Piccolo diario di un ospite di talk show

(2011) Molti pensano che i passaggi nei principali salotti televisivi significhino lauti guadagni e bella vita. La realtà è un po’ diversa…
L’altra sera ero ospite in un talk-show assai noto e non solo ho dovuto affrontare più di tre ore fermo su una sedia, sotto l’occhio inquietante delle telecamere e con gli indubbi rischi della diretta (basta una battuta di troppo per creare problemi …) ma anche il commento dei soliti: «Bella vita, eh? e chissà quanti soldi con queste ospitate in televisione!».

Ma allora, permettetemi un po’ di relax e lasciate che oggi parliamo di simili inezie. Per dire: la trasmissione dell’altra sera era da Milano e cominciava subito dopo cena. Cena per gli altri, perché l’auto della Rete è venuta a prelevarmi a casa quando era troppo presto per mangiare e, una volta giunto nel Centro di produzione, l’appetito era arrivato ma, per placarlo, non c’era che qualche vassoio di salatini e di paste dolci con bottigliette in plastica di bibite gasate. In piedi, nella stanza di passaggio. Subito a dibattere, poi, a stomaco semivuoto e alla fine, verso mezzanotte, era troppo tardi per una pizza da qualche parte.

Pizza che, comunque, sarebbe stata a mio carico, non essendo previsto alcun tipo di rimborso né delle eventuali spese vive né, tanto meno, come cachet o “gettone di presenza”. Ciò che il famoso talk show garantisce è solo il biglietto del treno e dell’aereo o l’auto per andare e per tornare . Null’altro. Quelli che credono che in tv si vada “per i soldi” ignorano che è così nella maggioranza delle trasmissioni, anche le più prestigiose: the glory, but no money

Ecco, comunque (per continuare il divertissement che mi concedo per sorridere un poco) il piccolo diario delle molte volte in cui sono andato come ospite in quello che è forse il più noto e antico salotto televisivo italiano. La Rai invia il biglietto elettronico per l’aereo per Roma. Classe economica, naturalmente. Con il biglietto in tasca, raggiungo Verona, l’aeroporto più vicino, con autostrada e carburante a mio carico e, soprattutto, con a mie spese il carissimo parcheggio che dovrò pagare al ritorno se vorrò riprendere l’auto.

A Fiumicino devo raggiungere lo sportello di una cooperativa di trasporto e, quando c’è un autista libero (le attese non mancano) si monta in macchina. Con un’avvertenza: il percorso pagato dalla Rai è solo tra l’aeroporto e gli studi di via Teulada: se sei in anticipo e vuoi approfittarne per salutare un amico o per una sosta in qualche libreria non puoi farlo. Deviazioni non sono ammesse se non (mi dicono) autorizzate dalla Direzione.

Sbaglia, poi, ancora una volta chi pensa che la grande azienda sistemi nel lusso i “prestigiosi ospiti” del famoso talk show. In realtà un vecchio tre stelle, con il solo vantaggio di essere proprio accanto agli studi. Se hai tempo per la cena, devi raggiungere a piedi (o prendere un taxi, a tuo carico) una trattoria popolare “convenzionata”, dove hai diritto ad alcune cose ma non ad altre, visto che il menu, per gli ospiti, è bloccato ed esclude ciò che va al di là dell’indispensabile. Per chi vuole, l’alternativa è anche qui un tavolo con salatini e paste nel palazzo di via Teulada.

A trasmissione finita, si rientra in albergo, ma qui pure scatta la “convenzione Rai”: qualunque cosa tu prenda dal frigobar è supplemento a pagamento. A tuo carico, ovviamente, anche i giornali di cui hai bisogno. Il mattino dopo, la macchina ti riporta a Fiumicino e, giunto a Verona Villafranca, previo quel pagamento esoso per il parcheggio che dicevo, “sdogano” l’auto e ritorno verso casa, pagandomi ancora una volta benzina e pedaggio.

Cachet? Gettoni di presenza? Beh, dopo qualche mese ti giunge un pesante plico dove la Rai annuncia che ti darà qualche euro (davvero “qualche”, mi si creda…) in cambio della firma di una vera montagna di documenti. Fino a qualche tempo fa, dovevi anche andare in Comune per farti rilasciare una dichiarazione che non eri stato condannato per delitti di mafia. E non scherzo! Naturalmente, quegli scarsi euro promessi sono lordi, le trattenute ti saranno fatte alla fonte. E dovrai poi pagare ancora perché dovrai allegare alla denuncia dei redditi.

Non mento affatto: molte volte ho cestinato quella spaventevole mole di carta, visto che l’esiguità del “compenso” (destinato tra l’altro a giungere molti altri mesi dopo…), per giunta falcidiato dal fisco, non valeva il tempo e la fatica per riempire infiniti, complessi questionari dopo avere letto pagine e pagine di norme in corpo sei. Lo ripeto , dico tutto questo con un sorriso, ben lontano da buffe recriminazioni: per dirla chiara, nessuno ti obbliga ad esibirti davanti alle telecamere.

E se anche – come è – ci rimetti economicamente hai altri compensi, in prestigio, importanti per chi scriva libri e come solo capitale ha la sua firma. Per quanto mi riguarda, e sia detto senza retorica, cioò che innanzitutto mi interessa è cercare di assicurare diritto di cittadinanza a certe idee non solo con la carta stampata ma anche col mezzo oggi più frequentato. Se ho fatto questo piccolo diario, per il relax mio e dei lettori, è solo perché mi sono stufato del commento con cui aprivo: quello di chi pensa che, se ti invitano in tv, soldi e bella vita ti si spalancano davanti. Mi si creda , per questo ci sono altre strade…

NB: Vittorio Messori (Sassuolo, 16 aprile 1941) è un giornalista e scrittore italiano. Autore di numerosi saggi, è considerato uno dei principali autori cattolici italiani. Ha collaborato con La Stampa, Avvenire e Corriere della Sera.

**** Garlasco, ecco quanto incassa Garofano tra consulenze e ospitate in TV ****

(2025, Economy magazine. it) Da comandante del RIS a volto noto della televisione, Luciano Garofano ha saputo reinventarsi, costruendo un vero e proprio brand professionale attorno alla propria competenza scientifica. Oggi è consulente di parte nel caso Garlasco, opinionista stabile a Quarto Grado e presenza ricorrente nei talk show di cronaca nera. Ma quanto guadagna Garofano dalle consulenze e dalle ospitate in TV?

Quanto guadagna Garofano per il caso Garlasco
Nel filone d’indagine sul delitto di Chiara Poggi, in cui era emerso il nome di Andrea Sempio poi archiviato, Garofano ha svolto il ruolo di consulente per la famiglia del giovane. Sebbene i compensi non siano pubblici, incarichi analoghi in ambito genetico-forense risultano attestati, in atti giudiziari e fonti investigative, attorno ai 1.900 euro più IVA, per un totale di circa 2.400 euro lordi a consulenza. Lo stesso Garofano, in un’intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che durante la sua direzione del RIS solo una minima parte delle consulenze — circa il 2% — era retribuita, e sempre secondo le modalità previste dalla legge. Anche Il Manifesto e L’Unione Sarda hanno evidenziato che il lavoro retribuito di Garofano come esperto privato è stato circoscritto, ma presente, soprattutto nei casi in cui veniva richiesto il suo contributo da studi legali o famiglie coinvolte in procedimenti complessi.

Il compenso per ospitate TV e consulenze
Dal 2010, Garofano ha progressivamente costruito una carriera parallela come divulgatore scientifico in ambito giudiziario. È diventato uno dei volti più riconoscibili di Quarto Grado, programma di punta di Rete 4, e partecipa regolarmente ad altri format legati alla cronaca nera.

Secondo fonti del settore e interviste riportate da testate come Osservatore Italia, i compensi per ospiti esperti nei programmi TV possono oscillare tra i 300 e i 2.000 euro a puntata. La cifra cresce in base alla notorietà del personaggio, alla continuità editoriale e alla rilevanza del tema trattato. Considerando una media di circa 30 apparizioni annuali, tra puntate regolari e speciali, il guadagno netto da queste ospitate può variare tra i 20.000 e i 50.000 euro all’anno, con punte superiori se l’esperto ha anche un ruolo interno nella redazione.

Garofano, l’inchiesta e le dimissioni
La carriera militare di Garofano ha vissuto un momento di forte esposizione mediatica nel 2009, quando fu coinvolto in un’inchiesta aperta dalla Procura di Roma, in seguito a una denuncia dell’avvocato Carlo Taormina. Le accuse riguardavano presunte consulenze private svolte durante l’orario di servizio, con l’ipotizzato utilizzo improprio di risorse e personale del RIS di Parma.

La vicenda, riportata con ampia risonanza dal Corriere della Sera e da TGCOM24, portò la Guardia di Finanza a sequestrare cinque anni di documentazione. Tra le ipotesi di reato vi erano abuso d’ufficio, truffa ai danni dello Stato, peculato e falso ideologico. Garofano respinse da subito ogni accusa, sostenendo che tutte le consulenze retribuite erano state svolte fuori orario e in modo trasparente.

Secondo quanto riportato anche da Eco di Bergamo e PMLI, l’inchiesta si concluse senza alcuna condanna: la magistratura archiviò il fascicolo, non riscontrando irregolarità sostanziali né utilizzo illecito di risorse pubbliche.

In parallelo, Garofano lasciò l’Arma. Come dichiarato da lui stesso a L’Unione Sarda e confermato da Il Giornale, le sue dimissioni non furono direttamente collegate all’inchiesta, ma legate piuttosto a ragioni personali e alla riluttanza a lasciare Parma per un trasferimento a Roma, che avrebbe interrotto il lavoro scientifico costruito in anni di comando del RIS.

Garlasco, i numeri dell’impero mediatico di Garofano
Tra consulenze tecniche, apparizioni televisive, incarichi accademici e attività editoriali, il sistema professionale costruito da Luciano Garofano può generare, secondo le stime, un reddito annuo compreso tra 60.000 e 120.000 euro. In anni con casi complessi o visibilità elevata, la cifra può salire fino a 150.000 euro, anche grazie alle collaborazioni con università, fondazioni scientifiche e case editrici, che però sfuggono a un tracciamento economico diretto. L’immagine pubblica, consolidata dalla sua attività mediatica e dalla reputazione maturata negli anni alla guida del RIS, continua a rappresentare per Garofano un asset professionale centrale — e ben remunerato.