Il PdA (partito degli Amici), ovvero l’amichettismo, spiega, secondo me, quasi tutto. La politica, ma non solo, le vicende italiane, la cultura, lo sport, l’editoria, il giornalismo. Siamo dovuti arrivare al primo quarto del terzo secolo per archiviare clientelismo e familismo amorale, narcisismo, corporativismo e altri fenomeni che i sociologi e gli storici hanno sviluppato per spiegare i fenomeni. Per un definizione di amichettismo rimando al mio articolo su questo blog, qui seguo le tracce delle conseguenze del fenomeno. Se il PdA è la sorgente, è interessante osservare la lunga discesa verso il mare, gli scarti, gli affluenti, gli ingorghi. La prima conseguenza sulla quale vorrei richiamare l’attenzione è la perdita degli occhiali, nel senso che tutto, sia il piccolo che il grande, non si distingue più. Per capirci, una volta in politica la statura dei personaggi era evidente: tra il consigliere comunale di un piccolo comune e un ministro o un presidente del consiglio, la differenza, intellettuale prima che morale, si manifestava ed era palpabile. Giusto ci si soffermava su aspetti fisici che oggi sono vietati sotto il nome di body shaming. Fanfani era un nanetto ma in politica aveva una statura irraggiungibile da tanti suoi colleghi altissimi, ai nostri tempi Brunetta ha confessato che le ferite dell’infanzia non si chiudono mai del tutto e ripiombi nell’amarezza e nel dolore. Oggi, al di là delle caratteristiche fisiche dei personaggi, abbiamo presidenti del consiglio o ministri o parlamentari che sono copia conforme del più trascurabile consigliere comunale del paesino montano più sperduto.
Il sindaco di Terni Bandecchi o Claudio Lotito sono due esempi di questo venir meno dei livelli intellettuali, del rapporto piccolo-grande, centro-periferia, contano i soldi che ciascuno può esibire, e l’origine del patrimonio non ha nessuna importanza. L’importante è avere la tessera del PdA, altrimenti non vai da nessuna parte. Amici si diventa in maniera incomprensibile e misteriosa. Se Renzi viene indicato (o accusato) di aver consigliato Vannacci, nessuno ci fa più caso, così come a Lamezia Terme può capitare in un consiglio comunale di ascoltare il sindaco, che pur è un docente universitario nonchè avvocato, citare un consigliere comunale della sua maggioranza dicendo “sul punto è già intervenuto da par suo il consigliere X “. Da par suo: ecco lo slogan, il claim del PdA. Una volta c’erano le associazioni segrete, o la massoneria, conventicole dove gente sconosciuta e di livelli differenti si univa in patti appunto tenuti segreti perchè inconfessabili, e quindi per ottenere il contenuto, i favori, il contenitore doveva essere tenuto nascosto all’opinione pubblica. Oggi no, si affratellano il cattedratico e il diplomato come se fosse naturale intendersi tra mondi distanti e differenti, da par suo, sullo stesso piano.
Niente a che vedere con le logiche del piccolo paese. Chi è nato e vissuto in un piccolo paese sa che il rispetto del basso verso l’alto è sempre e sarà massimo: il medico o il farmacista del paesino non hanno rapporti paritari con tutti gli altri paesani, hanno rapporti cordiali ma mai amichevoli o irrispettosi. Oggi no, il PdA il rispetto lo ha tolto di mezzo, come le cabine telefoniche e i telefoni a gettone. E’ tutto mischiato in un agglomerato che è la vera consistenza del PdA, perchè, come sappiamo, si è affermato il principio populistico dell’uno vale uno. Se tu vali quanto me, io che aggiusto scarpe e tu che scrivi libri o dirigi film o sei uno scienziato, io posso parlarti alla pari. Che male c’è? E’ normale. Nel PdA non esistono quindi le differenze che abbiamo osservato in qualsiasi partito della prima Repubblica, ma nemmeno nei comitati studenteschi del ’68. Ma qualcuno ricorda un’assemblea studentesca alla quale partecipasse Piperno o Sofri o Capanna? Parlavano tutti, cani e porci, ma poi la linea la dava il grande Capo, che dettava le conclusioni dell’assemblea, anzi alla fine si capiva pure perchè mai essa era stata indetta. Oggi no, in qualsiasi riunione in qualsiasi posto italiano, al di là di quello che si scrive sul manifesto (introduce…, relaziona…, conclude…), chiunque prenda la parola può ben dire ad un altro: ma tu chi sei? Che vuoi? Io la penso così, vabbene? Se uno vale uno, l’agglomerato vede ogni atomo scontrarsi con l’altro e nessuno sa alla fine cosa uscirà fuori.
Da tale situazione conflittuale e caotica, incontrollabile, qualche scienziato ha elevato a tecnica il brainstorming (brain=cervello storm = tempesta). Per incentivare il lavoro di squadra e spingere, in un’azienda o a scuola, ogni addetto ad elaborare un pensiero critico sugli argomenti più vari, si ricorre a questa tecnica, partendo da una domanda chiara e stimolante. Ogni partecipante si sente libero di esprimere idee con meno paura di sbagliare e di essere giudicato; anche le componenti della classe che tendono a rimanere silenziose sono spinte a contribuire, perché non esistono risposte “giuste” o “sbagliate”, ma solo proposte; si rafforza così la collaborazione, si considerano più prospettive, dovrebbe pertanto crescere il senso di appartenenza e di coinvolgimento.
Chiunque abbia messo in pratica il braimstorming capisce dopo un pò che è una gran perdita di tempo proprio perchè è la premessa che è sbagliata: in un consiglio comunale, così come in una qualsiasi assemblea, in un collegio docenti o in qualsiasi CdA, non è affatto vero che uno vale uno. Per cui si perde solo tempo a dare la parola a gente che vale 3 come se avesse lo stesso valore di gente che vale 10. La strada più semplice è fare una riunione ristretta con tutti quelli che valgono 10, alcuni che valgono 9 e 8, e uno solo che vale 1.
In televisione, come sanno tutti quelli che la guardano, i famosi talk vorrebbero pure adottare il braimstorming, ma poi dovendo essere pluralisti e dovendo avere lo scontro (unico modo per ottenere l’audience), sono tutti costretti ad invitare quello competente e quello ignorante, mettendoli a discutere con lo scostumato, il furbo e l’arrogante. La lite viene generata, l’ascolto pure, ma è chiaro che la comprensione dell’argomento sarà sacrificata dal meccanismo prescelto. Il fatto è che le categorie esistono, mentre l’agglomerato è una semplice finzione, un paravento. E poi c’è il potere e la sua gestione.
Nella serie True detective, I stagione, 2024, di Nic Pizzolatto, il detective Martin Hart spiega: Ho visto tanti tipi diversi e tutti noi rientriamo in una categoria. C’è il bullo, l’affabulatore, la figura paterna, c’è l’uomo dominato da una rabbia ingovernabile, il cervellone, e ognuno di questi tipi può essere un bravo detective, così come può essere un incompetente testa di cazzo. La cosa importante è saper gestire l’autorità. L’autorità può essere un fardello, devi essere sempre vigile. E’ come essere padre. E per qualcuno è troppo. E’ difficile trovare un uomo intelligente ed equilibrato.
Il PdA non consente agli uomini intelligenti ed equilibrati di emergere. Lo vediamo in Italia, ma ormai lo vediamo nel mondo, è superfluo fare l’elenco di Stati dove al potere arrivano tipi che sono l’esatto contrario dell’intelligenza e dell’equilibrio. Così vedi una premier come Meloni che crede di poter avere più chances con Trump se riesce ad essere sua amica e soltanto dopo tante tranvate e colpi presi sui denti si rende conto (?) che il PdA vale e conta tantissimo in Italia ma sulla scena internazionale è uno strumento inservibile. In Italia un allenatore come Pirlo può diventare grazie all’amichettismo selezionatore della nazionale, ma non è detto che ci riporterà ai mondiali. Lo stesso suo amico Andrea Agnelli che lo volle allenatore della Juventus, si pentì poi della scelta. Perchè, grazie a Dio, nei posti chiave conviene mettere gente intelligente, equilibrata e che sia in grado di gestire il potere, e non l’amico mio.