Noi italiani in generale vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca e sembriamo non renderci conto che semplicemente questo non sia possibile. Il mondo in cui viviamo per ogni scelta ci offre vantaggi e svantaggi e la ricerca della soluzione senza svantaggi è vana, inutile, in fin dei conti pure imbecille. L’umanità, per dirne una sola, è riuscita in poco tempo a trovare un vaccino per il covid e tutti gli imbecilli hanno cominciato a osteggiarlo per le inevitabili conseguenze negative che su alcuni soggetti il vaccino ha prodotto. Tutti i vaccini, così come tutti i medicinali, compresi quelli da banco e che consumiamo come acqua fresca, hanno le loro controindicazioni, i loro effetti indesiderati. Per il principio dei vasi comunicanti qualsiasi scelta, qualsiasi prodotto, comporta effetti benefici ed effetti negativi. Se uno cerca soluzioni senza alcun svantaggio, dovrebbe dunque ammirare la comunità più nota che vive senza elettricità dalla rete pubblica, gli Amish, un gruppo cristiano tradizionalista in USA e Canada che rifiuta la tecnologia moderna per fede, usando carrozze, agricoltura manuale e limitando apparecchiature. Inoltre alcune soluzioni “moderne” con alcuni funzionano, con altri no: si veda il trapianto dei capelli, che ad alcuni ha risolto la calvizie, e con altri (Berlusconi) non riesce.
Fatta questa premessa generale, intendo esaminare gli aspetti positivi e negativi che si presume si verificherebbero se venisse adottata in Italia una soluzione che esiste in altri paesi, come la Finlandia, laddove il reclutamento dei professori è rimesso ad ogni dirigente scolastico. Dal momento che tale soluzione, per vari motivi che sarebbe troppo lungo spiegare, in Italia non sarà mai attuata, l’esempio da me scelto serve solo ad evidenziare le due facce della medaglia di una soluzione. Non ho pertanto l’intento di voler persuadere nessuno sulla bontà di tale soluzione, ma soltanto quello di ragionarvi intorno.
I lati positivi di essa sono facilmente individuabili, in quanto ogni DS al quale venisse dato il potere di selezione del personale in servizio (per semplicità parliamo solo dei docenti) assumerebbe su di sè una grandissima responsabilità per i risultati degli alunni. Cosa significa in pratica? Significa che il dirigente se sceglie i docenti che lavorano con lui non può più lamentarsi del personale, al contrario, assomiglierebbe a Guardiola, un allenatore che avendo potuto scegliersi uno per uno tutti gli undici giocatori da mettere in campo, diventa il primo responsabile dei risultati negativi. Finirebbe quello che oggi succede in tutte le scuole nel momento delle iscrizioni, ovvero genitori che esigono che il proprio figlio sia iscritto con il prof. Tizio e non con Caio, mettendo il dirigente in grandi ambasce perchè non può accontentare tutti. I genitori avrebbero la garanzia che tutti i docenti di italiano, per esempio, sono tutti egualmente validi in quanto tutti scelti (come succede nelle scuole finlandesi da sempre) dal DS, anche se poi magari tra tutti i bravi un gruppo di genitori preferirebbe Tizio, per sentito dire o per conoscenze pregresse. Di certo finirebbe la situazione odierna in cui in tutte le scuole esistono classi ambite e altre neglette, classi dei bravi e classi dei mediocri, classi di soli italiani e classi con stranieri. Con poveri dirigenti costretti a barcamenarsi per esaudire le richieste dei genitori, che sono sempre assertive (“o metti mio figlio con il prof. Tizio oppure lo iscrivo altrove“). Con conseguenti classi più o meno numerose, per far fronte ai desiderata. Insomma, è facile capire che dal punto di vista dell’utenza aumenterebbero le garanzie, per cui in qualsiasi scuola uno studente venga iscritto, si saprebbe che il DS schiera una squadra di docenti all’altezza e di cui si fida: in altri termini è molto improbabile che un DS, a meno che non sia un masochista, recluti un prof scarso ma suo amico, sapendo che poi dovrebbe fungere da parafulmine per tutte le eventuali critiche e proteste degli utenti.
Veniamo adesso a fare un cenno alla prima obiezione di tutti quelli che preferiscono mantenere lo status quo, il reclutamento italiano (a maglie larghe) fatto attraverso punteggi, precariato, concorsi, abilitazioni, graduatorie, supplenze, sanatorie successive. Si ritiene che a ciascun DS si darebbe un potere troppo grande, e magari arbitrario. Per questa ragione si preferisce il meccanismo attuale, che è lungo, tortuoso, basato su punteggi, ma che in ogni caso mette in cattedra non un prof “prescelto” ma uno nominato per effetto di graduatorie, titoli, preferenze, anni di precariato. Meglio un prof scemo ma scelto dal caso piuttosto che uno scemo scelto dal DS (il quale a sua volta può essere pure idiota)?
Abbiamo a grandi linee inquadrato il problema del reclutamento e lo abbiamo fatto al solo scopo di far scorgere i due dilemmi della questione. Le due facce della medaglia è evidente che esistono (non le ho inventate io), sono ben visibili e presenti, così come ci succede di osservare rigirando tra le mani una moneta.
La conclusione alla quale vorrei pervenire per una scelta politica che a me pare in Italia sia del tutto impraticabile per ragioni storiche, politiche, sindacali, culturali, è così riassumibile: ogni soluzione, purchè sia concreta e non campata in aria (per es. perchè troppo costosa, come tutte quelle che i bipopulisti propugnano in qualsiasi campo), va fatta attraverso la scelta del rapporto costi/benefici, è chiaro ed evidente. Ma a monte, se sono corrette la premesse del discorso (ogni moneta ha due facce e non una sola), conta soltanto la finalità che ci poniamo. In altre parole, ogni soluzione di un problema è una risposta, la quale dipende dalla domanda. Se cambia la domanda cambia la soluzione. In fondo, basta pensarci un poco, è quel che avviene a scuola, molti studenti non riescono a trovare soluzioni soltanto perchè non capiscono le domande (finanche le tracce dei temi), le leggono distrattamente, non le approfondiscono. Allo stesso modo tanti nostri politici, sempre in cerca di soluzioni facili, impiegano pochissimo tempo a capire e sviscerare le questioni/problemi.
La necessità di pensare “fuori dagli schemi” (think outside the box) si può approfondire in rete attraverso due rompicapo utili.
1) Unisci 9 punti con 4 linee: risolvi il problema con una soluzione “fuori dagli schemi” (v. youtube).
Il problema consiste nel riuscire a unire i 9 punti disposti a formare un quadrato utilizzando solo 4 linee e senza mai staccare la penna dal foglio. A prima vista sembra impossibile, ma la soluzione diventa ovvia abbandonando alcune ipotesi implicite che il nostro cervello ci impone automaticamente. La nostra mente costruisce il nostro mondo, e non viceversa.
2) L’indovinello delle due porte, o dei due guardiani. Ci troviamo di fronte a due porte, ognuna delle quali sorvegliata da un guardiano. Sappiamo che una delle due porte conduce alla salvezza, mentre l’altra alla morte, e sappiamo anche che uno dei due guardiani dice sempre la verità, mentre l’altro mente sempre. Il problema è che non sappiamo quale dei due guardiani sia sincero, né quale delle due porte porti alla salvezza. Dal canto loro, invece, i guardiani sanno perfettamente chi dei due dice la verità e chi mente, e quale porta sia quella giusta.
Ora, abbiamo a disposizione una e una sola domanda, che possiamo fare a uno dei due guardiani così da scoprire quale porta ci trarrà in salvo. (Soluzione: Chiedere a uno dei due guardiani di dirci che cosa risponderebbe l’altro se gli chiedessimo di dirci la porta che conduce alla salvezza, per poi scegliere la porta opposta).
