Incontriamo di continuo nelle nostre vite alcuni soggettini che sono i tipici “manipolatori”. Essi creano molte problematiche e i manipolati spesso non si rendono affatto conto delle trappole che predispongono con cura. I manipolatori instaurano con tutte le vittime un braccio di ferro, convinti di essere più forti sanno che resistendo vinceranno loro. I manipolatori si individuano subito se si riesce a mettere a fuoco e capire la prima tattica che essi adoperano e che consiste nel causare un effetto sul quale essi fanno leva. Cioè il manipolatore è innanzitutto quello capace di far diventare una causa sempre un effetto. Un esempio chiarisce meglio cosa faccia. Egli causa nel manipolato una reazione e poi si dispiace per la reazione stessa. Il manipolatore accusa la vittima, dimenticando di essere stato la causa del meccanismo. Se un manipolatore conosce una ragazza e la corteggia, e poi nello stesso tempo fa le moine ad un’altra, se la prima si arrabbia e gli dice una parolaccia il manipolatore si lamenta della parolaccia facendo la parte della vittima. Ma la rabbia, appunto, l’ha provocata il manipolatore. Lo stesso avviene con il traditore seriale il quale ogni volta che viene scoperto chiede scusa e intende essere capito e perdonato. Quando non lo sarà più farà la vittima, giurando di essere cambiato, solo che tutti i soggetti che provocano e intendono manipolare, vale a dire persone che esercitano un controllo subdolo e ingannevole sugli altri, alterando percezioni e comportamenti per vantaggi personali, spesso abusando emotivamente della vittima, giocano fingendosi vittime quando sono in realtà carnefici. Il manipolatore, insomma, alterna due maschere, quella di carnefice e di vittima. Come carnefice massacra la vittima, ma la sua arte consiste nel cambiare volto fingendosi sempre vittima per poi tornare ad essere carnefice, e così via in un gioco senza fine.
Anche sui luoghi di lavoro sono presenti molti manipolatori e non è affatto facile, per le loro indubbie capacità nell’arte mimetica, individuarli. Si pensi al caso di un impiegato, Tizio, che tartassa il suo collega di stanza Caio con pressanti richieste di lavorare insieme. Caio, sfinito, alla fine capitola per non passare da egoista individualista, e accetta di svolgere una pratica insieme con Tizio. Per esempio devono produrre una relazione scritta. Allo scopo di economizzare forze e tempi, concordano di dividersi la relazione in due parti. Alla fine la uniranno e la firmeranno. Caio, la vittima, scopre allora che Tizio, il manipolatore, è un incapace come dimostra la parte che ha scritto e che contiene vari errori madornali di scrittura. Pertanto, per non voler fare brutta figura, riportando la relazione le firme congiunte dei due impiegati, corregge gli errori e lo fa notare a Tizio. Questi, il carnefice, quello che ha insistito per lavorare insieme, si mette allora la maschera di vittima e si addolora per i rilievi di Caio, accusandolo di averlo umiliato correggendo i suoi errori senza riconoscere il valore del suo contributo. Il manipolatore si finge vittima di una conseguenza, di un effetto, che in realtà ha provocato solo lui. Gli errori li ha fatti lui, il collega li ha solo corretti. Ecco allora come in un ufficio un impiegato mediocre, che non sa scrivere neppure in italiano corretto, rende la vita difficile ad un collega, attraverso la sua arte manipolatoria, i suoi abusi emotivi. Chi manipola causa effetti emotivi e la vittima, se reagisce, viene accusato anche della sua reazione.
Ecco i punti chiave e le tipologie descritte dalle fonti:
Comportamento: Il manipolatore è spesso ambivalente, alternando lusinghe a freddezza, con la tendenza a svalutare e criticare per portare la vittima a dubitare di sé.
Obiettivo: Soddisfare bisogni emotivi o materiali propri, esercitando un potere e un controllo totale sulla vittima, spesso agendo su persone insicure o sensibili.
Tipologie comuni: Il manipolatore affascinante/adulante (più insidioso); il “bravo ragazzo” (che fa sentire in colpa); e il manipolatore autoritario.
Tecniche: Si servono di frasi confuse, monologhi, inversioni di responsabilità (farti sentire in colpa per le loro azioni) e il ricatto affettivo.
Differenza con la Persuasione: Mentre la persuasione lascia la libertà di scelta, la manipolazione la limita o la elimina.
Come difendersi:
-Riconoscere le tattiche (es. notare se ci si sente costantemente in colpa o inadeguati).
–Stabilire confini chiari e limitare il contatto.
-Recuperare la propria autostima e consapevolezza.
Individuare, in qualsiasi ufficio, azienda, luogo di lavoro, i manipolatori ed etichettarli come riconoscibili è una bonifica necessaria. Ma anche nelle relazioni sentimentali e affettive, nei matrimoni, individuare le tecniche del manipolatore, uomo o donna che sia, permette di potersi difendere senza assumere sempre e comunque la parte e il ruolo di vittima.
