Il totus politicus nel mondo di oggi non serve più

La politica italiana ha attraversato il periodo ideologico dove si fronteggiavano diverse concezioni del mondo, tra Usa e Urss, e oggi è approdata a qualcosa di indefinito. Prendiamo, per capirci, Meloni, Conte e Schlein, vengono dal passato perchè sulla carta sono nemici ma in realtà rimescolano tradizione, woke, multiculturalismo, diritti e doveri, chiunquismo, creando una miscela confusa che, nonostante le differenze evidenti, di origine e di approdo, li assimila tramite il populismo e la incapacità di risolvere problemi. Non ci sono più ideali, ma appartenenze a tribù diverse, però con lo stesso scopo, giocare giorno per giorno per conquistare voti e senza pensare minimamente alle generazioni future. Detto in altri termini, il centrodestra italiano in politica economica appare una sinistra diversamente abile. Un sistema di regole fiscali -infatti- basate sul controllo della spesa e sulla riduzione del debito dovrebbe essere, come ha scritto Nicola Rossi, musica per le orecchie del centrodestra. Invece no, sinistra e destra, magari il centro, sono tutti dipendenti dalla spesa pubblica e dal debito. La disciplina di bilancio che si trasformi in uno strumento di libertà per i cittadini non piace a nessun politico.

I leader dc della I Repubblica erano per lo più giuristi diventati politici che si avvalevano di tecnici. Il mondo di oggi è troppo complicato per poter essere compreso da semplici giuristi o da un Salvini, occorre un know how adeguato in grado di fronteggiare le questioni, insomma dei tecnici che si avvalgano di politici.

Abbiamo avuto e abbiamo in Italia personaggi capaci di risolvere problemi in virtù di competenze pregresse, ma li chiamiamo solo quando siamo alla canna del gas, Monti, Ciampi, Draghi. Per il resto è chiaro che tutti i politici disprezzando i tecnici li tengono lontani dal governo e dal potere. Conta solo la capacità di prendere voti, in democrazia, ed è giusto, solo che può capitare poi di mandare al governo Hitler, Mussolini, Trump, Netanyahu. Oggi poi social, AI, sofisticati sistemi di manipolazione tecnologica, rendendo indistinguibile discernere il vero dal falso, con la globalizzazione hanno reso possibile far diventare quella che una volta chiamavamo propaganda un’arma potente per vincere le elezioni. Occorrono tanti soldi, e per questo i Musk, Zuckerberg & C. riescono a manipolare l’opinione pubblica e i governi. Come in un paesino meridionale il notabile ancora vince le elezioni con il clientelismo, la mafia e i lavori pubblici, così Trump va al potere ben due volte per fare affari e farli fare ai suoi finanziatori. Sono scale diverse ma ci siamo capiti, chi ne paga le spese è la collettività. Come si vede le ideologie è vero che sono scomparse ma riecheggiano in sottofondo, barlumi di visioni del mondo, ancora qualcuno si sente il buono e fa la lotta al cattivo, ancora qualcuno difende minoranze, donne, razze, etnie, natura, il politicamente corretto.

Il mondo è diventato molto piccolo e quindi quel che avviene in Iran o in Ucraina ha conseguenze sulla vita di ciascuno di noi. Questa evidenza rende necessario capire come quel che blateri dall’opposizione per acquisire consensi una volta andato al governo non lo puoi più fare. Ogni presidente del Consiglio ha a che fare i conti con un ministro dell’economia, per cui le promesse elettorali cadono quasi tutte; con i mercati, che possono bastonarti, come successe al Cavaliere; con i nuovi doveri che nascono dalla Nato e dall’Europa. L’integrazione comporta dei costi, una volta era più facile perchè col debito pubblico si aggiustavano a casa propria tante esigenze. Infine oggi la politica estera ha assunto un ruolo decisivo (infatti la figura di Taiani appare ridicola). “…contrariamente a quanto spesso la sinistra sembra pensare, non consiste nel dare voti nella materia «Rispetto del diritto internazionale» a questo o a quello dei protagonisti della scena mondiale, mandandone qualcuno dietro la lavagna. Consiste in qualcosa di un po’ più complicato: detto in due parole, consiste nel contemperare i valori e gli interessi. Cioè nel riuscire a tenere insieme la salvaguardia di quanto a un Paese serve per vivere e magari prosperare” (Galli della Loggia). Come essere ascoltato sul piano internazionale, in altre parole pesare, e come riuscire a tener fede a certi principi di ordine etico-politico, come il valore della democrazia o il rispetto dei diritti dell’uomo?

I punti di forza italiani sono sostanzialmente quattro: l’identità, la capacità industriale, la posizione geografica, e infine, connessa a questa, la nostra tradizione politica. Galli della Loggia ci ha ricordato quindi che per ragioni geografiche «l’Italia (…) deve necessariamente svolgere una politica araba. Può dirsi anzi che le relazioni fra l’Italia e il mondo arabo costituiscono uno degli elementi essenziali della nostra politica estera». Da decenni, destreggiarsi tra questa esigenza da un lato, e dall’altro l’imprescindibile difesa d’Israele e insieme il vincolo con la Nato, con l’Europa e gli Stati Uniti, costituisce il cuore della nostra politica estera. Di certo un cuore permanentemente problematico: fino al punto di spingere negli anni ’70 uno statista come Aldo Moro, allora ministro degli Esteri, a promuovere sotto banco un accordo informale con il terrorismo stragista palestinese mettendo da parte ogni rispetto del diritto nazionale e internazionale. La nostra politica estera può contare sugli elementi appena menzionati per cercare di compensare i nostri due principali handicap (oltre quello propriamente militare). Vale a dire un esecutivo tradizionalmente debole e diviso, e un’opinione pubblica in larga maggioranza pacifista o sedicente tale.

Se la politica estera è dunque fondamentale nei nostri tempi, adesso è forse più chiaro quanto essa sia un discrimine, per esempio tra Schlein e Conte, perchè una volta andati al governo (come sa bene Conte) non puoi più aspirare a fare la Svizzera, o il pacifista alla Gandhi, nè te la cavi solo dicendo “trattativa” o “bollette, non armi”. Meloni tiene a bada il Salvini putiniano perchè ha molti più voti di lui, ma Eddy come farà con Conte che dell’Ucraina se ne frega, se ora lei si è grillinizzata per ottenere il campo largo?

Insomma, torniamo al punto di partenza. Se la politica è problem solving, e politica estera, non basta pensare a come prendere voti. La sinistra avrebbe bisogno di Draghi o gente come lui, rispettato nel mondo da tutti, credibile, serio perchè in campagna elettorale prometterebbe non cose impossibili ma solo quelle che al governo si possono mettere a terra. La tragedia della sinistra italiana è antica, come avvenne con gli azionisti anche oggi gli statisti riformisti che abbiamo vengono tenuti al margine. In più globalizzazione finanza e bipopulismo rendono diritto internazionale e stato di diritto solo gusci vuoti.