Ai tempi della guerriglia semiologica lanciata dal subcomandante Eco, gli intellettuali militanti spendevano molte energie nell’analizzare gli slogan, i cori di piazza, le parole d’ordine dei movimenti di contestazione, come pure il linguaggio del potere. Era la fine degli anni Sessanta, e se ne vedevano delle belle. Oggi questo lavorìo resta spesso confinato nei sotterranei dell’accademia, senza emergere quasi mai nel dibattito pubblico, ed è un vero peccato. Ci sono slogan che meriterebbero un trattato. Prendiamo il coro degli scioperanti contro Uber radunati martedì di fronte a Montecitorio:
“Siamo noi, siamo noi, i tassisti dell’Italia siamo noi”. E’ un evidente calco di un tormentone calcistico, che inquinò acusticamente la capitale per tutta l’estate del 2001, e anche oltre; in quel caso era “i campioni dell’Italia siamo noi”, anzi: “sémo noi”. Quel goffo genitivo – “campioni dell’Italia” al posto del più comune “campioni d’Italia – aveva una giustificazione metrica, ma strappato al contesto sportivo si colora di una strana solennità, oltre a prendere un significato nuovo e una truce connotazione nazionalista. Non più: “la Roma è la più forte tra tutte le squadre delle città italiane”, bensì: “siamo i monopolisti legittimi del trasporto privato, e non passa lo straniero”. (Ci sarebbe poi – ma è una mia idiosincrasia a cui non do alcun peso – il suono buffo di quella parola, tassisti, che mi fa pensare a una pagina del Golia di Borgese sulla fonetica romagnola: “Perfino Mussolini, benché autore del fascismo, non è mai riuscito a dire correttamente questa parola che pronuncia fassismo”. I fassisti dell’Italia siamo noi). Nella logica della guerriglia semiologica, come si sa, rientra anche la mossa spiazzante con cui ci si impadronisce degli slogan del nemico e li si usa contro le loro intenzioni. Per parte mia non ho dubbi sul da farsi: tutte le volte che qualcuno mi dirà che i mali dell’Italia, o d’Italia, dipendono dal neoliberismo selvaggio, gli canterò beffardamente in risposta quella allegra canzoncina corporativa.
