Cosa c’è di sconvolgente nella storia dei due adolescenti della famigerata minicar

Io, di mestiere, annoio gli adolescenti: vengo pagato allo scopo di spiegare loro ogni dettaglio del concordato di Worms e del trattato di Tordesillas, di tramortirli di chiacchiere sulle monadi e sul principio di individuazione, di finirli con accurate disamine del crollo dell’impero ottomano e dell’antinomia della ragion pratica. Mi sento dunque in diritto di commentare la notizia che i due adolescenti della famigerata minicar romana abbiano aggredito dei passanti per noia; notizia che i telegiornali hanno definito sconvolgente ma che, a chi è abituato a veder crollare degli innocenti sul banco sotto i colpi di una lezione su Feuerbach o su Carlo V, risulta appena appena degna di attenzione.
Gli adolescenti si sono sempre annoiati, ma – a differenza degli adulti che la nobilitano ribattezzandola “famiglia”, “lavoro”, “guadagno”, “potere”, “sesso”, “hobby” – chiamano la noia col suo vero nome e ne contemplano il vuoto con una consapevolezza che anni e abitudini trascineranno via.

Poi, certo, ci sono adolescenti che si annoiano e scrivono lo “Zibaldone”, ci sono adolescenti che si annoiano e progettano la rivoluzione liberale, ci sono adolescenti che si annoiano e fondano band con un arguto gioco di parole sugli scarafaggi, ci sono adolescenti che si annoiano e aggrediscono i passanti aggirandosi su una minicar, ma si tratta di scelte individuali la cui responsabilità non può essere estesa all’intera categoria e che distolgono dalla vera notizia.

E cioè: nell’epoca dell’intrattenimento pervasivo cosmico assoluto, nell’epoca in cui ci portiamo in tasca almeno dieci opzioni per distrarci durante il minuto di attesa fra una fermata della metropolitana e l’altra, resta negli uomini un nocciolo duro ineliminabile, costituito dalla tendenza ad annoiarsi sempre, comunque, nonostante. Direi che è questa la vera notizia sconvolgente.