Come tratteranno John Elkan senza giornali?

John Elkan è più rentier che imprenditore, un family office che investe in tutto il mondo le ricchezze accumulate. Se con due giornali italiani di proprietà si è fatto massacrare dalla stampa cosa succederà adesso che ha venduto La Stampa e Repubblica? Sulle pagine sportive del Corriere della sera quando trattano della squadra del padrone, Cairo, il Torino, sono molto cauti, l’esatto contrario delle pagine sportive di Repubblica che stampandosi a Roma, ha sempre trattato la Juve come un nemico giurato (er gol dè Turone) fregandosene del padrone. Un pò meglio allo sport di La Stampa ma solo perchè molti lettori, stampandosi a Torino, sono bianconeri.

Ma il vero massacro mediatico JE lo sta subendo per la querelle con la madre. Un caso, come tante beghe familiari che riguardano contese tra gli eredi di grandi fortune, che solo la stampa segue con un accanimento degno di miglior causa. Si deve pensare infatti che il presupposto dell’intera vicenda è un pentimento: Margherita, la figlia, era stata liquidata con la sua quota mentre ancora viveva la madre. Ad un certo punto, venuta a mancare Marella, Margherita è vittima di un plateale “muoia Sansone con tutti i filistei” e comincia una serie di azioni legali ancora in corso dove cerca di dimostrare che la sua fetta di torta è stata piccola perchè le hanno nascosto altri pezzi. Una persona normale come noi penserebbe che se fosse vero ( vedremo) che una fettina ulteriore di torta le è stata nascosta, essa è finita non a degli estranei ma pur sempre ai suoi figli, quindi una madre se ne farebbe una ragione. No, Margherita Sansone ce l’ha con tutti, padre, madre e figli di primo letto.

Evidentemente vuol bene e riconosce come figli solo quelli di secondo letto. Come si vede, una contesa familiare come tante, anzi secondo me una tipica sindrome di Medea, solo che la stampa ha massacrato JE mentre tratta da lontano e con garbo le vicende degli eredi di Del Vecchio o Capriotti. E in ogni caso, comunque sia andata, il caso Agnelli è chiaro: Margherita aveva voluto essere liquidata, ha incassato e poi si è pentita, chiedendo aiuto agli avvocati. A questi non è parso vero potersi occupare di questo profumo di opere d’arte occultate, non è parso vero poter indagare se la madre Marella risiedesse in Italia o in Svizzera, e quanto tempo passasse qui e là, insomma gli avvocati a questo servono, lo spiegava Manzoni, a complicare le faccende e a tirarle per le lunghe perchè parliamo di gente che fattura ad ore non a forfait.

Senza giornali di proprietà come farà JE, che già con due quotidiani è stato sdillabrato e strapazzato in lungo e in largo, a difendere la sua reputazione? Si dice: lui non vive in Italia, ormai, nè, com’è noto, parla la nostra lingua, se ne frega. Ma se anche questo è vero, nessuno ci toglie dalla testa che siamo davvero di fronte ad un finanziere o imprenditore davvero così incapace di mettere a posto i suoi affari che fa tenerezza. Lo spiego subito.

Prendiamo l’azienda Juve, per la quale JE ha tirato fuori negli ultimi anni quasi 900 milioni di aumenti di capitale. Molto di più di quanto hanno speso insieme Inter Milan e Napoli per gli acquisti. Voglio dire che la Juve gli costa (infatti è facile prevedere che se ne disferà prima o poi) eppure per tale azienda aveva trovato una soluzione, che non ha trovato per la Ferrari e per risanare i suoi giornali. La soluzione vincente è stata il cugino Andrea, non a caso il figlio di Umberto, il vero manager della Fiat, mentre Gianni era il frontman. 9 scudetti di fila, interrotti da una nuova ondata di fango orchestrata dai concorrenti, pm tifosi, giustizia sportiva. Andrea ha pagato perchè faceva quel che fanno tutti, non a caso massacrato sul piano sportivo e indenne dal piano penale. Paratici, per dire, ora è tornato operativo alla Fiorentina. Quindi JE se fosse capace di badare ai fatti suoi e se volesse godersi la vita, non dovrebbe occuparsi lui di Juve ma solo delegare il cugino che come manager non si discute.

No, JE preferisce arrivare quest’anno neppure tra le prime quattro, pur avendo assunto Comolli e Chiellini, Ferrero, Modesto e Ottolini. Ma chi te lo fa fare? Lui è quello che prima alla Ferrari e poi alla Juve, come se fossero la stessa cosa, ha voluto un certo Arrivabene che nessuno ha mai capito cosa abbia fatto e soprattutto quali risultati abbia ottenuto. Insomma, JE quando si occupa non di finanza ma di aziende, ha dimostrato di non capirci nulla, di non raccapezzarsi, e le stesse vicende della Ferrari, alla quale ha assunto Hamilton come se fosse Ronaldo alla Juve, e dei due quotidiani (direttori Molinari, Orfeo, Giannini, Malaguti) dimostrano che l’uomo procede per tentativi. Le aziende, in qualsiasi settore operino, non sono come il governo dove arriva un capopopolo populista votato da una fetta di elettori. Sono creature delicate da affidare a un uomo o donna capace. Se ti passa davanti un Marchionne o un Luca de Meo non te le lo devi far scappare, se hai una industria di automobili. L’imprenditore bravo è questo, è quello che sa operare scelte giuste. L’imprenditore fasullo invece procede per tentativi, prima o poi l’azzecco, si dice.