Qualche anno fa si tentò in Italia di fare una cosa necessaria, ovvero chiudere la sessione di calcio mercato prima che cominci la serie A e non dopo. Siccome le cose serie in Italia non si possono fare, tutti quelli che vivono di notizie sui sogni del calciomercato, da Criscitiello e Zazzaroni in su, protestarono vivacemente in nome del popolo, nientemeno che privato dei sogni e di non so cosa altro. Solo il gruppo di Ultimo uomo, un podcast serio che tratta di calcio, ha osato spiegare il perchè di quello che tutti vediamo, ovvero che i colpi di mercato si fanno negli ultimi giorni mentre tutto il resto è una lunga melina buona solo per far scrivere i giornalisti e sfogare i social. Questo succede perchè tutti gli operatori di mercato sono in ferie e quindi gli affari li fanno solo col telefono, senza muoversi dalle località di villeggiatura. Solo poco prima della chiusura, finite le ferie, si spostano per incontrare questo o quello di persona prendendo aerei e treni.
Il calciomercato è la fiera dei sogni dei tifosi italiani, tra i quali vi sono razze particolari che merita approfondire. Il tifoso toscano ieri ha festeggiato i 100 anni con una festa allo stadio dove sono intervenuti ex campioni tranne Antognoni, e una sonante sconfitta per 3 a 0 subìta dal Frosinone. Così il buon Paratici che finora i tifosi viola avevano considerato un dio planato sulla guglia del Duomo è sfracellato subito a terra. Poco male, dal momento che il tifoso viola non lotta per lo scudetto o la Champions ma solo per battere la Juve in casa nella partita della vita che si svolge una sola volta l’anno. Per ottenere questo solo risultato è disposto a tutto, anche a perdere tutte le altre partite. Ora vi faccio alcuni esempi di toscani che, nonostante le loro differenze culturali o intellettive, hanno i tratti tipici del tifoso viola.
Prendete Renzi, furbo, ambizioso, amante dei soldi e del successo. Accostatelo ad un Bucciantini, giornalista ex Unità che ora riciclato su Sky Sport intende trattare il calcio come se fosse un romanzo di Dostoevskij, e al suo sodale Alessandro Bonan, raffinato nel vestiario quanto è insulso come chansonnier convinto,e poi a corto muso Allegri, e Spalletti che quando parla si capisce solo lui o allo spendaccione Giuntoli con i soldi degli altri. I toscani sono tutti così, mai sinceri davvero, ma ingenui e ottimisti (halma, halma, è l’unica cosa che grida Allegri durante la partita ai suoi giocatori), li accontenti con poco ma son sempre risentiti dentro per qualcosa. Dante tratteggia i toscani nella Divina Commedia con un misto di profondo attaccamento e severa riprovazione morale, esaltandone la centralità linguistica ma condannandone aspramente i vizi civici e le rivalità cittadine. Il ritratto che il poeta offre della sua regione emerge soprattutto attraverso la celebre invettiva di Guido del Duca nel canto XIV del Purgatorio, dove le popolazioni toscane sono descritte tramite una metafora animalesca ispirata alla maga Circe.
L’Arno scorre dapprima tra sudici porci (i Casentinesi) più degni di mangiare ghiande che cibo umano, poi trova dei botoli (gli Aretini) che ringhiano più di quanto essi siano forti, allontanandosi poi da loro. Nel suo basso corso, dove la valle è più ampia, l’Arno trova una fossa dove i cani sono diventati lupi (i Fiorentini), poi scende in bacini profondi e trova volpi dedite alla frode (i Pisani), tanto che non temono alcuna astuzia.
In una dissacrante (per i giovani) serie tv, Boris, c’è un personaggio (Pietro Sermonti), Stanis, che quando viene intervistato dà il meglio di sè, tra finta sensibilità sociale (quando in conferenza stampa tira in ballo il Darfur che «è…dentro di noi») e odio per i toscani: «C’è un’altra cosa che voglio dirti, che credo sia il vero grande merito di questa fiction: è che non ci sono i toscani, capisci? Cioè nessuno che dice “la mi’ mamma”, “il mi’ babbo”, “passami la harne, la harta…” eh? Perché con quella c aspirata e quel senso dell’umorismo da quattro soldi i toscani hanno devastato questo Paese, e questo lo devi scrivere per favore».