Nel 2005, dice l’incipit della storia di copertina del New York Magazine, un blogger di Gawker guadagnava 30mila dollari l’anno, l’amministratore delegato di Lehman Brothers più di 35 milioni.
Trascorsi 21 anni sono andati a vedere quanto guadagnano ora i newyorkesi. Sessanta residenti che, con garanzia d’anonimato ma con identità professionali assai dettagliate, hanno esposto in dettaglio le loro entrate. Si chiamavano inchieste, prima che questa parola si slabbrasse grazie all’uso disinvolto che ne fa il giornalismo degli screenshot.
Chi verrà sostituito prima dall’intelligenza artificiale?
Il paparazzo dice che quando ha cominciato, negli anni Ottanta, prendeva anche 5000 dollari se un giornale usava una sua foto. Adesso, tra gli 80 centesimi e i 4 dollari, «magari 18 se è un quotidiano nazionale».
L’attore dice che ora pagano quelli con un nome e una carriera le cifre che una volta davano agli oscuri esordienti.
La cercatrice di fidanzati e fidanzate prende tra i 30mila e i 60mila dollari per sei mesi a proporti anime gemelle.
La stylist si lamenta dei suoi 360mila l’anno; un edicolante spiega: «Un quotidiano costava 6 centesimi quando ho aperto nel 1967, ma non ne tengo uno da sette anni. Mica si fanno i soldi di prima. D’estate vendo molte bottigliette d’acqua. Le gomme da masticare, a 2 dollari e mezzo. Certi giorni non arrivo a 10 dollari d’incasso, eppure sono qui. Ti ci abitui, c’è sempre qualcuno che si ferma a chiacchierare. Per la licenza pago 1076 dollari l’anno, e sono fortunato se ne faccio 4mila. Gli amici mi aiutano con le bollette e l’assicurazione, col sussidio di povertà pago l’affitto. È molto economico, 280 dollari al mese a Hell’s Kitchen».
Il dentista guadagna 1,2 milioni di dollari l’anno, e specifica che lui lavora quattro giorni l’anno e ogni mese fa dieci giorni di vacanza. L‘agente immobiliare fa 300mila dollari, e insegna barré (una ginnastica) per 8mila dollari l’anno.
L’addetta stampa (totale annuale: 462mila, cioè 924mila meno le spese) guadagna con clienti da 25mila dollari, ma ne tiene anche un po’ da 5mila per non far vedere che rappresenta solo bianchi, e perché comunque «di quanti Love di Cartier puoi aver bisogno?» (è un bracciale da ottomila e spicci euro).
Quello che porta a passeggio i cani fa 92mila dollari l’anno, con una tariffa di 40 dollari l’ora.
Chi è il più sostituibile da un robot, il cuoco privato da 250mila l’anno (vi fareste cucinare da un non umano?), il cardiochirurgo da 670mila (al robot non trema mai la mano), o quello che viene ad ammazzare i ratti e gli scarafaggi (145mila)?
Una sex worker fa 104mila tassabili, e 160mila dai contanti che le lasciano sul comodino.
Il fattorino che porta le pizze ai newyorkesi fa 65mila dollari l’anno, uno psicanalista (325mila dollari l’anno) dice che si regola in base ai mezzi del paziente: ad alcuni emette parcelle di 35 dollari l’ora, ad altri di 450. L’interior designer guadagna un 1,5 milione l’anno. L’autore che ha avuto un libro in classifica e tuttavia guadagna 49mila miserabili dollari, si lamenta non dell’anticipo della casa editrice (30mila) ma del fatto che, coi suoi 800mila follower, prima per una sponsorizzata su Instagram gli davano 10mila dollari e ora 500. Un altro autore che si è arreso a fare il ghostwriter, senza neanche firmare perché così la tariffa è più alta, dai substack (piattaforme per pubblicare newsletter e blog) e dai libri degli altri prende 162mila dollari, mentre dalle cose che firma solo 2mila.
«Se il marchio mi piace, chiedo meno della mia tariffa, che di solito è tra i 5 e gli 8mila», dice l’influencer da 320mila dollari l’anno; un gallerista guadagna 170mila dollari; una supplente guadagna 54mila dollari e 55mila come madre surrogata.
Chissà se l’arte di mettere i dischi verrà affidata ai robot prima o dopo l’arte di spidocchiare i bambini.
Nell’introduzione il NY Magazine spiega: Tutti possiamo essere sostituiti dall’intelligenza artificiale, ma non la signora che viene a casa a spidocchiarti i figli, una georgiana che ha lasciato la figlia di otto anni nel Caucaso per spidocchiare i newyorkesi e che guadagna 65mila meritati dollari l’anno, mance comprese.
****(Guia Soncini) Ogni tanto ci diciamo, con chi ha figli, che la cosa più impossibile da spiegare oggi non è che il porno fosse a pagamento, non è che i dischi fossero a pagamento, non è che al cinema si potesse restare a rivedere il film appena finito senza ripagare il biglietto, non è che i genitori fumassero coi finestrini chiusi quando i bambini erano sul sedile posteriore: è che vivevamo in edicola. Le edicole erano il negozio più amato, erano l’oblò da cui guardavamo il mondo.
Io da anni racconto, a tutte le amiche con figli, della rammendatrice che per riparare i cashmere di Prada con cui pasteggiano le tarme prende cifre con cui potrei comprarmi golfini nuovi, non ha il registratore di cassa e fa quattro mesi di vacanza. Non fate fare l’università ai vostri figli, fateli imparare a rammendare, predico. Ce ne fosse una che mi ascolta: neanche da vecchia avrò i rammendi gratuiti. Un dj a Manhattan prende per una serata dai 500 ai 3500 dollari, e penso fortissimo a lady Elizabeth Anson, che per più di cinquant’anni ha organizzato i ricevimenti della regina Elisabetta. Dieci anni fa raccontò al New York Times il suo shock quando le diedero il primo incarico, una serata da discoteca per gli adolescenti Carlo e Anna. «Quando mi hanno detto che un tizio voleva 25 sterline per mettere su i dischi durante la serata, mi sono chiesta se fosse completamente pazzo: chiunque può mettere un disco sul grammofono».
