Considero Giancarlo Giorgetti un ottimo ministro dell’Economia, ma in Italia, vittime come siamo di curve contrapposte, lo si capirà soltanto quando non lo farà più. Basti solo dire questo. Il suo capo, Salvini, vorrebbe oggi 4 miliardi per creare una nuova uscita pensionistica a quota 100, e lo ha di fatto sfiduciato. Giorgetti resiste a lui, a a tutti quelli che da bravi populisti, dal governo e dall’opposizione, chiedono soldi. Speriamo bene, ma, dopo Draghi, dopo Giorgetti, che Dio ci assista.
Nel frattempo spiego, in maniera comprensibile a tutti, quello che sta avvenendo in economia. La Uil Pensionati ha fatto dei calcoli, ipotizzando un’inflazione al 3%. Si avrebbe una perdita annua di 144,17 euro per una pensione lorda mensile di 2.500 euro, di 153,92 euro per un assegno di 3.000 euro e di 574,73 euro per una pensione di 3.500 euro. Per gli assegni da 6.200 euro lordi mensili, il mancato recupero arriverebbe invece a 1.314,17 euro all’anno.
Il segretario generale della Uil Pensionati, Carmelo Barbagallo, giudica insostenibili questi sacrifici e chiede di intervenire sul prelievo fiscale anziché sugli assegni. La platea interessata è ampia: circa 16 milioni di pensionati, che secondo la Uil continuano a contribuire all’economia del Paese anche attraverso i propri consumi. Anche lo Spi Cgil contesta l’ipotesi che gli anziani diventino una fonte di risorse per finanziare la manovra, in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalle difficoltà economiche di una parte crescente delle famiglie. La richiesta dei sindacati è di rivedere la stretta, per evitare che il sostegno fiscale al ceto medio venga in parte vanificato proprio per chi vive di pensione.
Che sta succedendo? Sta succedendo che mentre Salvini vuole 4 miliardi per una nuova quota 100 (della serie: freghiamo i giovani di oggi e di domani), i sacrifici si chiedono ai pensionati e al ceto medio e non ai ricchi di questo paese. Ho scritto “si chiedono” perchè non ci si deve far confondere dalla propaganda. Destra e sinistra, Meloni e Conte, procedono all’unisono, con una differenza. Che nel gioco delle parti, quando stai al governo hai un bilancio da presentare e quindi devi fare i conti, se stai all’opposizione puoi promettere soldi a tutti senza far nessun conto. L’altra sera Gratteri era dalla Gruber a portare l’acqua al suo mulino, a parlare di quanto lo pagano al mese e di quanto lavora. Gratteri ormai in questo povero paese può dire e fare quello che vuole, avendo alle spalle il PdG, Partito dei giudici, che glielo consente. Per cui, brandendo la Costituzione e il diritto di manifestare il proprio pensiero in tv, fa il libero pensatore come se fosse Cacciari o un giornalista qualsiasi. Pro domo sua.
La separazione dei poteri è ormai saltata in Italia in quanto un potere, quello giudiziario (ora rappresentato da Gratteri come ieri da Mani Pulite e Di Pietro), non risponde più a nessuno e quindi è soverchiante rispetto all’esecutivo e al legislativo. E’ esemplare la vicenda dei giudici che, udite udite, danno ragione ad altri giudici i quali hanno escogitato per la loro categoria il marchingegno di recuperare ogni 3 anni tutta l’inflazione. Non attraverso contratti collettivi (come succede a tutte le altre categorie) ma attraverso la media degli aumenti ottenuti da tutte le categorie. Quindi mentre tutti i lavoratori non recuperano l’inflazione perchè i contratti collettivi arrivano sempre tardi, a babbo morto, si chiama fiscal drag, i giudici attraverso la media semplice (non la media ponderata) ogni 3 anni l’inflazione la recuperano per intero. Quindi, non subiscono il fiscal drag come gli altri. Dal 2020 al 2024 la retribuzione media dei magistrati è aumentata di oltre il 16%, da 136 mila a 158 mila euro. Proprio in questi anni hanno capito che qualcosa non andava con l’adeguamento automatico elaborato dall’Istat usando la media ponderata. Si sono rivolti al Consiglio di Stato e i loro colleghi hanno stabilito che occorreva adoperare la media semplice.
Ma c’è di più. Altri giudici, quelli della Corte Costituzionale, hanno stabilito con la sentenza n. 52/2026 che il governo può limitare o modulare l’adeguamento all’inflazione degli assegni pensionistici medio-alti per esigenze di bilancio pubblico, a patto che il sacrificio imposto sia temporaneo. Insomma, se avete capito la questione, un potere, quello giudiziario, attraverso sentenze (non colpi di Stato) annulla provvedimenti dell’esecutivo oppure li approva, a seconda se alla categoria dei giudici stanno bene oppure no. Dunque l’assunto “tutti siamo sottoposti alla Legge”, principio alla base dello Stato di Diritto, in Italia ormai è diventato ” tutti siamo sottoposti alla Legge, tranne i giudici che le leggi interpretano”.
I sacrifici dovrebbero, in uno Stato di diritto, esser chiesti a tutti in proporzione al reddito. Invece chi al mese incassa di più, i giudici o altre categorie, non devono fare sacrifici, mentre li devono fare invece ben 16 milioni di pensionati. Per concludere, c’è chi dice, tra i giudici stessi, che tanti pensionati ricevono una pensione non sulla base dei contributi versati. Dimenticano però di aggiungere che una legge in vigore, e non un decreto del Sovrano, ha consentito loro questo e quindi non si capisce dove risieda il problema.