Onorevoli, lavoratori da martedì pomeriggio a giovedì mattina

Quando Giorgetti li ha salutati, i dodici deputati di maggioranza e opposizione dispersi nel vasto emiciclo di Montecitorio lo hanno ricambiato con un applauso. Per scaldarsi, forse. O sentirsi meno soli. Il ministro era lì per parlare dei soldi di tutti, cioè della ragione storica per cui i parlamenti sono nati. E invece i rappresentanti del popolo non c’erano. Giorgetti aveva proposto di incontrarli lunedì, ma lo hanno guardato storto. Il lunedì la Camera solidarizza con i barbieri. Allora ha rilanciato: facciamo martedì? Sul martedì possiamo ragionare, gli hanno risposto, non immaginandosi che per lui, da buon lumbard, la giornata lavorativa cominciasse alle 9 del mattino (al più tardi). Ma stiamo scherzando? I deputati sono persone riflessive, hanno bisogno del loro tempo per carburare. Di solito si affacciano alla buvette il martedì pomeriggio per annusare l’aria, lavorano pancia a terra tutto il mercoledì e il giovedì dopo pranzo cominciano a prepararsi per il week-end.

In questa constatazione non c’è ombra di qualunquismo. Sappiamo che negli altri giorni della settimana i parlamentari fanno tante cose utili ai cittadini. Partecipano a convegni, raduni, feste patronali. Ricevono clienti e lobbisti. Preparano dichiarazioni solenni. E scrivono: messaggini e libri, tanti libri. Molti più di quanti ne leggano. Dovrebbero solo smettere di lamentarsi dell’astensionismo degli elettori, dal momento che è diretta conseguenza di quello degli eletti.