Lo si potrebbe definire il “custode” dei conti (in regola) della Regione Calabria, l’uomo che ha “salvato” o comunque ha tenuto il bilancio della Cittadella al riparo da ogni rischio, anche gravissimo e imminente. Si tratta di Filippo De Cello, per una buona decina di anni il “garante” della contabilità regionale, dg del Dipartimento più delicato di tutti e forse anche meno appariscente di tutti, quello del Bilancio: apprezzato in modo bipartisan, De Cello infatti ha retto come direttore generale le sorti di un assessorato strategico con amministrazioni di diverso colore politico e ricevendo un corale apprezzamento. Per sopraggiunti limiti di età dall’1 luglio scorso De Cello ha lasciato l’incarico di dirigente generale del bilancio (gli è subentrato Stefania Buonaiuto, anche lei dirigente di ruolo della Giunta), ed è stato un passaggio per certi versi epocale. Ma la sua esperienza, indiscussa, e la sua competenza, altrettanto indiscussa e finanche indiscutibile, evidentemente rappresentano ancora un inestimabile patrimonio, al punto che per De Cello le porte della Cittadella si sono di nuovo riaperte, e sotto una nuova veste: il presidente della Regione Roberto Occhiuto infatti ha deciso di avvalersi dell’apporto di De Cello nominandolo suo consulente e quindi facendo entrare nell’”inner circle” dei più stretti e fidati collaboratori. La nomina – scrive Occhiuto nel decreto di conferimento dell’incarico – avviene «in qualità di esperto esterno nelle materie della programmazione finanziaria, della gestione dei flussi di cassa e del monitoraggio delle risorse statali». Nomina disposta per un anno ma rinnovabile, ovviamente: e nomina a titolo gratuito, nel senso che De Cello non percepirà alcun compenso per la sua consulenza, solo un rimborso delle spese sostenute durante lo svolgimento dell’incarico. (c. a.)
(frasco) Filippo De Cello è nato a Soveria Mannelli il 28 giugno 1956. Si è laureato in Scienze Economiche e Sociali. Ha lavorato come borsista presso il Centro di Ricerche Economico Agrarie per il Mezzogiorno di Portici (Napoli) ed è stato direttore CPF per l’ENAIP tra il 1982 e il 1994. Lavora presso l’amministrazione regionale dal 1994. È stato a lungo protagonista nella storia della squadra di calcio della Garibaldina, impegnandosi per circa quarant’anni sia come calciatore sia come allenatore. De Cello ha lasciato il vertice del Dipartimento Bilancio per raggiunti limiti di età e il 25 giugno c.a. la Giunta ha adottato l’atto per garantire la funzionalità del Dipartimento; dal 29 giugno Stefania Buonaiuto è dirigente generale reggente. Il nuovo incarico a De Cello è però molto significativo: Occhiuto lo ha nominato esperto esterno del presidente sulle materie della programmazione finanziaria, della gestione dei flussi di cassa e del monitoraggio delle risorse statali. La domanda centrale: chi ha davvero l’ultima parola? Sul piano amministrativo-formale, l’ultima parola non è di De Cello. È della struttura regionale in carica, e quindi di Buonaiuto per quanto riguarda la dirigenza del Dipartimento, nell’ambito degli indirizzi della Giunta e del presidente. La Regione stessa attribuisce al Dipartimento Bilancio competenze molto ampie: programmazione economico-finanziaria, predisposizione del bilancio, registrazione delle entrate e delle spese, tributi, controllo contabile degli enti regionali ecc.
Questo significa che, almeno formalmente, il rapporto dovrebbe essere:
Occhiuto: indirizzo politico
Buonaiuto: responsabilità amministrativo-contabile della struttura
De Cello: consulenza ed esperienza a disposizione del presidente
Non dovrebbe dunque configurarsi una sorta di “doppio direttore del Bilancio”. Ma politicamente-amministrativamente la questione è più delicata. Se il presidente Occhiuto considera De Cello il proprio interlocutore privilegiato sui conti, mentre Buonaiuto è la dirigente che deve concretamente predisporre gli atti e assumersene le responsabilità, può nascere una situazione nella quale l’autorità formale e l’autorità sostanziale tendono a separarsi. Non significa affatto che questo stia avvenendo o che avverrà. De Cello potrebbe diventare, per Occhiuto, una sorta di “memoria tecnica” del bilancio regionale: conosce dieci anni di storia finanziaria, rapporti con Ministero dell’Economia, Corte dei conti, vincoli di finanza pubblica, flussi di cassa e precedenti decisioni. È un patrimonio di conoscenze che non si trasferisce automaticamente nel momento in cui un dirigente va in pensione. E c’è un elemento che rende la scelta ancora più comprensibile: nel giugno scorso, in Consiglio regionale, lo stesso lavoro di De Cello e Buonaiuto era stato pubblicamente elogiato, con il riferimento alla loro attività a “difesa del fortino del bilancio regionale”.
Come potrebbe prenderla Buonaiuto? Dal punto di vista professionale, tuttavia, esistono due letture possibili: può essere vista come un riconoscimento anche della continuità del lavoro della struttura, e quindi come un supporto prezioso; oppure, se De Cello diventasse l’interlocutore privilegiato del presidente sulle decisioni finanziarie, potrebbe determinare una sovrapposizione di ruoli con la dirigente che oggi porta formalmente la responsabilità del Dipartimento. La differenza tra le due situazioni dipenderà soprattutto da come verrà concretamente esercitata la consulenza.
In ogni caso, la soluzione adottata dalla Calabria affronta un problema reale delle pubbliche amministrazioni: che cosa fare quando una persona ha raggiunto l’età della pensione ma possiede un patrimonio professionale difficilmente sostituibile? Visto che ci sono due esigenze entrambe legittime: il ricambio generazionale: e la conservazione della memoria amministrativa.
Il vero punto di equilibrio, quindi, sarà questo: De Cello deve poter consigliare il presidente senza diventare, di fatto, il dirigente del Bilancio “ombra”; Buonaiuto deve poter esercitare pienamente le responsabilità che derivano dal suo incarico.