Nel caso di Lamezia Terme, il problema non sembra essere soltanto «non sappiamo dove sono i contribuenti». Esaminando i documenti finanziari e tributari del Comune, la conclusione, a mio avviso, è abbastanza netta:
Lamezia Terme dispone ormai di strumenti e dati sufficienti per conoscere gran parte della propria base imponibile; il vero problema è trasformare sistematicamente queste informazioni in accertamento, riscossione e recupero effettivo delle somme dovute.
Il soggetto istituzionale al centro di questa attività è il Comune di Lamezia Terme. I numeri storici mostrano un problema enorme di riscossione
Un documento comunale relativo alla rimodulazione del piano di riequilibrio mostra con estrema chiarezza la dimensione storica del problema.
Per le annualità 2016 e 2017 risultavano non riscossi, tra l’altro:
TARI 2016: oltre 4,3 milioni di euro;
TARI 2017: oltre 4,7 milioni;
IMU 2016: oltre 5,1 milioni;
IMU 2017: oltre 6,3 milioni.
Nello stesso documento si legge che furono inviati circa 26.000 avvisi TARI e 25.000 avvisi IMU/TASI e che, anche a causa della grave carenza di personale e della bassa percentuale di riscossione, il Comune decise di procedere verso l’esternalizzazione dell’attività di accertamento e riscossione coattiva.
Questo dato è fondamentale: non stiamo parlando di un fenomeno marginale.
- Anche i residui più recenti sono impressionanti. Nel PEG 2024 del Comune risultavano ancora consistenti crediti tributari relativi agli anni precedenti. Solo per fare qualche esempio, figuravano:
circa 6,66 milioni di euro di TARI 2023 ancora nei residui;
oltre 5,62 milioni di TARI 2022;
oltre 5 milioni di TARI 2021;
circa 4,46 milioni di TARI 2019;
oltre 5,56 milioni di euro relativi ad accertamenti e liquidazioni IMU per annualità precedenti.
Si tratta di poste contabili che naturalmente non equivalgono tutte a «evasione definitivamente accertata»: una parte può essere riscossa successivamente, rateizzata, contestata o risultare di difficile esigibilità. Ma la dimensione del problema dei crediti tributari è evidente.
- Eppure Lamezia non parte da zero: sa già individuare molti contribuenti
Per la TARI 2024 il Comune aveva messo a disposizione un Portale del Cittadino, con consultazione della posizione tributaria e pagamento digitale; gli avvisi potevano inoltre essere trasmessi attraverso App IO e via e-mail o PEC ai contribuenti che avevano comunicato il recapito.
Quindi una banca dati tributaria esiste.
Inoltre, per il servizio rifiuti opera sul territorio Lamezia Multiservizi S.p.A., che costituisce un altro potenziale patrimonio informativo: chi utilizza un’utenza, dove viene effettuata la raccolta, quali immobili risultano serviti, quali attività economiche producono rifiuti.
La domanda decisiva, quindi, non è semplicemente: «il Comune possiede le informazioni?» La domanda è: tutte queste informazioni vengono incrociate automaticamente e con continuità per scoprire chi manca all’appello?
Ed è qui che, a mio giudizio, c’è il margine maggiore di miglioramento.
- Immaginiamo il «motore» che Lamezia potrebbe utilizzare
Per ogni immobile del territorio comunale dovrebbe esistere una sorta di scheda continuamente aggiornata:
Informazione Banca dati possibile
Proprietario Catasto / dati fiscali
Residente ANPR
Famiglia residente Anagrafe
Contratto di affitto registrato Agenzia delle Entrate
Utenza attiva Gestori dei servizi, nei limiti consentiti
Posizione TARI Comune
Superficie dichiarata Archivio tributario / Catasto
Attività economica Registro Imprese / SUAP
Pagamenti effettuati Sistema di riscossione
Il sistema dovrebbe poi cercare automaticamente le anomalie.
Esempio n. 1
Un appartamento risulta: di proprietà di Rossi;
*con contratto di locazione;
*con residenti registrati in ANPR;
*ma senza posizione TARI.
Questa posizione dovrebbe finire automaticamente in una lista di controllo.
Esempio n. 2
Un immobile di 150 metri quadrati risulta occupato da una famiglia, ma la superficie dichiarata per la TARI è 70 metri quadrati. Anche questo dovrebbe generare un’anomalia.
Esempio n. 3
Una società risulta avere:
*sede o unità locale a Lamezia;
*attività economica attiva;
*immobile utilizzato;
ma nessuna corrispondente posizione TARI non domestica.
Anche qui: controllo automatico.
- Il grande vantaggio di ANPR per Lamezia
Prima dell’ANPR il Comune poteva certamente conoscere i propri residenti, ma la mobilità delle persone tra Comuni produceva aggiornamenti e problemi di allineamento tra banche dati diverse. Oggi, con l’anagrafe nazionale e con l’interoperabilità crescente delle pubbliche amministrazioni, il Comune può teoricamente lavorare su dati molto più aggiornati.
Ma bisogna fare una distinzione fondamentale:
ANPR può dire:
«Mario Rossi risulta residente in via Verdi 10».
ANPR non può da sola dire:
«Mario Rossi sta pagando correttamente la TARI».
Per ottenere questa seconda informazione bisogna collegare ANPR + archivio TARI + immobili + occupazione dell’immobile + altre banche dati disponibili.
È questo passaggio che, secondo me, costituisce il vero «progetto incompiuto».
- C’è un segnale importante: Lamezia ha già cercato di affrontare il problema
Nel DUP del Comune emergevano previsioni significative per il recupero dell’evasione, con residui molto consistenti accumulati nel tempo. Per il solo recupero TARI erano indicati oltre 7,6 milioni di euro di residui nel 2021, mentre per IMU e altri tributi il problema era anch’esso rilevante.
Il parere dei revisori relativo al rendiconto 2022 evidenziava inoltre una capacità di riscossione complessiva del Titolo 1 superiore al 76%, ma mostrava anche quanto fosse delicato il recupero dell’evasione: nel 2022 risultavano accertamenti per recupero TARI/TASI di circa 856 mila euro e riscossioni per circa 723 mila euro.
Quindi sarebbe sbagliato dire che «a Lamezia non si fa nulla». Il punto è piuttosto un altro: dati i volumi storici dei crediti e dell’insoluto, ci si può chiedere se l’attività sia stata finora sufficientemente industrializzata, continua e automatizzata.
- La definizione agevolata del 2026 è un segnale interessante
Nel 2026 il Comune ha previsto una definizione agevolata per diverse entrate, comprese IMU e TARI, consentendo in determinati casi l’azzeramento di sanzioni e interessi e la rateizzazione. La misura riguarda anche cittadini, professionisti, attività commerciali e imprese.
Questa scelta può essere ragionevole per incassare crediti che altrimenti rischiano di rimanere inesigibili.
Ma, a mio parere, c’è una distinzione decisiva:
La rottamazione guarda al passato.
L’incrocio sistematico delle banche dati deve impedire che il problema si ricrei nel futuro.
Se ogni cinque o dieci anni si accumulano milioni di insoluti e poi si deve ricorrere a: condoni; definizioni agevolate; rottamazioni; rateizzazioni; significa che il sistema di individuazione e riscossione ordinaria non sta funzionando abbastanza bene.
La mia proposta per Lamezia: un «cruscotto dell’evasione»
Se dovessi consigliare un progetto concreto al Comune, proporrei una struttura molto semplice.
Fase 1 – Creare l’archivio unico degli immobili
Ogni unità immobiliare dovrebbe avere un identificativo univoco collegato a:
dati catastali;
proprietario;
eventuale occupante;
posizione TARI;
superficie;
destinazione d’uso;
attività economica eventualmente presente.
Fase 2 – Aggiornamento automatico
Ogni variazione rilevante dovrebbe produrre un controllo. Per esempio:
Cambio di residenza
→ verifica automatica della posizione TARI.
Nuovo contratto registrato
→ verifica dell’immobile e dell’occupante.
Nuova attività SUAP
→ verifica automatica della posizione TARI non domestica.
Cessazione di un’attività
→ verifica della cessazione tributaria.
Fase 3 – Un sistema di «semafori»
Il software potrebbe produrre tre categorie:
🟢 Posizione coerente
Tutto coincide.
🟡 Posizione da verificare
Per esempio, residente presente ma dati TARI incompleti.
🔴 Probabile evasione o errore
Immobile occupato o utilizzato, ma nessuna posizione tributaria corrispondente.
Il funzionario non dovrebbe più cercare manualmente l’ago nel pagliaio. Dovrebbe ricevere: «Ecco le 500 posizioni con maggiore probabilità di irregolarità».
- Quanto potrebbe valere economicamente? Qui bisogna essere prudenti: senza avere l’accesso all’intera banca dati tributaria di Lamezia sarebbe arbitrario inventare una cifra precisa.
- Però i documenti storici mostrano che stiamo parlando di milioni di euro di crediti tributari e di consistenti residui accumulati nel tempo.
Anche un miglioramento relativamente modesto della capacità di:
individuare le posizioni sconosciute;
correggere gli errori dichiarativi;
intervenire immediatamente sugli insoluti;
impedire che un credito resti fermo per anni;
potrebbe avere un impatto finanziario significativo. E soprattutto produrrebbe un effetto di equità. Perché il problema non è soltanto: «Il Comune perde soldi». Il problema è anche: «Chi paga regolarmente finisce per sostenere indirettamente il costo di chi non paga».
Nel caso della TARI questo è particolarmente evidente: se il costo complessivo del servizio deve essere coperto dagli utenti, una base imponibile incompleta tende a scaricare il peso su una platea più ristretta di contribuenti.
La mia conclusione
Lamezia Terme, a mio giudizio, non ha oggi principalmente un problema di assenza di dati anagrafici. Ha piuttosto un problema di trasformazione dei dati in conoscenza operativa e riscossione. L’ANPR può contribuire a risolvere il primo pezzo: Chi è questa persona e dove risulta residente?
Il Comune dispone poi di altri archivi che possono contribuire a rispondere: Quale immobile occupa? Quale attività svolge? È presente nella banca dati TARI? Ha dichiarato correttamente? Ha pagato? La vera sfida sarebbe mettere questi pezzi in un sistema permanente di controllo, non affidato a campagne occasionali di recupero dell’evasione. E, secondo me, sarebbe molto interessante verificare un punto ancora più concreto: chi gestisce oggi materialmente l’accertamento e la riscossione dei tributi a Lamezia, quali contratti sono stati stipulati per l’esternalizzazione, quanto costa il servizio e soprattutto quanto il Comune incassa effettivamente per ogni euro affidato al recupero.
Questa analisi permetterebbe di capire se il problema è soprattutto tecnologico, organizzativo, politico o legato al concessionario della riscossione.