Lamezia e la non contraddizione di Aristotele/Tra i liticanti io scelgo…

Dopo aver letto che “I Liticanti” presentano la commedia “Ce vo’ fortuna”, concludo che Lamezia fortuna non ne ha se due sindaci in rapida successione litigano sui conti del comune. Senza, ecco il dramma, che sia possibile capire chi abbia ragione e senza che ci siano politici di ultra destra o ultra sinistra, di centro, o chi volete, che siano in grado di dipanare la matassa. Da una parte una docente universitaria, Nardo, dall’altra l’ex sindaco, chi ha ragione e chi torto se uno dice bianco e l’altro risponde nero? Per capirci, Murone e Mascaro sono due medici che sul paziente Lamezia dicono cose opposte: è malato grave; no, sta bene. Mettiamola in termini filosofici. Il rapporto tra ciò che è (l’essere) e ciò che non è (il non-essere) rappresenta il nucleo della logica e dell’ontologia occidentale, inaugurato da Parmenide e formalizzato da Aristotele nel principio di non-contraddizione. Affermare che una cosa è e non è nello stesso tempo costituisce l’impossibilità logica fondamentale del pensiero razionale.

Pertanto, premesso che non è il caso di sventolare le bandiere dei rispettivi ultrà senza saper entrare nel merito (malato grave o sano?), e sulla questione tecnica ne so quanto un diplomato qualsiasi, convince questa affermazione di Mascaro sul redigendo Piano di Riequilibrio:

«Per quanto riguarda il settore economico-finanziario, si stende un velo pietoso sull’incredibile volontà di approvare il Piano di Riequilibrio: al riguardo basta leggere il contenuto della recente deliberazione approvata dal Consiglio Comunale in sede di verifica della persistenza degli equilibri di bilancio ove si chiarisce che l’ente è in perfetto equilibrio, che paga le fatture in 20 giorni, che ha al 30/06 12 milioni di euro liberi sul conto di tesoreria e che l’equilibrio ed il saldo positivo di cassa persisterà per tutto il 2026; non vi è stato quindi alcun errore o alcuna omissione da parte della precedente amministrazione ma solo incapacità di esporre e difendere le proprie indiscutibili ragioni da parte dell’attuale Sindaco anche dinanzi alla Corte dei Conti”.

Possibile, mi chiedo, che questi dati così positivi costringano un ente in equilibrio ad un piano di Riequilibrio pluriennale?

Messa così la questione, è chiaro che qualcosa non torna, essendo tale la contraddizione in termini. Chi è in grado, tecnicamente di spiegarla e districarla? Possibile che “che ce vo’ fortuna” e non ci siano specialisti della materia in grado di spiegarci chi ha ragione? Ecco la prova provata che in politica le chiacchiere lasciano il tempo che trovano e ci sono questioni non risolvibili in termini di destra e sinistra. Occorrono “saperi” che nella società lametina, e non solo, ci sono epperò ormai si guardano bene dal mischiarsi con i guelfi o i ghibellini. Entrare nel merito delle questioni è sempre molto più arduo e faticoso che schierarsi, forse perchè occorre studiare prima di parlare.

Sul piano dell’offerta politica, a Lamezia come in qualsiasi luogo del mondo, ai cittadini è rimasta visibile soltanto la domanda: chi mi fa contare qualcosa? È questa la domanda che chiamiamo troppo sbrigativamente identità. Ma l’identità non è la domanda: è una risposta, e precisamente la più economica. Per offrire appartenenza bastano un pronome, noi, e un confine, loro. Non servono un bilancio, un ospedale che funziona, un punto di produttività. Il riconoscimento viene consegnato nell’istante stesso in cui viene pronunciato.

Nel mondo di oggi, quello dell’uno vale uno, ognuno può dire la sua su qualsiasi argomento, con questo gusto ormai universale di fare buchi nell’acqua. L’unica cosa che conta è l’appartenenza, che chiamano identità. Noi oppure loro. A livello nazionale Vannacci ti dice: sei dei nostri. Conte risponde: ti difendo io. Però poi ci sono le questioni concrete, e non ne vieni a capo decidendo se fai parte dei noi oppure dei loro.