Magistrati furbissimi promossi cum laude in statistica e matematica. Prezzolini cosa scrisse?

I furbi usano il linguaggio formale (come il latinorum di Don Abbondio o i faldoni di Azzecca-garbugli) per confondere i poveri, facendo apparire legale ciò che è solo un abuso. Lo sappiamo bene. Magistrati, prefetti, diplomatici e professori universitari non hanno in Italia la contrattazione collettiva come gli altri dipendenti pubblici e come tutti i lavoratori privati. Non ci sono sindacati che ogni tre anni contrattano gli aumenti col datori di lavoro. Per loro vale una regola: ogni 3 anni ottengono l’incremento medio che hanno avuto gli altri dipendenti pubblici.

La trovata furbissima che i magistrati hanno escogitato contro l’Istat è stata questa: mentre l’Istat faceva la media ponderata degli aumenti ottenuti dalle varie categorie (ci sono gli aumenti di un milione di insegnanti e gli aumenti dei mille dipendenti delle autorità di regolamentazione), secondo loro occorreva fare la media semplice: ciò che vale per mille dipendenti deve avere lo stesso peso statistico di ciò che vale per un milione. Questa tesi escogitata da menti furbissime dei magistrati è stata accettata da altri magistrati che hanno deciso in via definitiva che questa fosse l’interpretazione giusta.

Pertanto circa un miliardo il governo (970 ml) deve versare alle toghe per fargli recuperare gli arretrati. Sulla vicenda solo un paio di articoli da parte di Luciano Capone sul Foglio e di un altro. L’opinione pubblica non sa nulla, Gratteri tace, Travaglio tace e il partito trasversale dei giudici sta zitto. Ecco l’Italia che non ci piace. Ma Prezzolini ha già detto tutto sulla questione.

Giuseppe Prezzolini, autore del Codice della vita italiana del 1921.
«L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno.» Prezzolini osserva che il problema non è soltanto l’esistenza dei furbi, ma il fatto che persino le loro vittime finiscano per ammirarli e desiderare di imitarli.