Luca Sofri sul libro di Riccardo Luna “Qualcosa è andato storto”

Per quanto siano visibili oggi molti progressi nelle condizioni di vita delle persone in molti luoghi del mondo, questi progressi sono stati molto rallentati e limitati da una crescita delle insoddisfazioni, del risentimento, della rabbia, della frustrazione, dell’insofferenza per il prossimo, e da una perdita di fiducia nel valore delle comunità umane, nel futuro e nelle istituzioni dedicate al progresso. Tratti che sono stati allevati e promossi da nuovi scellerati poteri e opinion maker, che ne hanno fatto “valori condivisi”, rimpiazzando buona parte di quelli che avevamo costruito in millenni.

A tutto questo hanno senz’altro concorso con enormi responsabilità la diffusione dei social network e gli algoritmi e gli interessi promossi dalle grandi società che li gestiscono: questo libro lo spiega benissimo. Ma accanto a questo fattore c’è stato anche il dilagare e prevalere di quel pensiero che abbiamo chiamato in questi anni “populismo”, ovvero la narrazione per cui il giudizio di qualunque massa di persone avrebbe un valore superiore a quello di singole o limitate competenze, esperienze, talenti, sapienze, intelligenze, qualità: narrazione che ha trovato un inatteso formidabile strumento nel punto debole della democrazia, ovvero del sistema che per definizione premia le quantità piuttosto che le qualità.

E quando dal suo contesto straordinariamente ben rodato e controllato – le elezioni – il sistema democratico lo abbiamo spostato nella vita di tutti i giorni, in ogni suo minuto, ci siamo trovati a “votare” o a cercare voti per ogni cosa senza nessuna preparazione o nessun confronto adeguato, alzando palette continuamente sui social network e mettendo in ginocchio una struttura – la politica, i politici, le istituzioni – che si è ridotta a cercare quel consenso altrettanto quotidianamente, senza più nessuna visione, nessuna indipendenza, nessuna autorevolezza.