Evasori, i soliti noti

Estratto dell’articolo di Gianni Trovati e Giovanni Parente per “Il Sole 24 Ore”

L’entrata a regime del concordato preventivo biennale ha cominciato a smuovere in modo sensibile il panorama dei redditi ufficiali delle partite Iva. I numeri del consuntivo sulle dichiarazioni 2025 dei contribuenti soggetti agli «indici sintetici di affidabilità» fiscale, 2,69 milioni fra lavoratori autonomi, professionisti e piccole aziende, lo mostrano in modo chiaro.

Ma quando ci si addentra nelle condizioni specifiche delle singole categorie, il quadro si fa parecchio variegato; e fotografa settori in controtendenza, in cui la colonnina del rischio evasione sale, e parecchi margini di miglioramento ancora tutti da conquistare.

Gli indici sintetici di affidabilità (Isa) stimano per ogni attività economica un reddito considerato «congruo», che dipende dalla congiuntura economica, dal settore di appartenenza, dalla geografia dell’attività e da un insieme di altri parametri pensati per costruire un identikit il più possibile vicino alla realtà.

L’insieme dei parametri è riassunto nel punteggio Isa, che in una scala da «1» a «10» misura appunto il grado crescente di affidabilità fiscale, cioè la verosimiglianza del reddito dichiarato. A differenza delle pagelle scolastiche, la «sufficienza» che indica un basso rischio di evasione si incontra al voto «8».

La differenza è facile da misurare in termini concreti: in una platea da cui sono ovviamente esclusi i forfetari, che con ricavi o compensi fino a 85mila euro possono sfruttare la tassa piatta al 15%, le partite Iva con un voto dall’«8» in su hanno dichiarato in media un reddito da 91.100 euro, mentre quelle con voti inferiori si sono fermate a 25.500 euro, il 72% in meno.

Distanze enormi si incontrano in tutte le categorie: il medico «affidabile» dichiara in media 102.800 euro lordi all’anno, contro i 37.700 euro denunciati dal collega a rischio evasione, nelle agenzie immobiliari si va da 75.300 a 18.300 euro e i dentisti passano da 105.400 a 42.700 euro.

La quota delle dichiarazioni «affidabili» è cresciuta di 2 punti percentuali, al 46,7% (Sole 24 Ore di ieri), ma la maggioranza delle partite Iva si concentra ancora nella zona rossa del rischio evasione. I redditi dichiarati sono cresciuti fra il +8,2% delle persone fisiche e il +9% delle società di capitali, contro un modestissimo +0,7% del Pil. Ma l’incrocio fra novità normative, azioni antisommerso e incognite della congiuntura hanno generato nei diversi settori le dinamiche più diverse, anche in controtendenza fra loro.

Tra venditori ambulanti, agenti di commercio e concessionarie auto, per esempio, la percentuale di dichiarazioni «affidabili» secondo i parametri dell’amministrazione finanziaria ha subito in un anno cadute fra il 9,5% e il 15,9%. Il crollo è ancora più rovinoso fra le farmacie, che nel confronto sull’anno prima mostrano un -20,3% non spiegabile però con una passione per l’evasione scoppiata improvvisamente dietro al bancone. Il core business di queste attività è infatti integralmente tracciato, anche per le richieste dei clienti che utilizzano le detrazioni per le spese sanitarie.

La dinamica si spiega quindi principalmente con la drastica flessione dei fatturati dopo la gobba generata dalla pandemia; l’altalena del volume d’affari ha comportato anche frequenti riorganizzazioni, con un’evoluzione della struttura dei costi e una riduzione del personale assunto che non sembra essere stata registrata in pieno dagli aggiornamenti degli indici sintetici.

Frena l’affidabilità fiscale anche, fra gli altri, fra tabaccai (-6,3%), bar e pasticcerie (-2,6%), negozi di arredamento (-1,3%) e macellai (-1,2%).

Migliora invece in altre categorie, a partire dai negozi di alimentari che segnano un aumento di 16 punti nella quota dei «promossi». Bene anche gli psicologi (+10%), in testa a un gruppone di professionisti che è composto anche da geometri (+9,2%), architetti (+7,2%) e studi legali (+6,6%).

Tra i professionisti si incontrano del resto anche le categorie più «affidabili», a partire dai medici (80,2% di pagelle con voto da «8» in su), commercialisti e consulenti del lavoro (63,4%) e ingegneri (60,5%). Agli ultimi posti di questa graduatoria, nelle categorie con almeno 10mila contribuenti censiti si incontrano invece i ristoratori (29,2% di «promossi»), le già citate concessionarie (31,2%), tassisti e Ncc (31,5%), ambulanti (31,6%) e panettieri (32,1%).