“Fragilità” delle rocce e terremoti hanno reso la Calabria una delle zone al mondo più esposte ai rischi naturali: terremoti e frane hanno mietuto quasi 200.000 vittime negli ultimi 250 anni (!) e precluso lo sviluppo socio-economico, rappresentando una delle principali cause d’emigrazione. Da qui gli atavici appellativi dati alla Calabria di “terra ballerina” e “sfasciume pendulo sul mare”.
Le faglie La Calabria è attraversata da un sistema di faglie in piena attività (linee in rosso nella figura), che si sviluppa dalla Valle del Crati, passa per lo Stretto di Messina e termina in Sicilia orientale. Queste faglie rappresentano settori ad elevato rischio sismico ed hanno originato la quasi totalità dei terremoti catastrofici che hanno colpito la Calabria in epoca storica: il terremoto della Valle del Crati del 1183, il terremoto di Reggio e Messina del 1908, la crisi sismica della Calabria meridionale del 1783, terremoti della Calabria centrale del 1638 e del 1905, i terremoti del cosentino del 1835, 1854 e 1870.
1908 Alle 5.20 del 28 dicembre 1908 una violenta scossa di magnitudo 7.1 colpisce la Sicilia orientale e la Calabria meridionale. L’evento rappresenta una delle più gravi catastrofi sismiche verificatesi in Italia. Il sisma distrugge quasi completamente le città di Messina e Reggio Calabria e provoca danni molto gravi su un’area di circa 6mila chilometri quadrati. La maggior parte della popolazione è sorpresa dal terremoto nel sonno.
I danni sono in gran parte causati dalla scarsa resistenza dei terreni di fondazione e dalla scadente qualità delle costruzioni. A Messina il terremoto colpisce con particolare violenza il nucleo storico e la zona costiera della città. Importanti edifici sono rasi al suolo, tra cui la famosa “Palazzata”, la sequenza di fabbricati lungo il porto già distrutta e ricostruita dopo il terremoto del 1783.
Circa dieci minuti dopo la scossa segue una devastante onda di maremoto che travolge entrambe le coste dello Stretto. Lo tsunami aggrava enormemente le distruzioni provocate dal terremoto e provoca nuove vittime tra le persone sopravvissute ai crolli che, proprio correndo verso il mare, cercavano una via di salvezza. Le vie di comunicazione sono impraticabili, le strade e le ferrovie distrutte, le linee telegrafiche e telefoniche interrotte anche a causa della rottura dei cavi sottomarini provocata dallo tsunami. Complessivamente, a causa del terremoto e del maremoto, circa 80mila persone perdono la vita.
Gli effetti del terremoto condizionano per anni l’economia e le dinamiche demografiche delle aree colpite, interessate prima da un momentaneo spopolamento poi da un flusso migratorio alimentato dalla richiesta di manodopera per la ricostruzione.
Il drammatico evento del 1908 segna l’inizio dell’azione dello Stato per la riduzione degli effetti dei terremoti, attraverso l’introduzione della classificazione sismica del territorio nazionale e l’applicazione di specifiche norme per le costruzioni. È del 1909, infatti, il primo Regio Decreto che introduce norme valide per l’intero territorio nazionale.
************ I terremoti nel lametino
27-28 Marzo 1638: Una catastrofica sequenza sismica stimata con magnitudo fino a \(7.0\) con epicentro nella Piana di Sant’Eufemia. Distrusse completamente Nicastro e gran parte dei centri dell’istmo, provocando decine di migliaia di vittime.
5 Febbraio 1783: Questo evento fa parte di una delle crisi sismiche più persistenti nella storia della regione. I forti sismi provocarono il completo inabissamento dell’antica città di Sant’Eufemia in un pantano a causa della liquefazione del suolo.
8 Settembre 1905: Violento terremoto di magnitudo \(7.1\) con epicentro nel Golfo di Sant’Eufemia. I circondari di Nicastro furono tra le aree più colpite con distruzioni gravissime e centinaia di morti.

