Oggi è facile capire che un Salvini o Vannacci ragionando in termini di noi contro loro –non a caso erano secessionisti padani- propongono agli italiani di preservare i confini, l’ etnia, la lingua, difendendosi dagli invasori e dai forestieri. A casa nostra comandiamo noi, e questo mondo cosmopolita, globale, unificato dal web e dal mercato, non gli piace (fermate il mondo, voglio scendere), anche se oggi in qualsiasi posto del mondo tu viva hai a disposizione gli stessi oggetti, basta avere il denaro per comprarli. Io sono vissuto in un mondo in cui la Coca Cola la bevevano gli americani e dopo venti anni arrivò in Italia, per cui so di cosa parlo. E’ chiaro allora che i sovranisti abbiano subìti come sconfitte, guerre perdute, sia l’Europa che l’euro e quindi hanno sempre in testa il rimpianto per la liretta, per il piccolo è bello, cose così. Anche gli inglesi che sono andati dietro al sovranista Farage per uscire dallo Sme se ne sono pentiti.
Anche Meloni ha uno strano rapporto con l’Europa. Lei, come il suo amico Orban, alla sovranità non intende affatto rinunciare (ognuno deve essere padrone a casa sua) per cui l’Europa la concepisce solo come un accordo tra Stati, mai come una cessione di sovranità in cambio di finalità comuni. Insomma per le destre l’Europa o è matrigna o uno strumento, mai e poi mai una finalità come i pazzi di Ventotene immaginavano.
Uno dei due grandi statisti che l’Italia, per me, ha annoverato, Ciampi (insieme con Draghi, poi ci sono centinaia di politici, da Moro in giù che sono stati insigni), era un economista ma anche un saggio. Una volta richiamò a tutti questi nazionalisti difensori della Sacra Patria l’apologo degli Orazi e Curiazi.
Lo riassumo a tutti gli smemorati. La leggenda narra di un celebre duello durante il regno del re romano Tullo Ostilio (VII secolo a.C.) per decidere la supremazia tra Roma e Albalonga senza scatenare una sanguinosa guerra tra popoli fratelli. Lo scontro fu affidato a due gruppi di tre fratelli campioni: i tre Orazi per Roma e i tre Curiazi per Albalonga. Nelle prime fasi del combattimento, i due fratelli romani furono uccisi, lasciando l’ultimo Orazio solo contro tutti e tre i rivali albani, i quali erano però rimasti feriti. Orazio, illeso ma impossibilitato ad affrontare un triplice attacco contemporaneo, finse di scappare. Sfruttando le diverse ferite dei nemici e il loro conseguente distacco durante l’inseguimento, Orazio si voltò e li affrontò uno alla volta, uccidendoli tutti e tre e assicurando la vittoria a Roma.
Attenti, ci ammonì Carlo Azeglio Ciampi, a non fare la fine dei Curiazi, perchè senza l’unità si perde, e ciascuno da solo è più debole. In Europa non puoi abbandonarti al nazionalismo, lo abbiamo visto tantissime volte, e la vicenda del covid dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che ogni problema comune lo puoi affrontare insieme con gli altri e non da solo, come fecero Putin e la Cina. O credi nell’Europa o non ci credi, non puoi tenere il piede in due scarpe. Ora purtroppo non solo le destre non credono nell’Europa sovranazionale, anche le sinistre che il fato ci ha destinato nella povera Italia, da sempre sono ben lontane dal disegno e dai propositi di Altiero Spinelli.
Per non farla lunga basti pensare a come si discute la questione della difesa oggi, ma prima tocca ricordare che nel nostro paese, dove abbiamo avuto lo stragismo, le BR, i Nar, la lotta armata di destra e sinistra, c’è chi ha dedicato tantissimi anni a rivendicare una terza via, tra il capitalismo e il comunismo, e ancora oggi, dopo quasi 60 anni, nel Parlamento europeo spesso e volentieri vota in maniera difforme dalle altre forze socialiste. In fondo una parte degli italiani dal dopoguerra, pur essendo stata l’Italia liberata dagli americani, sono convinti della giustezza del “nè…nè”, considerano giusto non stare nè con gli uni nè con gli altri.
E’ una posizione che può definirsi neutralista, come se ambissimo a diventare un altro cantone svizzero. Tutti i pacifisti, gandhiani o meno, se ci facciamo caso in fondo aspirano a ripudiare la guerra, ma davanti al dilemma su cosa farebbero di concreto se la nostra penisola (o Patria) venisse invasa non da poveracci in cerca di sopravvivenza ma da Putin o uno come lui, rispondono che non succederà mai e se succedesse altro che Resistenza alla maniera ucraina, ci rifaremmo agli insegnamenti gandhiani e alla Costituzione. La stessa Schlein pur per principio non contraria al riarmo (il suo alleato Giuseppi invece lo è) buttando la palla in tribuna si limita a dire che alle armi ci deve pensare l’Europa, non l’Italia da sola. Ma come, se i i tuoi parlamentari europei spesso e volentieri votano in maniera difforme dal Pse, te la cavi con una mera petizione di principio? All’unità ci credi o no? O la invochi solo quando ti conviene? Due anni fa per es. in Europa si votò il Patto su asilo e migranti, il Pse votò a favore del testo (approvato anche da Fratelli d’Italia), con l’eccezione del Pd.
Ecco allora come l’ammonimento di Ciampi sia sempre valido e saggio, per qualsiasi argomento, tema o questione (difesa, salute, istruzione, ambiente…). La salvezza sta sempre nel non farsi attaccare rimanendo da soli.
(Massimo Giannini, Repubblica, Il buio che cala sull’Europa Nel tornante della Storia in cui ne avremmo più bisogno l’Unione va in pezzi. E, dai migranti all’Ucraina, ogni Stato membro gioca in proprio)
Il sogno federale cullato a Ventotene da tre confinati coraggiosi si è dissolto, la «comunità di destino» non è più all’ordine del giorno. Non abbiamo voluto bene quanto avremmo dovuto a tutto ciò che ci ha reso diversi — e migliori, dobbiamo dirlo — da altre parti di mondo: le democrazie e le Costituzioni, le garanzie e i diritti, il welfare e l’habeas corpus.
Negli anni Novanta le sinistre riformiste in cammino sulla Terza Via si erano illuse di gestire il cambiamento. Ma affidarsi alla mano invisibile del mercato non è stato un buon affare: la globalizzazione dei capitali, dei commerci e degli uomini ci si è ritorta contro. I proletari del Sud del pianeta sono venuti in Europa a cercare una vita migliore, ma il dumping sociale e salariale innescato da chi li sfrutta ha finito per proletarizzare i ceti medi europei.
Saltato il patto sociale, le destre sovraniste hanno buon gioco a spacciare protezione sul mercato elettorale, sabotando il progetto europeo con la promessa del ritorno agli Stati nazionali, ognuno coi suoi interessi e i suoi muri da difendere. Questa narrazione tossica sta avvelenando l’Unione: se il terreno della contesa è la sovranità di una nazione, allora ci sarà sempre qualcuno più sovranista di qualcun altro. E quando quel circolo comincia a girare, diventa subito vizioso.
Carlo Azeglio Ciampi lo spiegò due volte ai partner in conflitto: nel 1992, quando la speculazione travolse lo Sme e ogni paese si illuse di proteggere la sua valuta, e nel 1996, quando i “frugali” del Nord osteggiarono l’ingresso nell’euro dei “lassisti” del Club Med. «Se vi mettete gli uni contro gli altri, farete la fine degli Orazi e Curiazi», fu il saggio avviso ai litiganti dell’ex capo dello Stato. Oggi la Storia si ripete.