Le vicende giudiziarie e i brogliacci diffusi più o meno

Il problema principale dell’amministrazione italiana della giustizia è la lentezza, che accomuna giustizia civile e penale. Procedimenti e processi che hanno durata indefinita non sono neutri, favoriscono coloro i quali sono più forti e più ricchi. Nessuna impresa straniera è indotta ad investire in Italia proprio a causa della nostra giustizia civile lentissima. La lentezza si riverbera sull’opinione pubblica, portata a spasso dalla stampa (o dai media) su molte vicende giudiziarie che in alcuni periodi ricevono molta copertura e scontano il silenzio più assoluto in altri. Di conseguenza, ci sono inchieste nelle quali le difese puntano soprattutto a far trascorrere il tempo, ma non solo per usufruire di eventuali prescrizioni e condurre i processi su un binario morto, quanto per evitare la diffusione sulla stampa di stralci contenuti nei cd brogliacci delle intercettazioni.

Il caso Garlasco si sta giocando molto sui media su diversi stralci di intercettazioni diffuse, per esempio tra il nuovo indagato Andrea Sempio e i suoi genitori. In Calabria ci sono vicende ancora in corso sulle quali la stampa ad intermittenza accende e spegne i riflettori. Grandi bagliori e poi periodi più o meno lunghi di silenzio e buio. L’opinione pubblica pertanto in alcuni periodi viene sollecitata con molte informazioni, poi tutto tace e delle vicende non si sa più nulla sino a perderne traccia e memoria. Quasi sempre la stampa si attiva se e quando qualche pm si muove, per es., le indagini sul caso Garlasco sono state riaperte nel marzo 2025 dalla Procura di Pavia guidata dal procuratore capo Fabio Napoleone e si concentra su nuovi elementi emersi dopo un intervento della Cassazione.

Torniamo in Calabria, a sei mesi fa.
Sotto la lente della procura i rapporti tra Occhiuto e Posteraro” (Rai News, R. Campanaro, 14 giugno 2025). Per 2,5 ml di euro i due hanno comprato un’azienda vitivinicola con annesso maniero a Montegiordano, l’ha pagata Paolo Posteraro, giornalista e manager pubblico, nel 2017 nominato amministratore unico dell’Amaco, azienda del trasporto pubblico cosentino. L’indagine che coinvolge il presidente della Regione ipotizza uno scambio di favori nella gestione della cantina Tenuta del Castello. Ci sono i conti di cinque società come bacino di fondi cui attingere per esigenze personali. Secondo le indagini “tutt’ora in corso” della Guardia di Finanza l’ipotesi è che Paolo Posteraro alimentasse i conti correnti della società agricola Tenuta del Castello e di altre quattro aziende. Il presidente Occhiuto, socio di tutte e cinque le società, secondo la procura, non ha versato nulla nelle casse delle aziende comuni ma ne ha ricavato solo benefici.
In cambio, è l’ipotesi della procura, Posteraro avrebbe ottenuto favori e soprattutto nomine, il cui valore, secondo i magistrati, ammonterebbe ad oltre cinquecento mila euro in sette anni, dal 2017 al 2024. Ben 17 le nomine, con importi da 1.471 euro (per il gruppo parlamentare alla Camera di Forza Italia nel 2020) a 94mila euro (la consulenza per Ferrovie della Calabria del 2022).
L’ultimo incarico sarebbe quello ottenuto da Posteraro nel 2022 come segretario particolare della compagna di Occhiuto, la sottosegretaria Matilde Siracusano. Gli atti dell’inchiesta della procura di Catanzaro per corruzione contro Roberto Occhiuto e il suo cerchio magico sono circolati per settimane su diversi media nazionali come Domani e Il Fatto Quotidiano, e hanno portato alla luce anche molti elementi privati delle vicende dei protagonisti.
Per esempio, secondo Il Fatto nelle intercettazioni di Paolo Posteraro di novembre 2024 ci sarebbe traccia di un suo incontro con la sottosegretaria per offrirle le dimissioni. Essendo stato rimproverato da lei per la conduzione dell’attività, Posteraro avrebbe allora parlato degli utili percepiti da Occhiuto: “Quasi 200 mila euro… e 100 mila euro se l’è presi 3 mesi fa”. Una rivelazione che Siracusano avrebbe accolto con sorpresa: “Ah bene! A me non mi ha mai detto nulla”. Aggiungendo che “sui soldi abbiamo sempre avuto delle discussioni perché lui non contribuisce alle spese familiari per asseriti problemi di disponibilità”. “Era con gli occhi di fuori… mo’ lo scotenna perché lei è tosta”, commenta Posteraro. Poi a questo risvolto politico-familiare nell’inchiesta sul governatore calabrese, a poche ore dalla presentazione delle liste per le ultime regionali, si aggiunsero su alcuni media calabresi le accuse private lanciate in due passaggi all’indirizzo di Roberto Occhiuto da parte di Maria Gabriella Dodaro, moglie proprio dell’ex socio Paolo Posteraro nonchè magistrato alla Corte dei Conti. I due quotidiani nazionali che hanno pubblicato nel corso di diversi mesi molte intercettazioni, comprese le vicende “private” dei rapporti tra Occhiuto e la “compagna” Matilde Siracusano comparse sul Fatto quotidiano, però non le hanno riprese. Per tutta l’estate 2025 si sono rincorse le voci che sarebbero ben presto uscite altre intercettazioni delicate sulla vicenda.

I cosiddetti brogliacci, ovvero i verbali riassuntivi redatti dalla polizia giudiziaria che contengono le trascrizioni o le sintesi delle comunicazioni rilevanti ai fini delle indagini, sono disciplinati dall’art. 268 del codice di procedura penale. In esso si dice che le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto verbale. Viene trascritto, anche sommariamente, soltanto il contenuto delle comunicazioni intercettate rilevante ai fini delle indagini, anche a favore della persona sottoposta ad indagine. Il contenuto non rilevante ai fini delle indagini non è trascritto neppure sommariamente e nessuna menzione ne viene riportata nei verbali e nelle annotazioni della polizia giudiziaria, nei quali è apposta l’espressa dicitura: “La conversazione omessa non è utile alle indagini”.
Il pubblico ministero dà indicazioni e vigila affinché i verbali siano redatti in conformità a quanto previsto dal comma 2 e negli stessi non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano fatti e circostanze afferenti alla vita privata degli interlocutori, nonché quelle che consentono di identificare soggetti diversi dalle parti salvo che risultino rilevanti ai fini delle indagini.
Spesso e volentieri in alcuni casi tali circostanze private sono state pubblicate sui giornali.

Quando scoppiò Calciopoli e in pratica con una campagna stampa si riuscì ad espellere il manager sportivo Luciano Moggi dal mondo calcistico, nel tritacarne mediatico finirono intercettazioni “private” del tutto ininfluenti che riguardavano il figlio Alessandro (per es. il suo tentativo di liaison con la conduttrice Ilaria D’Amico, attuale compagna di Gigi Buffon, che venne invitata per un week-end a Parigi a bordo di un aereo privato).
Una cosa dunque sono le registrazioni di tutte le conversazioni intercettate, con la possibilità di conoscerne, da parte dei difensori, il reale contenuto attraverso l’ascolto delle bobine. Altra cosa sono i cosiddetti brogliacci di ascolto delle operazioni di intercettazione, consistenti nella sintesi delle conversazioni eseguita dalla polizia giudiziaria che procede all’intercettazione. Mentre l’omesso deposito dei brogliacci non è sanzionato da alcuna nullità, o inutilizzabilità, delle intercettazioni medesime, il diritto di difesa verrebbe violato se venisse impedito il diritto del difensore di ascoltare le registrazioni di conversazioni o comunicazioni intercettate e di estrarre copia dei “files” audio.

Ciò detto, cosa succede nel caso di vicende giudiziarie finite sui media? Succede spesso che questi “brogliacci” siano in libera circolazione e dunque che preoccupino principalmente i diretti interessati, per esempio Occhiuto, che ovviamente già ne conosce il contenuto e non sarebbe quindi contento per motivi che è facile immaginare di una eventuale diffusione di alcune conversazioni. In questi verbali a quanto pare non si va certo per il sottile (come avvenne nel caso Moggi) e sono state annotate circostanze che potrebbero avere effetti politici prima ancora che giudiziari.

Un altro caso in cui i brogliacci sono in libera circolazione in Calabria è quello dell’inchiesta sulla gestione del Liceo scientifico “Galilei” di Lamezia Terme. Sono indagati la dirigente scolastica, alcuni docenti, un avvocato, un maresciallo in servizio alla Procura. Prima a maggio e poi a giugno 2025 a porte chiuse si sono svolte le udienze davanti al Gup per discutere di eventuali rinvii a giudizio chiesti dal pm. Ma nella seconda udienza il Gup ha annullato l’intero atto di chiusura indagini per cui il pm dovrà procedere ex novo alla notifica alle parti. Sono trascorsi sei mesi, non è successo nulla di cui la stampa abbia parlato e l’opinione pubblica ha dimenticato ormai tutto. Il procedimento è dunque ritornato alla casella di partenza ed è difficile prevedere in quale data di quale anno riprenderà. Di sicuro si dice che sia tornato a Lamezia. Nel frattempo le intercettazioni, o la sintesi di quelle più rilevanti della indagine, contenute nei brogliacci, danno modo, a chi ha potute leggerle, di capire tante cose dell’inchiesta, per il solo fatto che gli indagati, ignari (ma talvolta anche indifferenti) delle possibili intercettazioni, parlavano di continuo tra loro dell’inchiesta. Avendo già fornito a vari poliziotti che li richiedevano il rilascio di atti cartacei e documenti prodotti, la dirigente e i suoi collaboratori più stretti si interrogavano su chi li avesse denunciati, sul nome degli inquirenti che indagavano, e soprattutto su come concordare una versione comune per difendersi meglio. Insomma, queste conversazioni forniscono un quadro complessivo di come può venir gestita dall’interno una scuola pubblica da parte di un “gruppo di comando” che è sempre presente non soltanto in una scuola ma in ogni “organizzazione”. Anche in questo caso è evidente che sia i soggetti indagati che i loro difensori ancor prima dell’eventuale processo (che si concluderà, se e quando si svolgerà, con poco o nulla) intendono mantenere tutta la riservatezza possibile sulle conversazioni captate. Pertanto quanto già avvenuto, ovvero la pubblicazione delle accuse della moglie di Posteraro lanciate contro Occhiuto, o anche le conversazioni della dirigente con i suoi collaboratori del liceo di Lamezia, fanno temere agli indagati che possa uscire fuori anche il resto contenuto nei brogliacci. Il resto poi può comprendere, da un lato questioni private, che come detto non dovrebbero essere mai date in pasto all’opinione pubblica, se non sono rilevanti ai fini delle indagini; ma dall’altro anche i “contesti” o “il contesto”, cioè un quadro d’assieme che se diffuso sui media, consente una migliore conoscenza del modo in cui si muovono i protagonisti delle indagini; una migliore conoscenza di tutto ciò che resta gestione interna e non è esposto al pubblico.

L'”omicidio Chiara Poggi” resterà un caso esemplare in cui, pur dopo una sentenza definitiva (la quale però non è riuscita a far luce sul “movente” del delitto), la diffusione (a distanza di anni) sulla stampa di intercettazioni ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica tantissimi elementi, alcuni davvero privati e personali, degli indagati o dei loro familiari, ed altri più o meno rilevanti per corroborare ipotesi investigative, o per tentare di definire un possibile movente del delitto. Il problema è che l’intreccio di questi elementi crea un nodo inestricabile dove non è più possibile discernere cosa sia utile alle indagini e cosa sia gossip, cosa serva per individuare un colpevole e cosa serve solo per far scandalo e attirare l’attenzione dei lettori.

L’ultimo grande scandalo italiano in ordine di tempo, la scalata a Mediobanca per la quale sono indagati dalla Procura di Milano per aggiotaggio e ostacolo alle Autorità di vigilanza Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, in fondo i media lo hanno “spiegato” attraverso la diffusione del testo di una intercettazione. All’indomani dell’assemblea del 17 aprile, durante la quale si discute dell’Ops su Mediobanca, Lovaglio (Ad di Mps) riceve i complimenti di Caltagirone.

Lovaglio: “Cavaliere, allora!”. Caltagirone : “Ma lei è il grande comandante Lovaglio? […] Come sta?”. Lovaglio: “Molto bene! Abbiamo fatto una bella operazione”. Caltagirone: “Mi pare fantastico, bravo. Io le faccio i complimenti perché è stato molto bravo”. Lovaglio: “No no no, lì è stato… il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico […] comunque godiamoci questa cosa, è stata… ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti a lei per l’idea, esatto”. Caltagirone: “Perfetto, bene. E’ andata come doveva, grazie”. Lovaglio: “Come meritavamo, facciamo fase due?”.

Non è questione che riguardi solo gli italiani. Il presidente statunitense Donald Trump da sei anni è sotto i riflettori dei media in relazione alla vicenda di Jeffrey Epstein, il finanziere morto in carcere nel 2019 mentre era in attesa di un processo per il reato federale di traffico sessuale di minori. Prima Trump è stato il candidato che minacciava vendette sanguinose contro il deep State pedofilo, al centro del quale faceva balenare la figura di Bill Clinton (realmente amico e frequentatore di Epstein) del quale chiedeva se fosse stato nell’isola caraibica degli incontri con le minorenni. Una volta eletto ha assunto la parte del presidente improvvisamente cauto e preoccupato di tutelare il buon nome di innocenti. Poi, dopo le accuse di Elon Musk («C’è anche Trump negli Epstein files»), il 7 luglio la decisione di spazzare via tutto: nessun caso, nessuna lista di clienti, solo leggende costruite dai democratici. Troppo anche per i fedelissimi abituati ai suoi voltafaccia.