Faccio questo blog da tanti anni, con il proposito che sia utile a chi vuole una selezione (secondo i miei gusti) degli articoli più interessanti usciti ogni giorno sulla stampa, poi ho anche scritto alcuni libri. Il primo che vorrei segnalare è “Il mondo visto da Nicastro“, il quale è appunto una raccolta dei miei articoli più significativi che ho inserito nel blog.
Poi c’è un testo che ho scritto sulla mia esperienza scolastica, La fabbrica dei voti finti, prima autopubblicato e poi pubblicato da Armando editore; infine ho pubblicato due romanzi, il primo dei quali, del 2019, è Azzurro – I rimuginanti, al quale è seguito La scuola, nel cuore nell’anima. Questo ultimo libro (acquistabile solo nell’edizione Kindle) non è la continuazione del romanzo Azzurro, ma un prequel, perchè racconta fatti che all’ispettore Fabrizio Pozzi, protagonista di Azzurro, sono successi quando faceva il preside, e non era ancora ispettore.
Dei libri che ho scritto, a Lamezia ho presentato soltanto, alla libreria Tavella, Azzurro, mentre gli altri hanno una vita loro, sul web. Che cosa voglio dire? Voglio dire che, con mia grande sorpresa, ho capito che nel mondo dei social e delle narrazioni che hanno preso il posto dei fatti, un libro si legge e si vende anche se non è presentato nelle librerie, anche se non è recensito da nessuno, anche se non ha pubblicità, anche se non viene citato o sbeffeggiato sui social.
La sorpresa più grande l’ho avuta con Azzurro, un romanzo che ho scritto, come ho detto con sincerità a tutti, a cominciare dai miei amici, pensando a Fabio Volo, uno che vende un sacco di copie dei suoi libri. Se scrive Fabio Volo, posso scrivere anch’io, mi sono detto. Sia io che Volo, con tutto il rispetto, non siamo scrittori. Gli scrittori veri hanno molte qualità che magari in un’altra occasione elencherò. Naturalmente non ho venduto quanto Volo, ma, ecco la sorpresa, Azzurro, tra i miei libri, continua a vendere attraverso Amazon. Ho guadagnato pochissimo, perchè ogni libro mi frutta neppure un euro, ma il romanzo continua dopo sette anni, a vendere. Non so dire perchè, forse è un tam tam, non lo so, anche perchè una volta che l’ho messo in vendita su Amazon KDP, possono acquistarlo non solo in Italia, ma nel mondo, e io non so in quale paese lo comprano, non so niente degli acquirenti. So solo che si continua a vendere, e ne sono sinceramente orgoglioso.
Perchè Azzurro non è una opera di fantasia, o meglio ha un plot fantastico che serve per comporre un mosaico con tante tessere. Ognuna di queste tessere è un fatto che è realmente accaduto a Lamezia e in Calabria, sul quale mi sono debitamente documentato attraverso fonti varie, e pertanto il mosaico, il quadro d’assieme, dovrebbe (almeno le intenzioni di partenza erano queste) consentire a tutti di capire meglio Lamezia e la Calabria. La realtà regionale è osservata da tre estranei, Fabrizio, la moglie Sandra e il nipote Brunello, in successione, e l’intrigo giallo è dato da un incidente automobilistico che a distanza di tempo si scopre fosse un omicidio. Ma quell’omicidio e gli altri che sono seguiti hanno a loro volta bisogno di spiegazioni, in una terra dove è facile morire senza sapere mai le due cose essenziali: chi è l’autore e perchè ha ucciso.
Ora, scrivere un libro giallo, dove vi sono investigatori alle prese con omicidi di cui tentano di scoprire l’autore, di solito esige l’esistenza di un “cattivo“. Maigret, Poirot, Montalbano, sono protagonisti di storie dove più il cattivo è veramente cattivo e più la storia diventa avvincente e incerta sino alla fine. Ma anche, per dire, i film più belli di 007 sono quelli dove c’è un Cattivo riuscito. Il capo della Spectre è la mente criminale per eccellenza. Con il gatto bianco in grembo e il volto parzialmente nascosto dei primi film, ha definito lo standard per ogni cattivo moderno.
Nel mio libro invece il cattivo non si vede, ci sono solo i buoni, e questa è stata la mia scommessa. Posso anche spiegare la ragione di questa scommessa, è semplice. La Calabria ha una serie impressionante di delitti senza autore riconosciuto, a noi il caso Garlasco che sta ora imperversando su tutti i media ci fa un baffo. Garlasco interessa tutti perchè lì c’è un colpevole condannato che forse era innocente e uno libero che forse è il colpevole. Tra questi due una miriade di personaggi italiani, dagli avvocati ai giornalisti ai giudici ai poliziotti ai passanti ai genitori ai testimoni. Bè, la Calabria ha mille Garlasco da sempre, faccio solo il nome di Maria Chindamo, la fine dell’imprenditrice calabrese di Limbadi è ancora ignota dal 2016 e la famiglia chiede sia fatta luce sul caso: nessun colpevole, tanti moventi e nessun corpo. Di tanto in tanto arriva qualche pentito a svelare qualche mistero, e quando non c’è, come nel caso anche dei netturbini di Lamezia Tramonte e Cristiano, si brancola nel buio. Il romanzo l’ho scritto per parlare di alcune cose che a me, avendo ormai un’età, sembrano essenziali per mettere a fuoco noi calabresi rimuginanti: la noia, l’attenzione, la ricerca della verità che oggi non ha più valore, come la vecchia lira soppiantata dall’euro.
Ciascuno ormai si costruisce la sua verità come atto di fede, e quindi non c’è bisogno di seguire Garlasco per capire i giornalisti che professano la loro verità: quelli convinti che il colpevole sia Stasi, quelli convinti che il colpevole sia Sempio. La menzogna nel mondo che -si dice – avrebbe sconfitto le ideologie (?), ormai s’impone nel momento in cui è messa in circolo. Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara, anche se verrà scagionato e riabilitato, non solo non avrà più indietro gli anni di libertà che ha perso, ma resterà per sempre il colpevole, per tanti. Andrea Sempio, dal momento che è stato indagato, sarà per sempre il colpevole per tanti, anche se verrà scagionato con tante scuse.
La menzogna, qualunque essa sia, lo dimostrano gli hitleriani e i putinisti, i nazisti e i comunisti, una volta messa in circolo, non la puoi eliminare più. Qualcuno se ne impadronisce e non l’abbandona più. Forse è solo questa la ragione per la quale l’umanità non impara mai niente dai propri errori e continua a ripeterli.