Leader silenziosi/ Scirea e Baresi

“Bastava uno sguardo”. E’ questa la frase ricorrente quando si parla di Franco Baresi, scomparso a 66 anni, coi suoi compagni. Bastava uno sguardo per capire che cosa fare, o che non si stava facendo bene una cosa. Bastava uno sguardo per capire che bisognava alzare il livello. Uno sguardo più di mille parole. Leader silenzioso, qualità che gli è stata riconosciuta sempre. Filippo Galli: “A Baresi non serviva parlare: a tavola eravamo casinisti, una sua occhiata e tutti tacevano” “Se uno sbagliava il tempo, arrivava uno sguardo di monito di Franco, ma poi era il primo a incitarlo

Galli sottolinea soprattutto il modo in cui Baresi guidava la squadra: difensore straordinario, capace di costruire dal basso, portare palla senza paura e comandare con l’esempio. «Era un uomo di poche parole, di tanti silenzi che facevano rumore ed erano proprio suoi. Il suo carisma e la sua personalità erano sempre chiari a tutti. Bastava anche solo un suo sguardo e capivano se dovevamo abbassare i toni».
Ripercorrendo il rapporto con lui, Galli parla di umiltà e di un esempio quotidiano. Baresi arrivava sempre per primo all’allenamento, affrontava ogni esercizio nel modo giusto ed era impeccabile in tutto. Per questo, dice, non è stato un riferimento solo per i più giovani, ma per tutti.

Gaetano Scirea (Cernusco sul Naviglio, 1953-1989)

Baresi riporta a Gaetano Scirea, altro leggendario calciatore italiano, famoso per la sua immensa classe, la correttezza esemplare e il suo carisma unico. Anche lui era definito un “leader silenzioso” e un “leader con il saio” perché guidava la squadra senza bisogno di urlare. Gaetano Scirea era unico: come lui, non ne fanno più. Gran classe in campo e fuori, educato, silenzioso, mai espulso né squalificato. Se n’è andato nel 1989 e anche oggi sembra un destino ingiusto. Nel calcio di oggi, la sua correttezza sarebbe una guida per tutti. Franco Baresi disse proprio di lui: “Per me è stato sempre un esempio. Mi sono reso conto della sua classe per la prima volta nel 1979, durante uno Juve-Milan. Per me è sempre stato un esempio, mi spiace che i giovani di oggi non lo possano ammirare in campo e fuori. Faceva tutto con naturalezza, eleganza ed efficacia. Trasmetteva sicurezza a me e a tutti”. Antonio Cabrini su Scirea, scomparso a soli 36 anni, ha detto: “Mi piace ricordarlo come amico, al di là di quello che ha fatto in campo. Fuori era divertente, simpatico, aperto, non taciturno. I leader di solito parlano, lui riusciva a esserlo con poche parole e in campo era spettacolare: due piedi, tecnica, colpo di testa. Il più vicino a lui, in questi 30 anni, è stato Franco Baresi”.

Ecco due esempi di fuoriclasse accomunati da tante cose, il ruolo in cui giocavano, il libero (gli altri erano marcatori), la classe immensa, l’eleganza, tanto che quando cominciarono a giocare molti storcevano il naso: ma suvvia non possono giocare in difesa, sono centrocampisti. Invece avevano la posizione, l’intuito, la velocità, il tempismo, avevano bisogno solo di tempo per amalgamarsi con i compagni di reparto per poi guidarli. Tutti e due di poche parole ma nello spogliatoio leader indiscussi.

Non è un caso che non siano diventati leader televisivi a blaterare giudizi su questo e quello dopo la fine della carriera. Non potevano fare i commentatori, gli opinionisti, la seconda voce, gli ospiti a gettone, come tanti ex che hanno occupato le tv a parlar di calcio. Loro due che lo hanno giocato come nessuno mai possono esser visti in immagini di repertorio, sempre in divisa, e osannati per sempre dai compagni, dai tifosi di tutte le squadre. Perchè non avevano il colore della maglia a dividere, come succede alle tribù con le bandiere. Loro due che sono state autentiche bandiere di Milan e Juve hanno, e non solo con la Nazionale, unito gli italiani perchè avevano classe immensa e non dicevano mai una parola in più che fosse fuori posto.

Nel calcio, come nella politica, come nelle arti, ci sono leader traboccanti di parole, slogan, furori, dichiarazioni. E ce ne sono altri, come Mandela, la cui vita parla a tutti noi.