E alla fine anche Sigfrido Ranucci si è capito cosa volesse


Alla fine di questa triste storia, come diceva Vasco Rossi, qualcuno forse troverà il coraggio di spiegare come sia stato possibile, in quale universo parallelo è potuto accadere che il principe del giornalismo investigativo, Sigfrido Ranucci, si sia trovato a fare coppia fissa, tavolo insieme, confidenze, progetti e amicizie, famiglie e chissà cos’altro con il principe degli intrighi: Valter Lavitola. Il Richelieu dei malandrini, il personaggio più comico e insieme tragico del finale di stagione craxiano e poi berlusconiano, simbolo stesso — magari anche troppo, persino oltre la sua caratura reale — di quel sottobosco politico fangoso che a Roma, appena scavi un po’, affiora in superficie.