(fs) L’ex magistrato Piero Tony spiega sul Foglio come e perchè imperversino su Garlasco molte trasmissioni tv con avvocati, giornalisti, criminologi.
Discovery – ricordo a me stesso – per il vigente codice è il momento in cui finalmente cessa il segreto investigativo con il deposito degli atti e la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari (art 415 bis cpp.). Preliminari per capire chi è responsabile?
No, per carità di Dio! preliminari (art. 326 cpp) solo per capire se la notizia di reato è palesemente fasulla e dunque va archiviata oppure merita una attenta verifica in dibattimento, quel dibattimento centro del processo in cui, cessato il dovere di ovattato e blindato riserbo inquisitorio, a voce alta e con le carte in mano si potrà discutere finalmente sulle responsabilità dell’imputato.
La ragione è chiara. Siccome la prova deve essere formata solo in pubblico dibattimento al cospetto di tutte le parti e libera da qualsiasi pre-giudizio (e non più – come con il vecchio codice – nelle chiuse stanze istruttorie di polizia giudiziaria o di pubblico ministero o giudice istruttore), a fronte delle novità dell’allora imminente codice di rito si usava spiegare che il giudice nulla e proprio nulla deve sapere dei fatti, prima dell’apertura del dibattimento, ma essere e restare ipervergine terzo e imparziale, al pari di un olimpico serafino, in attesa della celebrazione del rito nel contraddittorio tra le parti che, quasi messa cantata, dovrà svolgersi sotto i suoi occhi.
Chi poteva sospettare cosa sarebbe accaduto? Erano immaginabili gli snaturanti stravolgimenti e le attuali degenerazioni in barba a codeste verginità e discovery? Assolutamente no! Tanto inimmaginabili che non sono riuscito a capire, malgrado la già accennata mia vigile esperienza di aule giudiziarie e la buona volontà profusa in questo fine settimana di full immersion televisivo, come mai nella fase coperta dal segreto investigativo si potessero avere a disposizione verbali sit o registrazione di intercettazioni del giorno prima, o consulenze mai depositate, o interviste di esperti esterni sulla valenza di determinati elementi di prova, o addirittura – udite udite – giudizi di valore sul dettaglio indiziario da parte di magistrati in servizio in altri uffici giudiziari di altre regioni… in trasferta alla ricerca di visibilità.
Insomma il caso Garlasco come una Piedigrotta di più o meno sedicenti criminologi che urlano a memoria i segretissimi verbali del giorno prima… ma come fanno? chi glieli dà? è proprio impossibile accertarlo??? Talk-show informatissimi e martellanti, aggiornatissimi e sovente beceri opinionisti di vario conio, didascaliche miriadi di criminologi e criminologhe, girandole di documenti riservati e no, dettagliati libri addirittura scritti e pubblicati in vista di un dibattimento che verrà fissato chissà quando! schieramenti contrapposti e molto motivati, tutti con il pollice pronto a sentenziare in su o in giù, una corrida con lo sfortunato toro, o gladiatore se preferite, che tenta di difendersi; infelice toro che in questi giorni è ancora – seppure in probabile buona compagnia – il povero biondino con gli occhi di ghiaccio, quel giovane indagato schernito dai media per l’ingenua risposta – a parere nostro bastava quella per assolverlo – sul ciclo della povera vittima, della cui verosimile innocenza già scrivemmo su questi fogli dopo la definitiva sentenza di condanna, tanti anni fa.