Nessuno muore meno di quelli che fanno le canzoni, perché le canzoni sono impastate nelle nostre vite come non lo sono i film, come non lo sono i romanzi, come non lo sono neppure gli amori…
Francesco Guccini, che è quindi immortale, è morto mentre tutti ci lamentiamo del caldo, essendo noialtri come sempre quella roba che aveva scritto lui: chi aspetta sempre l’inverno, per desiderare una nuova estate.
…già mi vedo la corsa all’appropriazione del cadavere, la foto col morto, i «Francesco» detti in tono confidenziale. Il problema è che quella cosa lì l’ho pensata con le parole sue: scusate, non mi lego a questa schiera.
Tra i molti mitomani del giornalismo italiano, gente che intervista i famosi per potersi a fine intervista fare la foto con un famoso il quale si presta alla foto pensando che tocca fare per avere una pagina di giornale («voi che siete capaci fate bene, a aver le tasche piene e non solo i coglioni»), il mio preferito è quello che svela il proprio scambiare l’ostentazione di confidenza per amicizia parlando di Guccini in pubblico con un disinvolto «Francesco». Il segreto che nessuno dei conoscenti o amici o collaboratori di Guccini ha mai svelato a questo derelitto, acciocché tutti potessero continuare a riderne, è che nessuno di quelli che lo conoscevano davvero diceva mai di lui «Francesco». Non so spiegarvi perché, ma è andata così. Guccini è Guccini, al massimo il maestrone. «Francesco» è uno shibboleth pronunciato male.
…peggio della foto col morto c’è solo l’aneddoto attorno al morto.