Gli alieni di Steven Spielberg sono quelli che ti mettono qualcosa nella testa. Tale è il suo desiderio di contatto e di comunione profonda con una forma di vita aliena che i suoi film con alieni (escluso La guerra dei mondi, che si basa su un romanzo) prevedono sempre che questi comunichino in forme non verbali, immediate. Gli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo piantano l’immagine di una montagna nella testa delle persone e imparano a comunicare con la musica. E.T. entra in simbiosi con Elliot e i due stanno male insieme. Gli alieni del finale di A.I. entrano nella testa del robot protagonista cambiando la realtà intorno a lui.
In Disclosure Day gli alieni hanno fatto qualcosa a un uomo che lavora nella cybersicurezza e a una donna che annuncia il meteo in una tv locale. Lui ha un talento con la matematica, forma di comunicazione non verbale, e capisce i loro messaggi; lei di colpo entra nella testa delle persone, le capisce e attraverso l’empatia può stabilire un contatto con loro. Non è chiaro a cosa serva questo, perché sia successo, e i diretti interessati sono più spaventati che altro. Di certo uno dei due ha informazioni riservatissime che vuole rendere pubbliche e un gruppo di persone vuole impedirglielo.
A lungo non sappiamo più di questo; una delle cose più belle di Disclosure Day è infatti che sembra iniziare in media res, come se ci fosse tutta una parte prima che ci siamo persi, e come i personaggi dobbiamo recuperare, capire chi sono queste persone, che cosa stanno facendo se non proprio di cosa stiamo parlando. Intuire, capire e avanzare nelle informazioni senza nessuna spiegazione ma con i mille piccoli indizi, spesso anche solo visivi, è un piacere. Perché questo è un film su persone che vogliono divulgare delle informazioni, che a sua volta fonda il suo racconto sul divulgare ad arte, lentamente e con apprezzabile riluttanza, le sue informazioni sulla trama. Un film sulla scoperta.
La storia, una volta compresa tutta, è molto classica, è un film di Spielberg a tutti gli effetti, con dei cattivi che non hanno grandi motivazioni ma sono vestiti di nero (che non è il massimo). A fare la differenza è la fattura del film, cioè come è raccontato, l’idea di azione, di tensione e soprattutto di stupore e meraviglia rispetto a ciò che non conosciamo. Anche per questo non è difficile per molti respingere Disclosure Day: ha delle ambizioni molto alte e alla speculazione fantascientifica affianca anche un discorso religioso (se davvero esistessero gli alieni, che posto c’è per Dio?), uno sulla guerra e un ottimismo smisurato che a molti può dare allergia ma in realtà è la parte più impressionante di tutta l’operazione.
In Disclosure Day infatti c’è qualcosa che è rarissimo trovare nei film e che è forse il più grande dono di Spielberg al cinema: un’ingenuità che non è mai bambinesca o sinonimo di stupidità, ma anzi è molto adulta. Tutti i suoi film sono un inno al lasciarsi stupire, al voler guardare qualcosa per rimanerne meravigliati; questo in particolare è un film molto complicato ma per cuori semplici. Qui i protagonisti cercano di divulgare dei video perché il mondo ha il diritto di vedere e rimanere di sasso. Per uno come Spielberg che ha questo grado di fiducia nel cinema e nelle immagini, vedere qualcosa (specialmente se un video) è la maniera migliore per capire qualcosa di più. Essere meravigliati come forma di conoscenza ma ancora di più affermare il diritto a essere meravigliati dal video.
Di sfondo a tutto c’è quella che a un certo punto viene definita come “la crisi più grave da quella missilistica di Cuba”, qualcosa di non ben precisato (nemmeno questo è spiegato) che ha a che fare con la Corea del Nord. Il mondo è in subbuglio, i supermercati assaltati, i notiziari tutti pieni di notizie su quello. In questa crisi di quelle che capitano una volta nella vita se ne inserisce quindi un’altra ancora più grande perché riguarda gli alieni. La risposta a tutto il caos che viviamo per Spielberg è rilanciare, è fuori dal mondo, cercare qualcosa che ci stimoli a essere migliori. Questo è il livello di ingenuità. Ma il bello di Disclosure Day è quanto riesca a coinvolgere in questa ingenuità.
Infatti qualunque altro film con questa storia sui complotti, le informazioni che lo stato non vuole divulgare e i segreti da riuscire a mettere a disposizione di tutti, finirebbe con la fine di quella trama, con il momento in cui i protagonisti riescono o non riescono a divulgarle, lasciando solo intuire le conseguenze. Disclosure Day invece ha proprio un altro obiettivo: ammirare cosa accade dopo, in un finale che è la parte più bella del film, pieno di senso del mistero, coinvolgimento, stupore, voglia di osare e immaginare. Ed è esattamente questa la sua grandezza, non avere timore di immaginare.