referendario, l’esito del futuro duello appare scontato: da Roma in giù la sinistra vince a mani basse, conquistando territori dove da anni le veniva negato perfino il diritto d’asilo. Pensate alla Calabria che da lunedì sera sembra un enorme sobborgo della California, nido del pensiero liberal e radicale. Peccato, però, che molti dei luoghi dove il governo Meloni ha incassato la mazzata peggiore siano governati stabilmente dalla destra. E che nulla, all’orizzonte, lasci presagire cambiamenti di rotta. Non siamo di fronte, insomma, ad un avviso di sfratto ma ad un ossimoro politico dentro il quale si nascondono le contraddizioni di un Mezzogiorno attraversato dal cambiamento e le insufficienze strutturali della coalizione alla guida del Paese, che soprattutto qui sconta un deficit di classe dirigente ormai macroscopico.
Se ce ne fosse stato ancora bisogno, la campagna referendaria ha evidenziato in maniera palese l’assenza di punti cardinali che affligge la destra appena oltrepassa il Garigliano. In questa parte della penisola è giunta a malapena l’eco del dibattito sulla giustizia. Ed è singolare che questa battaglia considerata da sempre lo stendardo dell’era Berlusconi sia finita nella polvere proprio là dove Forza Italia impera o viene foraggiata da settori compiacenti dell’imprenditoria. Risultato: il fronte del No ha incassato voti chiamando a raccolta i suoi, lo schieramento opposto si è semplicemente dissolto dentro la nuvola dell’astensionismo che, guarda caso, nel Sud permane a differenza del Nord.
****(Aldo Cazzullo)**** Ma sarebbe sbagliato, per la magistratura e per l’opposizione, interpretare la vittoria del No come una propria vittoria, anziché come un’assunzione di responsabilità. Perché, anche se la riforma non avrebbe inciso sui reali problemi, resta vero che in Italia la giustizia non funziona. E resta vero che costruire una maggioranza «contro» è molto più facile che costruire una maggioranza «per».
Non è affatto detto che il centrosinistra vinca le prossime politiche. La destra italiana ha riserve di voti che in questo referendum non si sono espressi, ma si esprimeranno quando si voterà alle politiche, cioè sull’economia e in particolare sulle tasse. E la sinistra italiana è l’unica forza politica al mondo che vuole aumentare le tasse ai propri elettori, il ceto medio dipendente. In realtà, lo spazio politico di qualsiasi forza progressista dovrebbe essere la protezione non solo delle classi popolari ma anche del ceto medio, che dovrà difendere il proprio lavoro dall’intelligenza artificiale e già oggi è impoverito dall’inflazione e regge quasi da solo l’intero peso fiscale. Se Schlein e Conte dovessero impostare la campagna elettorale sulle tasse, dovrebbero sapere che a pagarle non sarebbero i grandi capitali, da tempo in fuga, ma i loro potenziali elettori, compresi i pensionati che spesso mantengono i nipoti.
Ecco il grande nodo della questione: i giovani. Una generazione che sembrava perduta per la politica ha fatto il suo ingresso in campo, e l’ha fatto in modo chiaro. E in effetti il Paese al mondo che fa meno figli, che ha i salari tra i più bassi dell’Occidente, che vede i propri ragazzi più preparati fuggire all’estero senza creare le condizioni affinché chi vuole tornare possa farlo, un Paese così ha un’assoluta necessità di parlare ai suoi giovani, di predisporre piani, di stanziare risorse. Chi saprà non solo intercettare la protesta ma darle una forma e una soluzione sarà il vincitore delle prossime elezioni .
