Le prossime sciagure (politiche) italiane per i sonni dei riformisti

All’orizzonte appaiono sullo sfondo le sciagure prossime venture dopo che la sinistra di questo paese ha firmato la cambiale in bianco ai pm perchè possano continuare a fare quello che hanno fatto a Enzo Tortora senza nemmeno dover chiedere scusa. Solo Gravina si deve dimettere per la nazionale? La prima sciagura è quella di Giuseppi alla guida del campo largo, la seconda è Bersani o uno come lui come capo dello Stato, la terza è che i riformisti che stanno nel Pd o fuori, con Renzi e Calenda, sono sempre divisi perpetuando un destino storico che dalla socialdemocrazia al partito d’Azione ai radicali, li vuole sempre sparpagliati, in preda ad un individualismo ed egotismo che ha poco di politico e molto di psicanalisi. Nell’ordine, uno immagina già il mito di Volturara Appula ricevuto alla casa Bianca e poi da Macron, Starmer e Sanchez, e subito dopo da Putin, e a tutti l’avvocato der popolo canta come Enrico Maria Papes “Mettete dei fiori nei vostri cannoni/ Perché loro non vogliono nel cielo/
Molecole malate, ma note musicali che formino gli accordi/ Per una ballata di pace, di pace/
“. E poi immaginate Bersani che il 31 dicembre entra nelle case degli italiani con una birra in mano e sciorina in fila le sue metafore più iconiche, dalla mucca nel corridoio allo smacchiare il giaguaro, al pettinare le bambole, al passerotto in mano piuttosto che il tacchino sul tetto, e infine si accomiata, dopo aver ammesso che lui ora non è in grado di far l’orlo al Po, con il celebre calembour: “Io posso spingere il carretto, ma voi dovete tirarlo“, rivolta agli italiani tutti… E’ un incubo, lo so, ma da un politico che viene assistito nelle sue comparsate da uno dei due manager maggiori degli artisti televisivi, Beppe Caschetto, l’agente di Stefano De Martino, che cosa vi aspettate? In questa direzione, sotto traccia, stanno lavorando quelli della Ditta (ieri da Goffredo Bettini è arrivato il benservito a Schlein) che ipotizzano Conte a Palazzo Chigi in cambio di tanti ministeri ai dem, nonché il Quirinale a Pier Luigi Bersani, o Rosy Bindi, o Dario Franceschini. I riformisti di vario conio soffrono nella morsa tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Sono in apnea. Divisi in tanti pezzi, rischiano di non trovare più il bandolo della matassa. Storicamente erano la cerniera tra cultura di governo e consenso; ora rischiano di diventare irrilevanti proprio nel momento in cui servirebbero di più. Che fare? I riformisti del Partito democratico si trovano un po’ tra la padella-Schlein e la brace-Conte. Prima o poi dovranno fare il punto della situazione in un quadro di crescente insofferenza (viene segnalata in particolare quella di Graziano Delrio) per un clima interno diventato ancora più pesante durante il referendum. Grazie a Mario Lavia.