A Lamezia vi sono tanti cittadini che per il lavoro che fanno, per le situazioni che vivono e anche per la loro attitudine personale, sono in grado di suggerire soluzioni pratiche a varie problematiche. La mia curiosità personale è sempre stata attratta da queste persone che definisco “concrete“, in opposizione con tutte le altre astratte, come quelle che non riescono neppure ad organizzare due giornate al Comune in cui si rilasciano le CIE, dopo aver deciso -a tavolino- che vanno chiamate “Open day”.
Per entrare subito in argomento, avendo Lamezia un centro storico che è dato dal centro di Nicastro, con i due corsi stupendi e tutta la parte storica che insiste sino al Castello, qualcuno riesce a spiegare perchè ancora dobbiamo organizzare la festa di S. Antonio, con le bancarelle, come fanno a Platania o Pianopoli o in qualsiasi paese per le feste patronali? Il fatto è che Lamezia è una città di 70 mila abitanti, tutto qui. Ancora amministrata come quando esistevano i tre centri autonomi. Una persona concreta mi raccontava appunto come durante S. Antonio si consenta di martirizzare per opera degli ambulanti i nostri marciapiedi, mentre è vietato a chiunque per tutto il resto dell’anno. E’ possibile poi, agli ambulanti, fare un solo contratto per la luce, con un filo di centinaia di metri srotolato per tutto il corso. Cose così, da tanti tanti anni. E’ possibile non provvedere all’igiene, come se fossimo ancora negli anni cinquanta, è possibile per quei tre giorni chiudere strade senza avere approntato parcheggi e zone di sosta…
Ma andiamo avanti. Per tutto l’anno nei fine settimana tutti possiamo vedere tante auto parcheggiate sui due lati, alla bell’e meglio, lungo il ponte di S. Antonio, il Largo S. Antonio o in via Indipendenza, con una carreggiata che si restringe sino a non consentire il passaggio ai furgoni. Eppure, ecco quello che dicono i concreti, ci sarebbe il parcheggio dell’Ospedale vecchio da utilizzare, magari con bus della Multiservizi a far da navetta tra il parcheggio e il corso.
Vi ricordate la struttura per Telethon posta davanti alla Bnl, che poi con tutta calma veniva tolta nei due mesi successivi? Quest’anno abbiamo visto una stella di Natale, per fortuna sistemata sul corso Nicotera, prima dell’incrocio con via Po. La manìa delle installazioni sul corso, per le più nobili intenzioni, dimostra quanto disprezziamo quello che chiamiamo il “salotto buono” della città. I salotti veri delle nostre case li preserviamo, non li usiamo certo come deposito. E visto che ci siamo, vogliamo parlare del perchè tutte le banche, ne ho contate 5, debbano avere la sede in pieno centro di Nicastro? Una di esse, a via Loriedo, con 4 bancomat, richiama auto, che vengono fermate dove si può. Ma perchè a Nicastro le banche non possono, per volontà del Comune, essere decentrate, dal momento che in esse vi si arriva non a piedi ma con le auto?
Prendiamo i parcheggi davanti al bar Federico a piazza Mercato vecchio, perchè consentire di posteggiare sui due lati restringendo la carreggiata, invece di sbarazzarci dell’inutile piscina? I concreti questo ti dicono: se una amministrazione comunale pensasse innanzitutto ai parcheggi, tutte le altre decisioni verrebbero di conseguenza. Invece no, si pensa a tutto tranne che ai parcheggi. Oppure, ma è lo stesso, dai parcheggi vuoi soltanto ricavare soldi, come è stato fatto all’aeroporto. Dice: ma tutti gli aeroporti hanno parcheggi a pagamento. Come se i parcheggi di Bergamo, Malpensa, Fiumicino, o dove volete voi, fossero paragonabili a quelli del nostro aeroporto. Infatti, da noi adesso vedi interminabili file di auto sui due lati fuori dall’aeroporto, con una carreggiata ristretta: l’identico scenario che vedi dentro Nicastro a via C. Colombo.
Visto che stiamo parlando dell’aeroporto, sento spesso chiedere come i turisti arrivati con gli aerei possano arrivare poi a Nicastro o Sambiase. Innanzitutto ci dovremmo vergognare per il salasso iniziale al quale vengono sottoposti. Se prendono un taxi, pagano 30 euro per Sambiase e 50 per Nicastro. Quelli che pagano, poi arrivano nei nostri centri. Che fanno? Dove stanno, cosa vedono, a parte le auto? Fatti loro. Appunto. Dopo internet, è lo stesso discorso dell’Open Day per le carte d’identità, i nostri amministratori pensano che siano sufficienti i siti web dove si parla delle “bellezze” di Lamezia. Nessun assessore, nessun amministratore “organizza” più nulla, in altri termini studia le problematiche e appronta soluzioni pratiche. No, parlano e basta, i problemi si risolvono da soli. L’altro giorno mi ferma a piazza d’Armi una signora straniera e mi chiede in un italiano stentato: “scusi, ma dopo essere stati in un bar sul corso, cosa possiamo fare per vedere altro in questa città?”
Insomma: i centri di Nicastro e Sambiase sono ripieni di auto alla ricerca di un parcheggio. Prima si pensi a creare parcheggi (ma non quelli interrati, costosissimi, complicati da gestire), parcheggi aperti, e poi verrà tutto il resto.
Non possiamo neppure pensare più, in un territorio come il nostro non perfettamente pianeggiante, di incentivare le biciclette elettriche (e-bike). Le vendite in Italia stanno registrando un calo, con una frenata del 7% nel 2025 (circa 256.000 unità vendute).
Riepilogando, questa Lamezia nata come La Grande Ambizione, continua ad esistere tra Grandi propositi e quotidiano arrangiarsi. La Città delle Terme ancora nel 2026 mostra a tutti senza vergogna la gurna di Caronte, dove sguazzavamo noi ragazzi negli anni sessanta. Davanti alla stazione ferroviaria di S. Eufemia, si fermano tutti i bus con relativo ingorgo, quando potrebbero fermarsi cento metri più sotto senza problemi. Le incompiute sono una specialità non solo lametina, come i bilanci comunali dissestati e le finanze misteriose che accomunano tutti gli enti locali calabresi. Strade bucate, parcheggi inesistenti, movida caciarona nel week end, tutto questo, a me pare, stride con la Cultura. Ovvero, con le migliaia di iniziative culturali che si organizzano ogni giorno, dalle scuole alle associazioni, e di cui i nostri siti informativi fanno puntuale resoconto.
Resoconto. Lamezia vive di narrazioni, come lo era l’elenco della spesa che si faceva in “Miseria e nobiltà”, anno 1954, quel film grande commedia degli equivoci di Mattoli con Totò, tratto dalla commedia di Scarpetta. C’erano lo scrivano Felice (Totò) e il fotografo ambulante Pasquale (Enzo Turco): senza lavoro, senza soldi, le loro famiglie erano costrette ad arrangiarsi alla meglio coabitando nello stesso appartamento (come nicastresi e sambiasini), i pranzi saltati essendo più numerosi di quelli consumati (come tutte le occasioni mancate di Lamezia). Se si presentava l’occasione di una piccola truffa, le due famiglie erano subito disponibili, per esempio per simulare di essere gli altolocati parenti del futuro sposo. Ma la fame atavica che li caratterizza poi li tradisce. Noi lametini siamo esattamente così, agghindati per simulare, ma i pranzi e le occasioni perse non si contano più (industria, università, centro siderurgico, provincia…). Quel film è giocato sulla ostentazione esagerata della fame, esibita con gesti teatrali, persino nella lista della spesa che Felice riceve da Pasquale è ravvisabile una sublimazione del pasto tramite la sua narrazione. Gli spaghetti dovranno essere conditi da un sugo di salsiccia, “ma fresca”, le uova, 20 per 5 persone, dovranno essere accompagnate da mozzarella, rigorosamente di Aversa, quindi da prendere solo “se fa la goccia sennò desisti”; il vino dovrà essere di Gragnano, frizzante.
“Le uova, assicurati che siano fresche. Tu le agiti, se sono fresche, te le pigli. Se no, desisti”. Quanti discorsi politici a Lamezia vengono costruiti allo stesso modo? E noi lametini li ascoltiamo, come faceva Totò, e desistiamo sempre.