Guardavo l’altra sera la Nazionale e vedevo trotterellare con gli azzurri Tonali, un giocatore che deve avere un grande procuratore, dal momento che prima il Milan lo ha preso dal Brescia pagandolo (Sky Sport) 23 milioni (10+7 milioni più 3 i bonus +3, il cartellino del giovane trequartista classe 2001 Giacomo Olzer). Poi il Milan lo ha venduto al Newcastle per 58.900.000 € (Calcio e Finanza), poi il Totthenam lo ha comprato per 100 ml. Eppure Tonali non vale neppure un decimo del centrocampista spagnolo Rodri, che nel 2019 al Manchester City arrivò per 70 milioni e ora per 75 è finito al Barcellona.
Il calciomercato, genere che va ormai di moda tutto l’anno, pensavamo che si basasse su fonti che i vari giornalisti (da Romano, Di Marzio, Pedullà in giù) avessero nelle varie squadre (dipendenti, calciatori, massaggiatori, dirigenti, magazzinieri), invece ora sappiamo che si basa solo sulle soffiate dei procuratori. Sono loro che costruiscono le varie squadre, sono loro che sussurrano le varie voci, sono loro che diffondono bufale per depistare e contrastare i concorrenti.
Si potrebbe fare una tabella riassuntiva, dove accanto a ciascuna squadra italiana, compaiono i nomi dei 3, 4, procuratori amici che forniscono loro i calciatori. Marotta, Paratici, Giuntoli, Corvino, se ci fate caso comprano il pane sempre dagli stessi due o tre fornai. Ci sono procuratori che con una sola operazione hanno vinto la lotteria, loro e i propri assistiti. Non parlo di Mendes o Mino Raiola, parlo di italiani. Sebastian Giovinco, soprannominato la “Formica Atomica” per via della sua statura estremamente ridotta (160 cm), cresciuto nel settore giovanile della Juventus, ha giocato pure in prima squadra ma nel 2015 lasciò i bianconeri a soli 28 anni per trasferirsi all’estero. Ha giocato prima nel Toronto FC in Nord America (diventandone un’autentica leggenda) e successivamente nell’Al-Hilal in Arabia Saudita, raccogliendo successi fino al termine della sua carriera. Pier Luigi Pardo scrisse: “Giovinco guadagnerà a Toronto 43 milioni di euro in cinque stagioni, quello che un italiano prende in media in 2.492 anni di vita. Altro che Jobs act. Il suo agente (Andrea D’Amico) è un fenomeno”.
Un’altra verità acclarata -oltre al calcio lasciato nelle mani di questi fenomeni- è data dai capitali investiti nelle squadre di calcio. I capitali stranieri (finanza) sono oggi dominanti in Inghilterra, Spagna, Francia, ma il riciclaggio è ormai evidente a tutte le latitudini.
Come è possibile che un signore, dopo aver investito 20 milioni (cioè per capirci 40 miliardi delle vecchie lire) dopo qualche anno fallisce perchè non riesce a pagare una multa di 100 mila euro? E’ chiaro, chi ha fatto la provvista iniziale, ha chiuso il rubinetto. Ormai è dimostrato che i proventi mafiosi vengono impiegati acquistando opere d’arte ed edifici di lusso e pregio, che non si svalutano mai. Una volta i soldi li mettevano sotto terra, ma spesso hanno avuto brutte sorprese, per cui ora li investono. Anche nei supermercati e in tutte le attività che producono ogni giorno cash, certo, è un modo sicuro per ripulire capitali sporchi, infatti si chiamano in gergo lavanderie. Ma anche le società di calcio danno la possibilità, con una provvista iniziale, di lanciare sul mercato un soggetto (il presidente) che diventa popolare e può diventare qualsiasi cosa, da sindaco a parlamentare a costruttore. Gli americani per esempio arrivano in Europa perchè loro sono fissati col mattone, e quindi in qualunque città abbiano comprato squadre cominciano a studiare subito come costruire lo stadio nuovo. Solo che in Italia diventano pazzi e scemi perchè accontentare la pubblica amministrazione italiana & i politici mangioni è mission impossible.
E’ più agevole rifare il Santiago Bernabéu a Madrid. E’ stato rinnovato in circa 5 anni (2019-2024) con un investimento complessivo che ha raggiunto i 1,408 miliardi di euro. In 5 anni a Catanzaro forse riusciranno a fare un ammodernamento e il sindaco Fiorita sarà ricordato per averci messo la faccia e tutta la volontà.
Non ho fatto nomi sui protagonisti del nostro calcio, che sono stati incapaci di costruire stadi nuovi di proprietà delle squadre, come avviene dappertutto nel mondo, ma anche capacissimi di non portarci più ai mondiali per 3 volte consecutive. Il combinato disposto di presidenti prestanome e politici incapaci che governano il football italiano ha creato l’effetto che io chiamo “è nata una stella“. Cioè tu puoi avere in alcuni sport individuali l’esplodere di campioni italiani incredibili (tennis e nuoto e atletica). Ma nel calcio, che è un gioco di squadra, devi avere tantissime strutture di base (campi di calcio a disposizione delle squadre giovanili) in modo che dopo una selezione di massa arrivino nelle cantere dei grandi club decine di potenziali fenomeni. Come Pau Cubarsì (22/1/2007), il difensore del Barcellona e della nazionale spagnola, che gioca titolare ormai da anni mentre in Italia starebbe ancora tra i dilettanti a giocare in campetti senza erba. Se in 5 anni rifai daccapo lo stadio Bernabeu e ogni cantera sforna centinaia di potenziali Cubarsì, ecco spiegato perchè diventi campione del mondo.
Un solo nome vorrei fare in conclusione, dopo aver ricordato i Moratti, i Ceravolo, Stirpe, gli unici che hanno speso soldi propri. La storia del Brescia Calcio gestito da Massimo Cellino e dei suoi problemi con il fisco è una vicenda complessa che ha portato alla fine di una delle società più storiche del calcio italiano, culminata con il fallimento ufficiale del club dichiarato dal Tribunale di Brescia il 28 luglio 2026. La crisi non è dipesa da una semplice “mancanza di fondi” nel senso tradizionale, ma da un colossale pasticcio legato a crediti d’imposta inesistenti, in cui la magistratura ha successivamente stabilito che il presidente Cellino è rimasto, in parte, vittima di una truffa. Per saldare i debiti fiscali e i contributi previdenziali legati agli stipendi dei tesserati, il Brescia Calcio aveva acquistato da società terze oltre 2 milioni di euro in crediti IVA. Questi crediti servivano ad azzerare le tasse dovute tramite il modello F24. L’Agenzia delle Entrate ha scoperto che quei crediti d’imposta erano completamente fittizi, generati dal nulla da una rete di “società cartiere” esterne al club. Poiché i crediti usati erano falsi, per lo Stato italiano le tasse e i contributi del Brescia risultavano, a tutti gli effetti, non pagati. E’ stato cioè uno dei pochi casi in cui nel calcio italiano hanno scoperto società cartiere.