La Toscana resta a sinistra, ma non è un’isola rossa. Ha da sempre aree bianche, che pure stavolta hanno votato in maggioranza a destra, come Lucca e Carrara; del resto anche città storicamente di sinistra come Pistoia e Siena hanno un sindaco di segno opposto. Poi certo ci sono Livorno e Firenze. Finora questa tornata di elezioni regionali, ridicolmente spezzettata week end per week end, ha premiato i presidenti in carica. La figura di Eugenio Giani merita però una riflessione ulteriore.
Giani appartiene a una specie ormai quasi estinta nel nostro Paese: è un socialista. È curioso che alcuni tra gli ultimi esemplari viventi di socialisti abitino a Firenze, da Valdo Spini a Riccardo Nencini. La sinistra, per vincere in un Paese fortemente conservatore e reazionario come l’Italia, deve ovviamente aggregare tutte le sue componenti, comprese le più radicali, e allearle con cattolici e moderati. Ma è chiaro che il nucleo dovrebbe essere rappresentato dai riformisti. A questa premessa, Giani aggiunge una passione ai limiti della mania per la Toscana, il territorio, la sua storia (è temutissimo perché mentre meno te l’aspetti ti attacca pezze terrificanti sulla storia dell’Arte della Lana e sugli Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella). Non perde un’inaugurazione, un battesimo, un convegno, un funerale. Conosce tutti i Comuni toscani, uno a uno, e probabilmente anche tutti i toscani.
Insomma, uno così Elly Schlein dovrebbe tenerselo vicino, portarlo in palmo di mano, ostenderlo in giro per l’Italia tipo reliquia. Invece ha cercato disperatamente di farlo fuori, per mettere lì un amico suo, e non riuscendoci l’ha costretto a imbarcare in giunta i 5 Stelle, che in Toscana non contano molto più di nulla — 4 per cento — ma gli hanno stravolto il programma di governo. Compreso un reddito di cittadinanza regionale, che sarebbe anche cosa buona e giusta se a pagarlo fossero le multinazionali padrone della Rete e delle nostre vite; invece a pagarlo saranno i contribuenti toscani onesti, cioè quel ceto medio — impoverito dal fisco, dall’inflazione e tra poco dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale — che il Pd della Schlein dovrebbe difendere.