Nel suo podcast Malcom Pagani ha intervistato la regista Francesca Archibugi (Roma, 1960). Una chiacchierata così profonda, e interessante, che davvero capisci quanto e come siano diventati aberranti i talk tv.
Archibugi è una Toro, è nata il 16 maggio, per cui il suo pianeta dominante è Venere (amore, bellezza e stabilità). Non sono affatto un maniaco dell’oroscopo, ma l’intervista questi tre elementi, guarda che caso, li tratta e come. Per es., si parla della stabilità, che sta alla base del suo legame con il marito, il musicista Battista Lena suo compagno di liceo, col quale ha avuto tre figli. Figlia dell’urbanista Franco Archibugi e della poetessa Muzi Epifani, è cresciuta insieme a sei tra fratelli e fratellastri (il padre ha avuto tre mogli), tra cui l’economista Daniele Archibugi.
Le sue vicende familiari hanno ispirato alcuni suoi film, in particolare Mignon è partita (1988), ben 5 David di Donatello, Il grande cocomero e Lezioni di volo.
Nel 1990 il secondo film è stato Verso sera, con Marcello Mastroianni e Sandrine Bonnaire. Parla degli anni di piombo e del difficile rapporto tra un padre professore di letteratura russa, comunista, e il giovane figlio movimentista. Questo suo film vince il David di Donatello come miglior film, Marcello Mastroianni il Nastro d’argento e numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero.
A questo esordio folgorante non corrisponde poi una carriera altrettanto luminosa, ma Archibugi ne parla senza rancore o rimpianti. La cosa curiosa è che la regista nel Mastroianni di “Verso sera” vedeva lo storico Paolo Spriano, invece molti hanno riconosciuto in lui l’economista Federico Caffè, che pur era un amico della famiglia di Franceschina, come veniva chiamata.
Il cinema, che Malcom Pagani (Roma, 1975) conosce bene perchè è figlio del produttore Amedeo e della scrittrice Barbara Alberti (ha lavorato all’«Unità», a Skysport, al «Manifesto», all’«Espresso» per poi approdare al «Fatto Quotidiano»), è un tendone di circo in continuo movimento.
Ma Archibugi racconta di questo mondo e dei tanti personaggi che lo abitano o vi sono passati, da Mastroianni allo sceneggiatore Furio Scarpelli, la metà di Age e Scarpelli, con la quale lei ha studiato al Centro Sperimentale. Ma restano in memoria il consiglio che le aveva dato un amico del padre, il geniale economista Federico Caffè, scomparso misteriosamente nel 1987 a Roma e mai più ritrovato. Incontrandola nel suo studio dopo la maturità le aveva consigliato di fare psicologia, e in effetti Francesca appare acuta nei ritratti umani delle persone che ha conosciuto, te le spiega in profondità. Per esempio, è convincente quando dice che la premier Meloni, cresciuta senza padre, le sembra debba pacificarsi ancora con una parte della sua famiglia. Zoe Incrocci (1917/2003), nota attrice e doppiatrice italiana, che Archibugi ha conosciuto bene, era la nonna paterna di Meloni. Il fratello di Zoe era Agenore Incrocci, l’Age della coppia regina di sceneggiatori della nostra commedia all’italiana.
Poi Francesca racconta la dolcezza di Bernardo Bertolucci , e Claire People, della sua corte che riceveva a cena; di Nanni Moretti, così rivoluzionario nel suo cinema e del perchè lo hanno capito prima in Francia che in Italia, dove all’inizio dicevano che non facesse cinema ma fosse un comico come Francesco Nuti e gli altri. Parla del genio di Paolo Sorrentino, di Draghi e Berlusconi e poi delle sue amiche storiche che l’accompagnano sin dai tempi della scuola, e del suo rapporto con gli sceneggiatori Francesco Piccolo e Laura Paolucci.
Insomma una splendida sessantacinquenne che riesce con pacatezza a raccontarsi e a spiegarci le sue convinzioni. Per esempio dice che non esistono le categorie, tipo le etichette che definiscono i libri nello scaffale di una libreria. Non esistono i “giovani”, i “bambini”, i “vecchi, i “romani” o i “lombardi”, perchè ognuno degli 8 miliardi che esistiamo sulla terra è un unico esemplare. Per esempio, lei è nostalgica e convinta che il passato torna sempre utile perchè è visto con gli occhi di uno che vive il presente. Infine, per non spoilerare tutta l’intervista, spiega perchè non crede alla rivoluzione e si è sempre definita riformista.
Forse mi basterebbe solo questo ultimo elemento a farmela sentire molto vicina. Tutte le rivoluzioni hanno provocato atroci lutti e tragedie, ma poi quelli spodestati sono tornati prima o poi al potere. Tutte le promesse che dovevano realizzarsi per tutti sono state solo privilegi di pochi. Per cui forse è meglio una gallina oggi che un uovo domani.