Umberto Eco: La domanda

(1997, intervista di Beppe Severgnini: Il carattere degli italiani) …noi italiani non rispettiamo, per tradurre da una espressione inglese, i turni di conversazione…puoi aprire la televisione alle nove di sera e vedere, dal politico all’attore, in un talk show, persone che si parlano addosso. Non hanno questa capacità di parlare, dire la loro, fermarsi, lasciar parlare l’altro… i francesi hanno una grande arte della conversazione e una tale armonia nel passarsi i turni senza coprirsi a vicenda, che tutto procede in modo vorrei dire musicale. Di questo noi non siamo capaci…

…in certi paesi si impara a scuola come si fa una domanda, per esempio. Per es. nei nostri convegni si sa che quando uno alza la mano dalla platea per fare una domanda, in effetti enuncia la sua filosofia globale, tanto che alla fine il presidente deve intervenire: sì, ma qual è la domanda? Mentre in tanti altri paesi (non tutti sono perfetti, ma come media) di solito chi si alza per fare la domanda, fa la domanda ed è stato abituato sin da piccolo… l’altra virtù degli anglosassoni, ma non ce l’hanno neppure i francesi, è che con loro ci si presenta e dopo qualche minuto la chiamano per nome…noi ci presentiamo ma quello che ci è stato presentato non ricordiamo come si chiama. Eppure il suono più dolce per un essere umano è il suo nome. Se gli ripetete continuamente il suo nome quando gli parlate, ve lo siete conquistato…