Un maggioritario pentito che ormai sogna il proporzionale

Mi è sempre piaciuto il sistema elettorale britannico, perchè ritenevo che un popolo debba avere un sistema comprensibile e tale che dopo aver votato la sera stessa possa conoscere l’esito. Per tutta la prima Repubblica mi è toccato assistere alle estenuanti trattative che i dc conducevano per comporre governi di coalizione, governi balneari e governi la cui instabilità era programmatica. Per cui il maggioritario di Segni (referendum del 18 aprile 1993) mi sembrò una soluzione, anche perchè non ho mai tollerato il consociativismo dell’opposizione di facciata e delle manovre parlamentari sottobanco. Insomma, ammiravo il Sistema Elettorale del Regno Unito, 650 circoscrizioni elettorali in cui si vota con il sistema maggioritario uninominale secco (first-past-the-post).
In ogni circoscrizione, vince il candidato che ottiene più voti degli altri, anche senza la maggioranza assoluta (50%+1).
Il candidato vincitore diventa Membro del Parlamento (MP) alla Camera dei Comuni.
I cittadini votano per il deputato locale, non direttamente per il Premier. Il Primo Ministro è quasi sempre il leader del partito politico che ottiene la maggioranza dei seggi (almeno 326 su 650) alla Camera dei Comuni. Il leader va a Buckingham Palace, riceve l’incarico ufficiale e da quel momento diventa PM. Una volta nominato dal Sovrano, il nuovo Premier si reca alla residenza ufficiale: 10 Downing Street. Il nuovo PM solitamente pronuncia un primo discorso davanti alla porta del numero 10 appena insediato.

Ecco il sistema semplice e comprensibile a tutti che preferisco, anche se il sistema a doppio turno come quello che adoperiamo per le elezioni comunali non è male. Purtroppo per tutti noi maggioritari italiani che non volevamo neppure le 4 preferenze sulle schede, la realtà si è incaricata di sconfiggerci a causa della nota furbizia italiana. Le forze politiche sono state capaci di corrompere il sistema maggioritario con una quota proporzionale, e la pratica ci ha consegnato coalizioni dove le ali estreme hanno potuto esercitare sul premier un potere di ricatto. I Turigliatto e Bertinotti oltre che i Mastella dal maggioritario all’italiana hanno ricevuto più potere, per cui quando nel 2016 è avvenuto l’ultimo atto, ovvero il referendum Renzi è stato battuto dalle forze bipopuliste, abbiamo preso atto che la nostra stagione di maggioritari convinti è davvero finita. Ora dunque penso abbia ragione Francesco Cundari quando invita la sinistra a ritornare al proporzionale, e lo fa con queste parole:

Prima del referendum del 1993 c’era un sistema proporzionale, senza premi di maggioranza e dunque, questo è il punto, senza coalizioni pre-elettorali (caratteristica di tutte le diverse ma ugualmente orrende leggi elettorali successive, non a caso sconosciuta a qualunque altro paese democratico). Le alleanze per formare una maggioranza si facevano quindi dopo il voto, sulla base dei consensi raccolti da ciascun partito, col suo simbolo, il suo programma e i suoi candidati.

Solo che fino al 1991 la parte più consistente dell’opposizione, guidata dal Pci, al governo di fatto non ci poteva andare, per ragioni internazionali. Il sistema allora era bloccato per questo motivo, non per la legge elettorale. Ma non appena è crollato il Muro di Berlino, noi quel muro ce lo siamo praticamente ricostruito in casa, e l’abbiamo chiamato bipolarismo, con l’entusiastico appoggio dei post-comunisti del Pds, che non hanno capito (e continuano a non capire) di essersi rovinati con le proprie mani. Silvio Berlusconi invece lo capì subito, e sotto la bandiera di un anticomunismo del tutto anacronistico costruì la coalizione che ancora oggi governa il paese.