Da Tucidide al Padrino e Mussolini

In un brillante articolo sul Financial Times, Janan Ganesh fa giustizia del diffuso e irritantissimo vezzo di citare Tucidide per esprimere quella che definirei, allo stesso tempo, una banalità analitica e una bestialità etica. Parlo della frasetta: «I forti fanno ciò che possono e i deboli soffrono ciò che devono». Ebbene, nota giustamente Ganesh, non è mica detto: all’apice della loro potenza, nell’immediato dopoguerra, gli Stati Uniti fecero il piano Marshall e la Nato, favorirono la ricostruzione di Germania e Giappone come democrazie prospere e pacifiche, la svolta bellicosa è avvenuta all’epoca del loro (relativo) declino. E come sa chiunque se la sia passata bene e poi abbia improvvisamente subito un declassamento (anche relativo), non c’è niente di peggio per la stabilità emotiva e psicologica di una persona, o di un gruppo sociale (come le classi medie della Repubblica di Weimar che avrebbero aderito al nazismo, dice Ganesh, ma noi potremmo ricordare anche le nostre, qualche anno prima) e ovviamente anche di una nazione. Se poi alla guida della suddetta nazione, comunque ancora la più potente del mondo, c’è un soggetto già parecchio disturbato di suo, si capisce che c’è poco da stare tranquilli.

*****A Davos il presidente americano ha ribadito le sue pretese sulla Groenlandia, ma poche ore dopo ha annunciato un accordo
Non vorrei però che la fretta di celebrare l’apparente lieto fine distogliesse la nostra attenzione dalle drammatiche ore che hanno preceduto quest’esito. Non credo dovremmo dimenticare che nel suo interminabile, sconnesso, delirante discorso al World Economic Forum, Trump si è rivolto ai danesi, ai vertici dell’Ue e in fondo a tutti noi con un tono a metà tra quello di Don Vito Corleone nel Padrino e quello di Benito Mussolini nel celebre discorso del bivacco. Da un lato la classica offerta che non si può rifiutare: «Ora quello che chiedo è solo un pezzo di ghiaccio, freddo e mal posizionato, che però può avere un ruolo vitale nella pace mondiale e nella protezione globale… Hanno una scelta: dire sì e noi saremo molto riconoscenti, oppure dire no e noi ce ne ricorderemo». Dall’altro quello che molti osservatori hanno segnalato subito, sulle prime avrei detto persino frettolosamente, come un passo indietro: «Probabilmente non otterremo nulla a meno che io non decida di usare una forza eccessiva, che ci renderebbe, francamente, inarrestabili. Ma non lo farò. Ok? Ora tutti dicono “oh, bene”. Probabilmente questa è stata la mia dichiarazione più importante, perché la gente pensava che avrei usato la forza. Non sono obbligato a usare la forza, non voglio usare la forza, non userò la forza. Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è un posto chiamato Groenlandia». Una formula retorica che suggerirei di confrontare con la seguente: «Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto». Chissà se anche allora qualche giornale titolò: Mussolini esclude l’uso della forza. Certo non sarebbe stata una previsione azzeccata. Se lo sarà in questo caso credo dipenderà soprattutto da come l’Unione europea sarà capace di rispondere, d’ora in avanti, a richieste, provocazioni e ricatti di Trump. In poche parole, se al modo di Carney e Macron, o al modo di Meloni e Tajani.