“Prima il programma”, l’idiozia senza fine del centrosinistra italiano

Le primarie non possono essere la scelta di un pupazzo.
Quando Rosy Bindi ha evocato in tv la «carta coperta» per risolvere il problema della scelta del leader da candidare a Palazzo Chigi per il centrosinistra, i giornalisti più attenti e smaliziati hanno subito pensato a Pier Luigi Bersani. Io, lo confesso, un po’ per un’ovvia associazione di idee, un po’ per naturale inclinazione a cercare sempre il dettaglio minore, il punto di vista laterale, la piccola smagliatura nella grande tessitura della politica, ebbene sì, ho pensato alla candidata «senza volto» con cui i centri sociali vollero partecipare alle primarie del 2005. Vollero partecipare cioè a un’elezione convocata per scegliere il leader del centrosinistra, contestando però la personalizzazione e il leaderismo, dunque presentando un candidato, letteralmente, a volto coperto. Ma siccome alla fine, come si sa, in Italia la rivoluzione non si può fare perché ci conosciamo tutti, anche la candidata senza volto, per poter correre, dovette accettare di mostrare la faccia e le generalità. In pratica, dopo una breve prova di forza, il caso si risolse all’italiana, cioè con una soluzione meravigliosamente burocratica, e sulla scheda comparve infine la candidata Simona Panzino, detta «Senza Volto».
L’idea della «carta coperta» evocata in tv da Rosy Bindi mi ha ricordato la vicenda della candidata «Senza Volto»
Quelli però erano gli scapestrati ragazzi dei centri sociali, dai quali era più che lecito attendersi la solita retorica assemblearista sul valore del collettivo, sulla prevalenza del noi sull’io (retorica vuota e assai ipocrita, perché poi anche quei movimenti hanno sempre avuto i loro leader, ben felici di mostrarsi in tv e sui giornali). Cosa ben diversa, però, è sentirsi rifilare la stessa solfa da attempati e meno attempati professionisti della politica, cioè dai dirigenti del centrosinistra. Ripetere che prima viene il programma e poi il leader, prima i valori comuni e poi il leader, prima il perimetro della coalizione e poi il leader, suggerisce immediatamente nell’elettore l’impressione che a questo benedetto leader, una volta scelto, sarà rimasto ben poco da decidere. Comunque lo si voglia scegliere, non è certo il modo migliore per accattivargli la simpatia dell’opinione pubblica.

(frasco) Alla mia età sentire ancora le solite elucubrazioni di miei coetanei che giocano a fare i politici sopraffini in un’Italia che essi, non io, hanno consegnato nelle mani salde di Meloni, mi mette solo tristezza. Bindi che tira la volata a Bersani, l’Olof Palme- “Peppone” degli sprovveduti che conoscono solo il romagnolo e non hanno nessuna dimestichezza neppure con waths app, fa cadere le braccia. Solo frasi fatte ripetono da 50 e più anni, come “prima il programma”, che per le elezioni del 1966 Prodi contenne in 192 pagine che nessuno si è mai sognato neppure di sfogliare. Ma una sinistra che non impara mai dagli errori e continua a ripeterli come se niente fosse spiega quasi tutto, Schlein e pure Giuseppi, Boccia e Bonacini, i dioscuri Bonelli e Fratoianni, e Peppone che ospite ogni 15 giorni da Floris sciorina i suoi calembour sull’elephant in the room e il giaguaro da smacchiare. Roba da psicanalista bravo ma anche da Rsa.