Il catanese Cappellini, 1974, è diventato direttore di Repubblica ad interim, in attesa forse di un nuovo direttore scelto dall’editore greco. Augurandomi che la sua direzione duri a lungo, al di là di ogni previsione, è l’unica buona notizia che mi è arrivata in questo anno. Cappellini lo seguo sin da quando era al Riformista e poi al Messaggero, giuste o sbagliate che siano (per gli altri), le sue analisi le condivido sempre punto per punto, e dunque nel panorama pubblicistico italiano ho rinvenuto uno che pur avendo 24 anni meno di me e potendo dunque essere mio figlio, la pensa come me. O meglio, io penso quello che Cappellini riesce a saper mettere in ordine ed in bella forma. Tutti abbiamo bisogno, per non sentirci soli, di un interlocutore pubblico. Agli insegnanti a scuola succede sempre di avere il timore di non essere capiti, appena cominciano a spiegare in una classe nuova. Quando poi trovano uno studente che all’interrogazione risponde bene, solo allora tirano un sospiro di sollievo.
Stefano Cappellini è stato in questi anni del terzo millennio il mio sospiro di sollievo (grazie a Dio non l’unico), avendo condiviso con lui il suo sguardo sul mondo e sull’italietta. Dopo Scalfari, Repubblica avrebbe bisogno di uno come lui, ma non perchè la pensa come me, ma solo perchè Repubblica è nata e si è affermata facendo scoprire al Pci che occorreva scegliere il mercato (e non le partecipazioni statali), l’Europa, il capitalismo (non quello di Stato). Per quelli come me cresciuti con Scalfari, con le lezioni di un economista come Giorgio Ruffolo e di un professore della Costituzione come Paolo Barile, una bella notizia.