Ma tu oggi di quale sinistra sei?

Nel 2025 che sta per finire nel nostro piccolo dizionario ci sono parole per le quali, a sinistra, c’è Ostracismo: mercato, imprenditore, Occidente, capitalismo, globalizzazione. riarmo, riformismo, Europa.

Al contrario c’è Venerazione/adorazione per: poveri, periferie, multiculturalismo, pace, diritti civili, minoranze, ultimi, sussidi, bonus, patrimoniale, Stato.

POVERI, QUANTI SONO? Si dovrebbe saper distinguere e calcolare i poveri veri dalle persone con problemi. Ai primi occorre dare un bonus, i secondi vanno curati, non gli puoi trovare un lavoro. Se sommi le due categorie la cifra spaventa e basta. E’ difficile che uno che beve, che gioca e che si droga, lavori molto e si arricchisca, è più probabile che porti sè stesso e la famiglia in povertà. Quanti sono in totale? Se sommiamo in Italia le persone con problemi (solo quelli con disturbi alimentari sono circa 3,6 milioni) arriviamo a superare il 25% della popolazione. Che senso ha sommare mele e patate?

DIRITTI La destra mette in conflitto diritti sociali e diritti civili perchè da sempre pone l’accento sulla soddisfazione dei bisogni elementari della cittadinanza e quasi nulla più. I due insiemi di diritti devono essere perseguiti e conseguiti contemporaneamente altrimenti chi vuole più diritti civili e culturali dovrebbe pagarseli con una protezione inferiore dei diritti sociali, con la quasi impossibilità di una loro promozione. Gli uomini e le donne non separano nettamente nella loro percezione e nella loro valutazione i diritti sociali e economici da quelli civili e culturali.  Non esiste nessuna contraddizione verticale e incomponibile,  entrambi gli insiemi di diritti sono essenziali per coloro che vogliono costruire una società migliore, più vivibile, giusta.

Le disuguaglianze nel mondo si sono ridotte, non aumentate. I poveri (sono quelli che vivono con 1,90 dollari al giorno) sono oggi il 10%, nel 1990 erano il 37%. Nello stesso periodo la popolazione mondiale è cresciuta di 2 miliardi di persone. Tanti anni fa c’era chi voleva abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione, oggi in tanti a sinistra hanno riscoperto i benefici dello Stato direttore d’orchestra illuminato. La gioventù, si sa, ha il diritto e il dovere di essere scema, è stato già detto. Con la stessa logica che sottintende ai piani urbanistici delle città (che nelle intenzioni dovrebbero rimediare all’anarchia e in sostanza fanno prevalere le scelte del decisore politico) si vuole indirizzare l’economia dall’alto. Come nelle peggiori aspirazioni di Berlusconi (ricordate? Ho fatto prosperare la mia impresa, adesso lo farò con lo Stato) si sta affermando l’idea “socialista” che la società deve diventare una grande impresa, un trust, per evitare l’anarchia del mercato e della finanza. In quest’ottica l’ultima moda politica è un reddito di base che dovrebbe esser dato a ciascuno per il fatto di esser vivo o nato. Anche gente ragionevole è tornata a credere che l’imprenditoria pubblica nel nostro Paese sia meglio di quella privata. Cioè gli Scaroni, Cattaneo o Arcuri sarebbero meglio di Ferrero, Del Vecchio e Armani? Dalla Rai che ormai viene inglobata da chi vince le elezioni, all’Enel, alla Tim, alla sanità, all’acqua, lo Stato si pensa debba controllare le grandi aziende perchè solo lo Stato pensa al “bene comune” (cosa é? Il concetto va comunque sempre interpretato, o no?).

Gli imprenditori sono cattivi perchè pensano al profitto, lo sterco del diavolo. L’economia pianificata leninista unita alla concertazione con i sindacati e al deficit di bilancio viene contrapposta all’arricchimento dei capitalisti ma anche al male della concorrenza (i tassisti ricattano i politici bloccando una città per mettere al bando Uber). La concorrenza in Italia non piace a nessuno, beninteso, dagli idraulici alle imprese ai docenti universitari. E’ troppo bello che sia un decisore politico a stabilire chi può fare una cosa escludendo altri.

L’idea cardine del keynesismo è stata quella che quando l’economia va male lo Stato deve immetterci un pò di risorse. Negli ultimi 50 anni però è successo che lo Stato si indebita quando l’economia va male (come nel caso dell’emergenza per la pandemia) ma s’indebita anche quando l’economia va bene.

L’indebitamento è diventato un prendere a prestito da noi stessi, fregare il futuro dei giovani per favorire i vecchi di oggi. Se il bilancio può chiudere in deficit, malgrado l’art. 81 della Cost., non c’è più bisogno di scegliere, l’intervento pubblico non trova più dei limiti (vedi il ponte sullo Stretto).

Ormai qualunque politico guida l’economia come si guida un’auto, ma senza curarsi più di quanto carburante consuma, senza guardare più le spie o cambiare le gomme. All’autista (e a tutti noi) è stata indicata una meta ma poi quando l’auto ad un certo punto si ferma la meta diventerà quel luogo in cui ci si è dovuti fermare.

Insomma, il capitalismo è il contrario del lockdown. In ogni fase di emergenza (la pandemia nel 2020, vi ricordate Conte & Arcuri?) le decisioni vengono prese dall’alto, sulla base dei pareri di presunti esperti scientifici, e si stabiliscono restrizioni, razionamenti, scelte tecnologiche, quali attività sono essenziali e quali no.

E’ il dirigismo di chi dall’alto sa cosa deve fare l’intera società. L’illusione razionalista di chi decide per tutti. Il contrario del capitalismo che è invece un sistema nel quale le decisioni sono prese in modo decentrato, e dove c’è la libertà di scegliere e di farsi scegliere.

Qualcuno preferisce un mondo in cui uno illuminato sceglie per tutti noi (in nome della salute, dell’ambiente, dell’ordine) io preferisco un mondo in cui un’azienda finlandese, ricordate?, la Nokia, prima ci ha venduto cellulari che in tanti abbiamo acquistati, e adesso non sappiamo più se la Nokia esiste ancora.

E’ il mercato, l’economia di mercato, in cui un singolo consumatore, come potrei essere io, o una singola azienda, come potrebbe essere la Nokia, può scegliere, decidere soluzioni, ma non determina alcunchè. Nel mercato si nasce ci si trasforma e si muore (nel capitalismo le decisioni sono prese dal basso e non da una cabina di regia) e il profitto remunera l’incertezza. Per ogni successo sono milioni i fallimenti. I padroni sfruttatori della classe operaia per ottenere il profitto, rischiano. L’impiegato pubblico no. Costruisco porte blindate, arrivano i sistemi antiallarme e perdo il mercato.

Se confrontiamo la lista delle 500 maggiori imprese americane del 1955 con la lista del 2019 vedremo che solo il 10% delle aziende ha resistito, il che significa che 9 grandi aziende su 10 a distanza di 70 anni non sono più tali. E’ un ricambio che consente di capire come funziona l’economia di mercato e la concorrenza.

Questo dato va messo in relazione con l’idea di progresso che attiene al miglioramento delle condizioni di vita. Nell’Europa medioevale la speranza di vita era 30 anni, nel Novecento tra le due guerre attorno ai 55 anni, oggi in Europa occidentale veleggiamo sugli 81/82 anni. Negli ultimi 250 anni abbiamo avuto a disposizione infinitamente più cose (beni e servizi) di quanti ne avessero i nostri nonni, e collaboriamo con molte più persone che non conosciamo, senza avere scopi comuni ma solo sulla base delle reciproche convenienze.

Vedo che molti pensano (però senza dirti come) che lo Stato sia capace di scelte migliori di quelle che si fanno nel mercato. Ormai i valori culturali vanno in questa direzione e si comincia pure a capire perchè questo avvenga. Il sistema capitalista ci ha consentito una mobilità inimmaginabile (attraverso mezzi sempre più veloci) e così abbiamo perduto i punti di riferimento che avevamo nelle società tradizionali.

Sono venute meno antiche certezze per cui ciascuno di noi cerca una compensazione entrando a far parte di qualcosa di più grande. Sia un movimento rivoluzionario oppure un’associazione religiosa, una causa politica o un comitato per il no, si tenta di radicarsi di nuovo in qualcosa perchè la nostalgia del paesello persiste sempre davanti all’alienazione della grande metropoli.

Di tanto in tanto qualcuno intende ricordare alla sinistra (o al Pd) cosa significa oggi essere di sinistra:

Pace e non riarmo (insomma, mettete dei fiori nei vostri cannoni), sanità, bonus, salari (ma per farli aumentare perchè i sindacati si oppongono alle clausole antinflazione e ai contratti decentrati?).

Ormai non siamo più nel 1974 quando molti potevano capire che essere di sinistra significava essere contro Fanfani a favore del divorzio. Si può essere oggi proPal e proPutin? Quanti dei ragazzi proPal che hanno devastato a Torino la redazione de La Stampa sono anche contro il mercato, gli imprenditori, l’Occidente, il capitalismo, la globalizzazione, il riarmo, il riformismo, l’Europa? Sono contro Draghi, sono contro Mattarella (come La Russa), contro i banchieri?

*** (su questo blog leggi “Il putinismo all’italiana. Quelli che la Russia vuole soltanto pace e serenità”, di Roberto Gressi)

Molti a sinistra sono con Putin contro l’Occidente. La teoria del caos di Putin ne spiega bene le ragioni (v. Federico Rampini sul Corsera). In sintesi Putin pensa questo (e si capisce perchè mai Salvini e Conte, Trump e Meloni, lo appoggino):

Il caos internazionale non è un’anomalia ma una fase inevitabile, segue il crollo dei vecchi «centri di gravità» (l’ordine post-Yalta, il sistema post-Guerra fredda, il presunto unipolarismo statunitense) e precede la formazione di nuove istituzioni e nuove regole. In questa epoca descritta come «senza poli»

I) Il vecchio mondo non può essere restaurato. Prima o poi gli Stati occidentali saranno costretti a negoziare nuovi meccanismi di convivenza internazionale, non solo con la Russia ma con l’intero «non-Ovest» (il Resto del Mondo, che include Cina e Grande Sud globale).

II) La priorità non è ripristinare la governabilità globale, ma sviluppare capacità di sopravvivenza e adattamento.

III) Ogni attore è solo: la fine delle alleanze permanenti. Le istituzioni che un tempo regolavano i conflitti sono viste come obsolete. Si torna a una dinamica pre-Vestfaliana, cioè precedente a quella Pace di Vestfalia che sancì la fine delle Guerre di religione, stabilì il principio «cuius regio eius religio», pose le fondamenta della sovranità nazionale e della non-interferenza negli affari interni degli altri Stati.

IV) La guerra viene normalizzata: non è più un’eccezione, bensì uno strumento di politica ordinaria. L’uso potenziale del nucleare viene sdoganato, si discute di «colpi preventivi limitati». La militarizzazione totale diventa necessaria: l’apparato militare e il complesso industriale della difesa sono considerati pilastri della stabilità nazionale.

V) Poiché «l’era dei valori universali è finita», diritti civili e libertà politiche possono essere ridefiniti secondo gli interessi del regime. La repressione, il controllo sociale e la chiusura dello spazio pubblico vengono presentati come misure di sicurezza nazionale. Il caos esterno giustifica l’autoritarismo interno.

Nella teoria del caos di Putin è chiaro scorgere i punti in comune con Salvini e Meloni (sono i punti I,II,III,V). Quindi gli italiani di sinistra proPutin  di fatto non sono contro Meloni. Insomma, la sinistra deve opporsi a Putin o trattarlo da amico? E se ammira Putin, può essere contro il riarmo?