Le 4 categorie di elettori, Cairo e i pompieri

Secondo Angelo Panebianco (sul Corriere) un modo possibile per considerare gli elettori è suddividerli in quattro categorie: i partigiani, i fluttuanti, gli indifferenti, gli ostili per principio alla politica.

I partigiani condividono una caratteristica. Votano per ribadire, di fronte a se stessi e agli altri, quale sia la propria identità politica. Sono loro, soprattutto, a chiedere alla politica di produrre e distribuire pseudo-certezze.

I fluttuanti sono gli indecisi rilevati dai sondaggi. In genere, decidono solo all’ultimo momento per chi voteranno. Se voteranno. I politici vendono al pubblico certezze per rassicurare i (propri) partigiani e nella speranza di convincere più fluttuanti di quelli che convincerà la parte avversa. Gli indifferenti e gli ostili per principio sono quelli che ingrossano le file degli astensionisti. C’è un rapporto fra i partigiani e gli ostili per principio. Più i politici esibiscono certezze per far piacere ai primi, più cresce l’area dei secondi, quelli che pensano che li si stia prendendo in giro.

Poi ci sono gli estremisti e la legge che li riguarda dice che se cresce l’estremismo a destra ciò implica, per contraccolpo, la crescita dell’estremismo a sinistra.

Mi permetto di aggiungere che se i politici vendono certezze al pubblico per rassicurare i propri partigiani (fra truffato e truffatore, tra chi vende e chi compra, c’è più che sintonia) gli estremisti hanno certezze che discendono dalle ideologie o dalle fedi. Nell’epoca dell’oralità in cui ormai stiamo vivendo (nessuno legge più niente, ci si informa solo attraverso l’ascolto), gli estremisti sono diventati rossobruni o bipopulisti, per cui presentano diversi (non tutti) tratti in comune. Innanzitutto la sparano sempre grossa (remigrazione, mettete dei fiori nei vostri cannoni, multiculturalismo, cancel culture…) trasformando la politica che è l’arte del possibile in una guerra continua in cui si vince o si perde. Il fatto che poi l’elettore non riesce più a distinguere Vannacci da Di Battista, Marco Rizzo e Potere al popolo da Casapound, è un fatto voluto, nel senso che l’estremista odia con tutte le sue forze soltanto i moderati e la storia insegna come gli estremisti di tutti i colori in fondo hanno sempre usato gli stessi mezzi per perseguire fini diversi.

Per concludere, se gli elettori si distinguono in partigiani, fluttuanti, indifferenti e ostili, ai quali ho aggiunto gli estremisti, vorrei fare un solo esempio concreto per spiegare come nell’epoca orale tutto ormai si aggrovigli. In una recente intervista al Foglio, l’editore di La7 e del Corriere Urbano Cairo, ha affermato: “Draghi è stato sopravvalutato”. Anche dal suo Corriere? “Eh, il Pnrr è stato gestito male, il Superbonus ha sfasciato i conti e c’era Draghi…”. Che non è andato al Colle. “Posso dirlo, ancora?”. Ma le pare! “Mattarella lo ha stracciato cinque a zero, bravissimo”.

Ecco, Cairo è un nemico di Draghi, lo abbiamo capito. Ora aggiungete a Cairo il cognome di tutti quelli che la pensano come lui (e non lo hanno voluto al Colle). Sono Conte in prima fila, Fratoianni, Bonelli, ma anche Meloni, e pure Schlein, Tajani, Salvini, Vannacci e tutti gli estremisti di destra e sinistra che ce l’hanno con i capitalisti, i banchieri, la tecnocrazia, gli europeisti, la finanza. Da tutto questo elenco quale lezione si può ricavare?

Si può capire che gli elettori, qualunque siano i loro orientamenti, hanno a che fare con una politica composta dalle figurine che imita Crozza, mentre le sole persone in grado di affrontare e risolvere i problemi vengono chiamate soltanto quando la casa brucia (“nell’ora più buia”). Con la conseguenza che Cairo e i politici italiani passano tutto il tempo a sbeffeggiare i pompieri, pur sapendo che sono e saranno indispensabili.