Calcio/Chivu (Inter) ovvero la prova che è un ominicchio

L’episodio ieri in Inter-Juve dove l’arbitro La Penna fa un errore ed espelle per doppia  ammonizione Kalulu della Juve, consente di riflettere sulla vita. L’errore ci sta, e chiunque di noi può commetterlo, anche un arbitro. Il problema sta in chi lo giudica. L’allenatore interista Cristian Chivu proprio alla vigilia aveva invocato, a proposito della questione arbitrale, un allenatore capace di scusarsi al primo errore a favore. Invece ieri ha detto:

«Per me è un tocco leggero, ma è un tocco. E bisogna ammetterlo, il mio giocatore sente la mano ed è la decisione dell’arbitro. Un giocatore di esperienza come Kalulu le mani le dovrebbe tenerle a casa, specie con un giallo addosso».

Quando si dice vincere senza convincere (Corsera). Ora Chivu, alla prima occasione, perchè tutti siamo capaci di fare i grandi quando la cosa non ci riguarda e non siamo chiamati in causa, dimostra di essere un ominicchio. E’ la famosa categoria che Leonardo Sciascia illustra in Il giorno della civetta (Torino, Einaudi 1961).

Questo è il brano in cui il padrino mafioso Mariano esprime il suo rispetto per il protagonista del romanzo, il capitano Bellodi:

«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.»