Ho avuto modo di ascoltare Spalletti nella conferenza stampa prima di Cagliari-Juve e poi di vedere la partita. Ecco cosa credo di aver capito. Spalletti parla come i democristiani della prima repubblica, un linguaggio involuto e pieno di circonlocuzioni o giri di parole o allusioni (da Moro a Fanfani, Forlani, De Mita) dove i concetti diventavano fumosi (dalle convergenze parallele agli equilibri più avanzati) e gli ascoltatori dovevano cercare chiavi interpretative. In campo, sulla base di tali propositi fumosi (“noi non dobbiamo sognare ma determinare…”), ai giocatori sembra che non abbia spiegato che vince chi fa più goal e non chi ottiene il maggior possesso palla. E’ un gioco che vediamo da ormai tanti anni, gli ultimi tre di Allegri, poi Thiago, Tudor e oggi.
Ognuno passa la palla al vicino (che l’aspetta da fermo) quasi per liberarsene, e nessuno assume mai una iniziativa in avanti, spesso si rincula. Poi c’è uno, dopo un fraseggio interminabile, che calcia il pallone a caso (come se avesse sentito un ordine) sperando che succeda qualcosa. Il più delle volte la consegna agli avversari.
“Io alla Juve mi gioco il finir bene la carriera. Ho quasi 70 anni e penso alla stagione, non alla gara di oggi. Se giochiamo sempre così, sono convinto che se ne vincono tante di gare. Abbiamo giocato bene stasera” ha detto Spalletti dopo il pareggio con il Cagliari. Io invece credo che lui non sia riuscito, come i suoi predecessori, a far capire ai giocatori che il loro gioco è un tiktok sterile, non quello delle grandi squadre che aspettano il momento opportuno per imbucare, verticalizzare, affondare. Ma gli mostrano mai qualche partita del Barca, del Bayern, dell’Arsenal, del Manchester City? Il Barca fraseggia, ma poi dà la palla a Yamal, lui inventa, non è la stessa cosa che darla a Conceicao. Ho già scritto tante volte che questi è un pupazzetto inutile, e basta calcolare quanti assist ha prodotto (ci sono statistiche ufficiali), unici dati per valutare se quello che fa diventa utile alla squadra. Un altro inutile che nessuno ha voluto prendersi, tanto meno Simeone che lo ha allenato lo scorso anno all’Atletico, è Nico Gonzales. Un inutile da tutti conosciuto bene dopo tutti gli anni alla Fiorentina. Eppure la Juve gli ha ora rinnovato il contratto. Diventerà un altro inamovibile peso morto di cui non riesci a disfartene, come Arthur e Rugani.
