Se per caso in Italia non avessimo più la presenza di extracomunitari, di colpo la stragrande maggioranza di bar, ristoranti, pizzerie, hotel si troverebbero con un personale insufficiente e quindi dovrebbero ridurre l’attività o anche chiuderla. Peggio andrebbe ai servizi alla persona, assistenti familiari e badanti: l’80% dei nostri vecchietti resterebbe probabilmente senza assistenza.
Drammatico sarebbe per le consegne a domicilio di merci e soprattutto di cibo e bevande e per l’agricoltura; praticamente settori che si azzererebbero (altro che insalata a buon prezzo). Per non parlare delle aziende con particolare riferimento a quelle edili. Avremmo un’Italia che rallenterebbe di colpo con gravi ripercussioni sul funzionamento sociale e sull’economia. E si fermerebbe tutto nonostante una abbondanza di manodopera italiana che però probabilmente non ha bisogno di lavorare perché mantenuta dallo Stato.
Infatti, degli oltre 37 milioni di italiani in età da lavoro, pur avendo toccato in questi ultimi due anni il record di occupati, lavorano regolarmente solo 24,3 milioni e di questi oltre mezzo milione sono in cassa integrazione o Naspi, quindi di nuovo a nostro carico e con i contributi e sussidi pagati dallo Stato.
Siamo ultimi in tutte le classifiche Eurostat e Ocse: secondo i dati Eurostat 2024 (il 2025 non si discosta molto) per l’occupazione complessiva siamo al 62,2% contro una media europea del 70,8% e con i nostri competitor principali, Germania, Paesi del Nord Europa e scandinavi che vanno tra il 75 e l’80%. Insomma, nonostante il record siamo battuti da tutti, Grecia e Cipro compresi. Peggio va per l’occupazione femminile: qui siamo sotto di 13 punti percentuali sulla media e 19% sul Nord Europa.
Per quanto riguarda le persone tra i 55 e i 64 anni, nonostante tutte le riforme delle pensioni solo 59 italiani su 100 lavorano; nei citati Paesi quelli che lavorano sono tra il 70 e il 77%; una bella differenza altro che riforme lacrime e sangue e proclami bellicosi dei partiti che vorrebbero congelare l’adeguamento delle età pensionabili all’aspettativa di vita distruggendo così il sistema pensionistico per le future generazioni.
Ancor peggio i giovani tra i 15 e i 24 anni con un tasso di occupati pari al 19,7% (ogni 100 giovani ne lavorano meno di 20) contro una media europea del 35% e i citati Paesi del Centro-Nord Europa tra il 43% della Svezia e il 76% dei Paesi Bassi (capite perché i nostri giovani vanno lì!).
Sono pochi quelli che lavorano ma in compenso i Neet cioè i giovani che non studiano e non lavorano nel 2025 superano i 2 milioni; sono il 15,2% nella fascia d’età 15-24 anni contro una media Ue del 9%, un valore che ci colloca al secondo posto nella UE dopo la Romania mentre nella fascia d’età più ampia tra i 15-29 anni, nonostante una riduzione, il nostro Paese è quart’ultimo in Europa dopo la Romania (19,2%), la Bulgaria (13,8%) e la Grecia (13,6%) con un aumento del fenomeno dai 20 anni in poi.
Il sentimento comune italico, sempre pronto a rivendicare diritti e muto quando si tratta di doveri, giustifica il tutto con il fatto che agli italiani questi lavori nei servizi, in agricoltura e in fabbrica, proprio non piacciono.
Qualcuno potrebbe azzardare che i nostri giovani sono molto acculturati, hanno un ottimo titolo di studio, sono preparati e quindi come si fa a mandarli in cantiere o a fare il cameriere. Peccato che anche questo sia sbagliato; siamo penultimi per il possesso di un titolo di studio terziario; ultimi per materie Stem. Per non dire dei risultati delle prove Invalsi in matematica e italiano.
Altri potrebbero dire che i salari bassi non incentivano; certo se i contratti si rinnovano male e in ritardo, si tollera il lavoro nero (Istat parla di oltre 3 milioni di irregolari), se si continua a far venire stranieri perché lavorano molto e costano poco, i salari medi non crescono. Ma anche così fosse, cioè mi pagano poco, se non avessi di che vivere farei qualsiasi lavoro, anche il doppio lavoro come i nonni e i padri che hanno fatto grande l’Italia; studierei di sera come le generazioni del dopoguerra per poter guadagnare di giorno.
E perché non si fa? Perché c’è una eccessiva assistenza: tra Stato ed Enti locali nel 2025 sono stati «distribuiti» esentasse circa 180 miliardi oltre a 22 di ulteriori sgravi fiscali; sempre nel 2025 su 58,9 milioni di italiani ben 30 milioni hanno fatto domanda di bonus, sussidi ecc. attraverso l’Isee.
E poi ci sono troppe casse integrazioni che durano anni e la Naspi che ti consente di fare un anno pagato senza lavorare ogni due anni di lavoro e anche meno considerando l’Adl e altri sussidi. Ciò nonostante, i partiti politici continuano a chiedere più immigrati, più sgravi fiscali e più prestazioni gratis.
Ma quanti sono gli stranieri in Italia? L’Istat ci dice da anni che sono 5,6 milioni ma si dimentica di dire che oltre 2,2 milioni hanno ottenuto la cittadinanza in questi ultimi 13 anni (ma restano pur sempre stranieri) e che gli irregolari sono oltre 600 mila (altre stime arrivano a 800 mila); quindi siamo a 8,4 milioni cioè il 14,2% della popolazione altro che 9%.
Quanto alle promesse fiscali ci si dimentica che il 70% degli italiani paga solo il 20% delle tasse mentre l’80% è sul gobbo del 30% di cui il 18% dei dichiaranti redditi da 35 mila euro in su, paga oltre il 64%. Continuiamo ad aver bisogno di immigrati che pure costano e paghiamo gli italiani per stare in salotto? Cosa aspettano i politici a dirci queste verità?
*Presidente Itinerari Previdenziali