Perchè mai nelle scuole italiane esiste per i docenti la libertà di voto se agli scrutini finali essi vengono espressi in una scala decimale? Ecco un argomento interessante che dimostra tante cose e spiega bene la scuola italiana. La normativa vigente è abbastanza chiara, ma le interpretazioni e le prassi di ogni singola scuola l’hanno resa, in poco più di cento anni, quanto mai confusa. Cominciamo dall’inizio e riassumiamola.
L’art. 79 del R.D. 653/1925 prescrive che “I voti si assegnano, su proposta dei singoli professori, in base ad un giudizio brevemente motivato desunto da un congruo numero di
interrogazioni e di esercizi scritti, grafici o pratici fatti in casa o a scuola, corretti e classificati durante il trimestre o durante l’ultimo periodo delle lezioni ”.
L’art. 6/2 dell’Ordinanza Ministeriale n. 92/2007 riprende tale contenuto affermando:
“Il docente della disciplina propone il voto in base ad un giudizio motivato desunto dagli esiti di un congruo numero di prove effettuate durante l’ultimo trimestre o quadrimestre e sulla base di una valutazione complessiva
dell’impegno, interesse e partecipazione dimostrati nell’intero percorso formativo. La proposta di voto tiene altresì conto delle valutazioni espresse in sede di scrutinio intermedio nonché dell’esito delle verifiche relative ad eventuali iniziative di sostegno e ad interventi di recupero precedentemente effettuati.”
È per tale motivo che i voti sono solo “proposti” dal docente ma ratificati o modificati dal consiglio di classe.
I voti sono espressi da ogni singolo docente in decimi (voto intero). Il docente è tenuto a dare motivazione della sua proposta di voto in base anche ai criteri valutativi indicati dal Collegio dei docenti. Ciò risponde al principio di trasparenza, che è il principio cardine della valutazione,
e nello stesso tempo se le valutazioni espresse all’interno del Consiglio di classe sono debitamente motivate si ritengono insindacabili. In caso contrario, i relativi atti sono impugnabili davanti al giudice amministrativo e suscettibili di annullamento.
Ogni istituzione scolastica, in base all’autonomia, può deliberare anche per questo aspetto modalità comuni per tutti i docenti.
Possibile proposta di voti al di sotto del 6
Le proposte di voto dei singoli docenti, se motivatamente e ragionatamente contestate, devono seguire l’iter ordinario del processo di formazione delle decisioni collegiali.
Pertanto, laddove in sede di scrutinio qualche voto proposto dai singoli docenti sia al di sotto del 6, per esaminare l’ammissione o non ammissione dell’allievo alla classe successiva o all’esame di Stato (I e II grado), il dirigente, dopo aver diretto la discussione, considerati gli orientamenti in essa scaturiti e le posizioni emerse, pone in votazione l’ammissione o la non ammissione.
In caso di esito favorevole all’ammissione, tutti i voti insufficienti sono automaticamente elevati a sei.
In caso di esito sfavorevole all’ammissione, il voto o i voti rimangono insufficienti e l’allievo non è ammesso alla classe successiva o all’Esame. Tale procedura vale sia per gli scrutini di I che di II grado e indifferentemente per
l’ammissione/non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato.
Come avvengono le deliberazioni a maggioranza
In caso di deliberazioni da assumere a maggioranza non è ammessa l’astensione. Tutti i docenti devono votare compreso il presidente il cui voto prevale in caso di parità (art. 37/3 DLgs 297/94).
Il Presidente del Consiglio di classe (di solito il Dirigente) non vota due volte ma, in caso di parità, il suo voto prevale. Ciò vuol dire che in caso di parità di voti prevale la proposta a cui ha dato il voto il Presidente, senza però apportare alcuna modifica al numero dei voti assegnati a ciascuna proposta. (da IIS Gramsci Amaldi 24/25)
Riassunta la normativa che concerne gli scrutini finali, è chiaro allora che la valutazione finale o sommativa è espressa in decimi, e che tutti i voti espressi sono frutto di una deliberazione collegiale.
I docenti accettano soltanto il primo di questi due punti, mentre il secondo durante lo svolgimento degli scrutini finali tentano in vari modi di boicottarlo e soltanto il dirigente o chi per lui possono, se riescono, garantire che la collegialità sia rispettata.
Ma adesso osserviamo quello che succede durante l’anno nelle classi, quando ogni docente, malgrado nello scrutinio finale i voti vengano espressi su scala decimale, adotta una sua personale griglia valutativa, spesso misteriosa per gli alunni, che può essere espressa, con l’uso dei mezzi voti, non in decimi ma in quarantesimi.
Il capo dei presidi: “Una prassi ambigua nei confronti degli alunni”
Antonello Giannelli è a capo dell’Associazione nazionale presidi e conferma quella che è ormai una direttiva che si sono dati i capi d’istituto. Sperando che i docenti la imbocchino. “La prassi di assegnare voti non interi – spiega Giannelli – attraverso l’uso dei “mezzi punti“ e dei “+ e –“ è molto infelice. Essa non ha un fondamento normativo e inoltre risulta ambigua nei confronti dello studente. Prassi di questo genere – continua – complicano la comunicazione tra scuola, studenti e famiglie. Peraltro non contribuiscono a riempire di senso la valutazione della prestazione didattica. In realtà, per attuare seriamente e concretamente una valutazione formativa occorrono, lo ribadisco ancora una volta, una vera didattica per competenze e un effettivo coinvolgimento dello studente”.
La dirigente scolastica: “La valutazione deve essere formativa, non punitiva”
La collega dell’Andis (l’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici), Paola Bortoletto, è sostanzialmente d’accordo: “La valutazione nella scuola secondaria ormai viene fatta sulla base di griglie e rubriche di valutazione. Pertanto se griglie e rubriche sono strutturate per voti interi non si capisce quale possa essere il senso dei più, dei meno, dei mezzi voti. Inoltre, 10 posizioni, in una scala valutativa che deve sempre ricondursi a criteri qualitativi e non quantitativi, sono più che sufficienti. Andis persegue la valutazione formativa e non punitiva”. Secondo i dirigenti scolastici, l’armamentario di voti e voticini che da sempre usa i docenti della secondaria dovrebbe andare in soffitta. Anche se non è escluso che si possa continuare una griglia di valutazione che non comprenda solo numeri interi. “Qualora le griglie – spiega la Bortoletto – dovessero essere strutturate anche con mezzi voti, ciò rientra nell’ambito dell’autonomia dei Collegi docenti sulla valutazione, ma saranno i Dipartimenti a supportare con idonei strumenti un tipo di valutazione che contempli i mezzi voti e che, al momento, è basato solo sulla prassi e la consuetudine”.
I presidi dunque raccomandano ai propri insegnanti di attribuire nelle valutazioni scritte e orali voti interi. Dal punto di vista normativo non è subentrata infatti nessuna novità. Ma, secondo tutte le leggi, i decreti e perfino le circolari ministeriali, alla scuola media e al superiore la valutazione si esprime in decimi. Con i mezzi voti sarebbe in ventesimi e con i più e i meno addirittura in quarantesimi. Anche se da quando esiste la scuola gli insegnanti utilizzano per distinguere le prestazioni degli alunni anche le frazioni di voto che i dirigenti scolastici non vorrebbero più vedere nei registri.
La cd media aritmetica ****
Il voto finale che un docente assegna ad uno studente al termine del primo o del secondo quadrimestre dipende da una serie di fattori primo tra i quali è la media dei voti presi nelle varie verifiche. Il calcolo noto come “media aritmetica” produce il voto finale, sommando tutti i voti e dividendo la somma per il numero dei voti.
Nel calcolo della media bisogna ricordarsi anche che, in linea di massima, un + abbinato ad un voto (come nel caso di 5+) lo aumenta di 0,2, mentre un – (es.: 5-) lo diminuisce di 0,2.
5+ sarebbe 5,2; 5 ½ sarebbe 5,5; mentre 6 – corrisponde a 5,8
Le opinioni dei docenti sull’argomento si possono ricavare sia da articoli dei giornali, sia da quello che scrivono liberamente sui social.
Cosa dicono i docenti ***
Il prof di Palermo: “Ma il mezzo voto può essere un segnale positivo”
Francesca Gambino, insegna Francese in un istituto tecnico di Palermo: il Marco Polo. “Ritengo che per valutare un compito o un’interrogazione si deve essere quanto più precisi ed esaustivi possibile. Per questo, attribuire il mezzo voto o dare un più o un meno significa far capire che c’è sempre la possibilità di migliorare. Del resto – conclude “arrotondiamo” già abbastanza, mi pare”.
“… e consentono una fotografia del giudizio più accurata”
Anche Guglielmo La Cognata, professore di Storia e Filosofia presso il liceo classico Spedalieri di Catania “è favorevolissimo ai mezzi voti”. E spiega perché. “Consentono una fotografia della realtà più accurata, capace di cogliere maggiormente le sfumature e di esprimere meglio i progressi dello studente. Abolire i mezzi voti sarebbe come disegnare un bel paesaggio con un solo colore nella tavolozza”. Mentre per Valeria Petrone, docente di Matematica e Fisica al liceo classico di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro “a mio parere, mezzi voti o meno quelli finali sono comunque voti interi. Quindi non cambierebbe nulla”.
Il docente di Udine: “Giusto, in pagella il voto è intero”
Ma c’è chi è disposto ad assecondare il desiderio dei dirigenti scolastici. “Da questo punto di vista – dice Alessandro Crocco, docente di Italiano e Latino al liceo delle scienze umane Uccellis di Udine – i dirigenti scolastici non hanno tutti i torti se consideriamo che il voto finale in pagella è intero. Il mezzo voto, o il quarto di voto, è più frutto di una consuetudine, a mio parere, nata dalla componente soggettiva della valutazione. Se vi fosse una griglia chiara ed esauriente che contempli solo il voto intero, non avrei problemi ad applicarla, anzi, renderebbe più comprensibile e trasparente il risultato della verifica”. Anche se quest’anno, nelle tabelle di valutazione delle due prove scritte e del colloquio della maturità post Covid il ministero ha fornito alle commissioni griglie di valutazione con i mezzi voti.
***** Cosa dicono i docenti sui social
Il mio preside (scuola secondaria superiore) da anni va dicendo al primo collegio docenti che sui registri personali i voti delle singole verifiche (scritte, orali o pratiche che siano) devono essere formulati seguendo una
rigida scala decimale (senza mezzi o quarti di voto, per intenderci). Quest’anno è stato particolarmente categorico, paventando controlli sui registri e quant’altro. Vista la consuetudine molto diffusa tra i colleghi di utilizzare mezzi e quarti di voto ( ad es. 6; 6+; 6 e mezzo; 7-; 7 in una
scala cha alla fine è in quarantesimi e non in decimi) mi chiedo se abbia un fondamento normativo la richiesta del preside. Molti di noi utilizzano scale più analitiche di quelle in decimi, spesso motivate e allegate in sede di
programmazione individuale o di classe. Resta fermo il fatto che ciascuno di noi giunge alle proposte di valutazione per gli scrutinii quadrimestrali o finali con un voto “arrotondato”, espresso in voti che vanno dall’1 al 10.
Mi date un Vs. parere, magari con qualche riferimento normativo?
Antonio Da quando l’infausto Berlinguer ha creato i presidi manager (superpagati rispetto a noialtri poveri morti di fame), questi ultimi si arrogano il diritto di inventarsi sempre norme nuove. E così, in scuole diverse,
emergono diversi modi di fare scuola.
Elisabetta I voti ( finali) , quelli sulla pagella, ovviamente vanno da 1 a 10, e in teoria nessuno è escluso, per il resto, se non è cambiato, la frase era ancora nel solito vecchio Regio Decreto del 23.. “I voti vengono proposti dal singolo docente sulla base di prove, scritte ed orali, eseguite a casa e a scuola, corrette e classificate…” cito a memoria, non credo ci siano novità. Quindi l’obbligo è di classificare, le classi non è detto siano i voti cioè i numeri da 1 a 10, e nemmeno da nessuna parte è detto che si debba fare la media aritmetica (quella che i profani chiamano media matematica), ovviamente se ce se ne scosta, occorre dare una motivazione. Potresti pure, se hai voglia di far fatica, mettere i voto colla rigida scala decimale, ma poi metterci vicino un commento del tipo 6 la sufficienza è a malapena raggiunta 6: la sufficienza è piena, il docente è libero di classificare come gli apre e piace pur di rendere comprensibile la sua valutazione.
I presidi saranno diventati manager, ma hanno tuttora una paura matta di critiche dall’ispettore di turno o dal provveditore o come si chiami adesso…
Lisa Ci sono state delle sentenze che hanno stabilito che il registro personale è, appunto, personale, che non può essere invocato come documento ufficiale, e che ci si può scrivere tutto quello che si vuole nel linguaggio che si vuole, purché le convenzioni siano chiare nel caso malaugurato che qualcun altro dovesse trovarsi a usare quel registro senza poter consultare l’autore (eventualità limitata ai casi
in cui il docente muoia di colpo, o finisca all’ospedale
all’improvviso in condizioni gravi, e il sostituto non possa
materialmente chiedergli chiarimenti). In altri termini, se io voglio usare un linguaggio di mia invenzione fatto di simboli fantasiosi, freccette, stelline, picche, cuori, quadri, fiori, tondini e nuvolette, posso farlo, purché da qualche parte nel registro ci sia una pagina di chiarimenti su cosa significano quei simboli. Anzi, a dire la verità, non saremmo nemmeno obbligati per legge a tenerlo aggiornato, ‘sto famoso registro… saluti
Note***
Salvo Intravaia 4/9/2022 Voti a scuola, basta 7 e “mezzo” e 6 “meno meno”: per i presidi il numero deve essere intero
Per il ministero la valutazione si esprime sempre in decimali. Eppure molti docenti, alle medie come alle superiori, scelgono ancora quella in ventesimi. E molti persino i segni “+” e “-“. Dirigenti e docenti si dividono. Ma alla maturità le commissioni hanno griglie con mezzi voti
Su questo blog si veda: “Scuola/Valutazioni e voti in Europa”.
“Scuola/ Il voto 5, gli ignavi di Dante (i nènèisti e gli equilibristi)”
