C’è anche un altro fronte aperto, però, che preoccupa il Nazareno. E’ quello rappresentato da Giuseppe Conte e dal Movimento 5 Stelle. A che gioco sta giocando l’ex premier?
Nel Pd si intensificano le voci secondo cui il leader del M5S potrebbe far saltare il tavolo della coalizione. La scusa? La sua ferma e ribadita intenzione di non “diluire” i punti del programma votati dal popolo dei 5 Stelle. Tra i capannelli dei parlamentari del Pd circola l’ipotesi che, se passasse la nuova legge elettorale, questa potrebbe favorire i piani di Conte perché, venendo a mancare i collegi uninominali, il leader del Movimento 5 Stelle avrebbe meno difficoltà ad andare da solo alle elezioni rispetto a quelle che avrebbe, e che ha avuto nel 2022, con il sistema attuale.
Insomma, con i collegi uninominali, se decidesse di non allearsi, il Movimento 5 Stelle prenderebbe meno seggi rispetto a quelli che otterrebbe con la riforma targata Meloni, che è invece proporzionale. Infatti, un M5S che si presentasse da solo difficilmente guadagnerebbe dei parlamentari nei collegi. Sempre seguendo il filo di questi ragionamenti, a quel punto Giorgia Meloni non si alleerebbe di sicuro con Roberto Vannacci e tenterebbe il tutto per tutto mantenendo la coalizione che ora la sostiene al governo. E con un pizzico di fortuna, si avrebbe il pareggio… A quel punto i giochi si riaprirebbero per tutti, anche per Conte, che ha una facilità e una libertà di manovra ben maggiori di quelle dei dirigenti del Pd.