Raphael Glucksmann: «Dobbiamo dire “no” a tutti i violenti e tagliare con l’estremismo di Mélenchon. Ma l’avversario è Bardella»
di Stefano Montefiori
A colloquio con il leader della gauche moderata Glucksmann: «L’ambiguità a sinistra fa il gioco del Rassemblement national di Marine Le Pen»

Alla fine del corteo pro-Ucraina in place de la Bastille, nel quarto anniversario dell’invasione russa, il leader della sinistra moderata Raphaël Glucksmann parla della crisi politica francese (e europea), mentre a Lione oltre tremila militanti di estrema destra sfilanoin memoria di Quentin Deranque, ucciso dal gruppo antifascista La Jeune Garde vicino alla France insoumise (estrema sinistra) di Jean-Luc Mèlenchon .
In questi giorni lei è stato l’unico a sinistra a giudicare «impensabile» un’alleanza con la France insoumise, dopo i fatti di Lione. Perché gli altri restano ambigui nei confronti di Mélenchon?
«Dobbiamo mettere una barriera chiara tra noi e Jean-Luc Mélenchon, la France Insoumise, la Jeune Garde e tutti i gruppi pericolosi per la democrazia. L’ambiguità coltivata da alcuni a sinistra verso la France insoumise è legata alla paura di perdere voti».
Una paura infondata?
«Io penso che perderemo infinitamente più voti se non la smettiamo con queste esitazioni».
Che cosa pensa del fatto che l’espressione «cordone sanitario», finora usata per arginare i lepenisti, oggi viene usata da Jordan Bardella contro Mélenchon e i suoi compagni?
«È un’inversione totale, e la France insoumise si conferma un trampolino straordinario per il Rassemblement national di Bardella e Marine Le Pen. La brutalità della France insoumise permette al Rn di porsi come partito di governo, e questo è molto pericoloso per noi. Ma la cosa più importante è guardare Bardella negli occhi e dirgli che no,il cordone sanitario resta quello contro di loro. Il pericolo principale per la democrazia francese oggi è il Rassemblement national, perché è quel partito, non la France insoumise, a essere in grado di vincere le elezioni».
Eppure Jean-Luc Mélenchon punta all’Eliseo.
«Mélenchon non sarà mai presidente della Francia. Nel suo scenario da sogno, lui contro Marine Le Pen o Bardella, Mélenchon perderebbe, e di gran lunga. Ma quel che può fare l’estrema sinistra è creare comunque un’atmosfera deleteria nel Paese. Noi della sinistra moderata dobbiamo opporci anche a loro, e smetterla di sottostare alle imposizioni dei più radicali. Non sono loro a definire che cos’è di sinistra o meno. E quando li affrontiamo nelle urne, come alle europee del 2024, li battiamo».
Mélenchon e gli altri negano di avere responsabilità nell’omicidio di Lione, e rivendicano il diritto all’«autodifesa popolare».
«C’è comunque un problema di relazione alla violenza. Se si moltiplicano i discorsi brutali e le campagne brutali sui social media, questo finisce per tradursi in una brutalità reale».
La differenza tra la sinistra moderata di cui lei fa parte e quella estrema della France insoumise si vede anche nella politica internazionale, per esempio sull’Ucraina?
«Certamente. Il punto in comune dei gruppi estremisti è l’essere nemici delle democrazie, e il trasformarsi in utili idioti, o complici, dei regimi autoritari. Che cosa vuole Mosca? Mostrare che la democrazia è il caos. E gli estremisti di casa nostra contribuiscono a questo obiettivo».
Che cosa pensa del fatto che fascismo e antifascismo vengono ormai messi da molti sullo stesso piano?
«Sta a noi mostrare che esiste una differenza. Non dobbiamo lasciare che gruppi di violenti decerebrati si approprino dell’antifascismo. L’Italia, la Francia, la Germania, l’Europa intera si sono costruite sull’antifascismo. Che non è quello degli “antifa” secondo i quali tutti sono fascisti tranne loro».
L’establishment francese si sta già preparando a Marine Le Pen o Bardella all’Eliseo?
«In parte sì, c’è chi forse lo spera, come Vincent Bolloré, e altri che si stanno rassegnando: nel mondo economico, ma anche mediatico e intellettuale. Io sono assolutamente convinto che una maggioranza di francesi voglia altro. Ma dovremo offrire loro una speranza, un desiderio: la sola ragione di sbarrare la strada al Rassemblement national non basta più».