Strategie a sinistra/Più libertà (non meno)

Lo dico da antifascista (sottoscrivo preventivamente il modulo, vediamo se questo mi dà diritto di parola) come si contrasta, come si frena questa fosca ondata di populismo xenofobo di destra?

È un sussulto potenzialmente razzista, che dall’estremo nord dell’Irlanda fino al centro di Roma scuote e minaccia la civiltà europea, e agita di nuovo un programma di deportazioni. Lo si contrasta opponendogli la libertà di pensiero, di parola, di espressione, le armi della società aperta? Oppure imboccando un’altra e speculare deriva illiberale e intollerante?

Per quanto il generale Vannacci ne sia solo un tardo e alquanto goffo epigono, è chiaro ormai anche da noi che questo sommovimento scava solchi nel profondo della società. Mette gli uni contro gli altri. Rompe il cemento della fiducia reciproca sul quale solo si possono basare i sistemi democratici. Disunisce il corpo sociale. Annulla la ricerca del bene comune in nome dell’egoismo, del «si salvi chi può». Non meraviglia che la Chiesa di papa Leone se ne mostri così apertamente allarmata.

Contestare per esempio l’esistenza del reato di femminicidio: a che serve se non a indebolire la difesa comune dal virus della nuova misoginia, proprio quando anche la destra (guidata da una donna) sembra comprenderne la specificità culturale? Uccidere le donne perché dicono no, perché ci lasciano, perché non obbediscono, non è come uccidere un rivale in affari o un creditore. Negarlo ha un solo scopo: rendere di nuovo più tollerabile, più socialmente accettabile il controllo dell’uomo sulla donna. Allo stesso modo descrivere gli italiani come i panda del Wwf, destinati da un programma dell’Onu all’estinzione per essere sostituiti con bambini stranieri, punta ad accrescere l’odio reciproco, non ad affrontare i reali e gravi problemi posti da un’immigrazione clandestina troppo spesso poco disposta all’integrazione, nei cui confronti è tempo che anche la sinistra dica qualcosa (una buona notizia che, all’apice della crisi di nervi europea, la civile Svizzera abbia saputo respingere il suo referendum anti stranieri).

Ma se questo è il problema, il grande ed esplosivo problema della nostra epoca, allora a che serve dall’altra parte trastullarsi con le batracomiomachie dei festival letterari e delle fiere librarie, le assurde guerre tra le rane e i topi delle classi che chiacchierano, dove si ergono appelli e sottoscrizioni di carta come muri contro il risorgente fascismo, per togliere la parola a scrittori israeliani e a editori non conformi? È utile solo a confermare quel clima di rottura della convivenza civile, a reagire con la ripicca di una nuova sinistra illiberale alla destra illiberale che torna. Chiedere la firma sotto un modulo per aderire ai valori della Costituzione equivale a non riconoscerla più come la Carta di tutti, e dunque a non aver più fiducia nella democrazia da essa originata.

Opporre l’intolleranza verso le idee, i libri, la parola, vuol dire accettare il terreno di chi ha fatto dell’intolleranza dell’altro la sua bandiera. È solo la libertà che può smascherare il pregiudizio. All’opposto, c’é la lezione americana a ricordarci che la più discriminatoria cultura woke ha prodotto la più furiosa destra della storia recente.

A meno che Vannacci non appaia alla parte più radicale (o manovriera) della nostra sinistra come un cavallo di Troia da infilare nel campo del nemico, un utile strumento elettorale per far perdere le elezioni a Giorgia Meloni. Quasi come se confermasse la malvagità insita nella destra di governo e dunque lo si benedicesse per averla alfine rivelata.

Se la situazione é davvero grave come sembra, e lo è, una tale strategia equivale a scherzare con il fuoco. Mentre invece su immigrazione, uguaglianza, diritti, il campo delle forze democratiche di entrambi gli schieramenti dovrebbe ragionare sulla base di valori comuni, quelli appunto della Costituzione. Dividendosi quanto si vuole sulle politiche da adottare (magari proprio nei festival delle idee, a che servono se sono tutti d’accordo?); ma facendo fronte unico sulle conquiste di civiltà da cui non si torna indietro.

Attenzione: non risultano precedenti in cui la scomparsa di una destra moderata abbia fermato la crescita della destra estrema. Anzi. Per cui, cari antifascisti del XXI secolo, scegliete bene il vostro bersaglio .