Non ci sarà più “l’obbligo” di portare con sé i documenti cartacei di guida e di circolazione, che potranno essere verificati telematicamente dagli organi di polizia. Così il Mit in una nota dopo che il Cdm ha dato il via libera al nuovo Codice della strada. Alla mia età sapere che nessuno più ti potrà chiedere patente e libretto è liberatorio. Io, se guidavo l’auto di mia moglie, dovevo cercare il libretto tra le carte e portare la patente sempre nel portafoglio. Un’altra delle cose semplici che in Italia abbiamo realizzato in tempi biblici. Qualcuno dirà che ci sono cose più essenziali da fare, e sono d’accordo, ma Diego Piacentini che Renzi persuase a darci una mano per l’anagrafe unificata dei comuni, lavorò due anni per fare la rivoluzione di cui oggi usufruiamo. Superando le strenue resistenze dei comuni che l’anagrafe dei cittadini non intendevano riversarla al centro, Piacentini e altri come lui ci hanno fatto diventare un paese come gli altri. Oggi far pagare le tasse a tutti sarebbe facilissimo con l’incrocio dei dati, lo spiega bene Alberto Brambilla oggi sul Corsera, e anche far pagare a tutti il bollo auto e l’assicurazione evitando la sovrapposizione tra Aci-Pra (dove al vertice ora c’è il figlio di La Russa) e Motorizzazione civile (Ministero infrastrutture e trasporti), e non continuo perchè sennò scrivo al campolargo il programma.
Cose possibili ma impossibili per la politica italiana, per colpa di tutti gli schieramenti, intenti a salvaguardare i propri ceti di riferimento (per capirci, pensionati per Salvini, Landini e sinistra).
Io se fossi al posto di Meloni riuscirei ad aumentare l’occupazione dei giovani abolendo il doppio lavoro nelle scuole.
Il tema è tornato d’attualità dopo la sentenza n. 140/2026 della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Lombardia (Docenti.it). La pronuncia riguarda una docente che, mentre lavorava nella scuola pubblica, risultava titolare di una ditta individuale operante nel settore agricolo, ricettivo e della ristorazione. La Corte ha condannato l’insegnante a versare al Ministero dell’Istruzione e del Merito 270.235,20 euro, oltre rivalutazione e interessi. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, l’attività prevalente aveva natura imprenditoriale e non poteva essere resa compatibile con il lavoro pubblico semplicemente affidandone la gestione materiale a un delegato.
Per i docenti, l’articolo 53 del TU sul pubblico impiego consente l’esercizio di libere professioni solo previa autorizzazione del dirigente scolastico, se compatibile con orario e funzioni. Attività commerciali, industriali e molte attività professionali sono invece considerate incompatibili e non autorizzabili. Quindi: autorizzazioni annue al preside misurano solo una parte piccola e dichiarata del fenomeno; non possono essere usate come proxy del totale. Non esistono dati ufficiali nazionali sul numero di docenti con un secondo lavoro; per l’insieme della PA si stima che oltre il 10% abbia attività aggiuntive, ma non è disponibile una quota specifica per i docenti scolastici né una misura del lavoro svolto in nero.
Ecco spiegato perchè nessuno mi metterebbe nelle sue liste per il parlamento. Io farei, cioè, una cosa semplice, che state sicuri qualcuno un giorno realizzerà. Noi non ci saremo e non ci saranno neppure i nostri figli, ma avverrà.