Era il 26 nov dello scorso anno e leggevo: Ancora un’aggressione a un arbitro, ancora minorenne, ancora nelle categorie dilettantistiche, dove ogni domenica ormai si racconta di una lotta alla sopravvivenza per dei giovanissimi ragazzi che decidono di approcciarsi al mondo arbitrale. Questa volta è successo in Calabria, in Seconda Categoria, durante il match tra Francica e Girifalco. Il giovane direttore di gara della sezione Aia di Locri, 17 anni, è stato aggredito da un calciatore del Francica con un pugno dato con grande vigore e un altro successivamente (Il Fatto) .
Oggi si legge:
La partita Academy Crotone–Città di Cirò Marina finisce 1-2. Il clima è teso: tre espulsioni contro i padroni di casa, tra cui il capitano (al 17’ della ripresa) per frasi offensive e minacciose. A gara finita, l’arbitro rientra nello spogliatoio.
La porta dello spogliatoio che sbatte, la chiave che gira, il rumore sordo di un calcio all’altezza del rene. Poi almeno 7-10 colpi alla testa, al collo, alle spalle. Una scena da film claustrofobico, ma successa davvero al termine di Academy Crotone-Città di Cirò Marina, Prima Categoria calabrese: l’arbitro, 20 anni, sezione di Locri, chiuso dentro e picchiato dal capitano della squadra di casa, già espulso. Un’aggressione avvenuta lontano da telecamere e tribune, nel silenzio di una stanza di pochi metri, interrotta solo dall’irruzione di un giocatore del Cirò che ha spalancato la porta e salvato il giovane direttore di gara. La risposta del giudice sportivo è arrivata come un macigno: squalifica fino al 15 gennaio 2031, preclusione alla permanenza in qualsiasi rango della FIGC, 4 giornate a due compagni, -2 punti di penalità e 500 euro di ammenda per il club. E una prognosi di 10 giorni per l’arbitro.
Per nostra fortuna (altro che macigno), l’Academy Crotone ha deciso di ritirarsi dal campionato perchè gli adulti hanno capito che è del tutto inutile con certe mele marce voler fare sport sia pure a livello dei dilettanti.
E’ una vecchia storia che non nasce oggi, ma che risale alla notte dei tempi: a livello di calcio dilettanti, in Calabria e dovunque, succede di tutto, là dove arbitrano dei giovani inesperti e solo per passione decidono di affrontare 30 individui che intendono prevalere con le buone o le cattive su un campo spesso isolato e senza alcun poliziotto nei dintorni.
Mi sono sempre chiesto perchè mai si debba applicare al calcio dilettantistico un regolamento, per cui, per restare a Crotone: squalifica fino al 15 gennaio 2031, 4 giornate a carico di altri due tesserati dell’Academy per minacce e condotte violente, -2 in classifica e 500 euro di ammenda al club, per responsabilità oggettiva.
A me queste sanzioni fanno ridere, da sempre. Ma scherziamo? Va bene che siamo la patria del diritto, che la pena deve essere non afflittiva ma rieducativa, ma suvvia non siamo in una scuola, stiamo regolamentando lo sport dei dilettanti. Per cui fosse per me dovremmo fare come gli inglesi, che hanno inventato il calcio e sono una democrazia ben più salda della nostra. Essi hanno con le maniere forti sradicato gli hooligans dai loro stadi che, al contrario dei nostri, non hanno bisogno di reti protettive per separare giocatori e pubblico. Un qualsiasi tesserato di una squadra aggredisce l’arbitro, lo malmena, lo manda in ospedale? Ma che molto semplicemente si escluda la squadra dal campionato, vedrete che tutti, dal presidente all’ultimo inserviente passando per i giocatori, capiranno che la violenza traccia una linea insuperabile: di qua puoi giocare, se la superi non giochi più. Dedicati al rugby o alle boccette.
Chiamatela responsabilità oggettiva o come volete, ma essa non può esser fatta valere per le squadre professioniste, senza processi giusti e veri, e non valere per i dilettanti. Dovrebbe essere esattamente il contrario, cancellare una squadra dei campionati minori lo puoi fare attraverso regole sommarie della giustizia sportiva, con tempestività e maniere forti; mentre per le squadre professioniste, dove sono stati impiegati capitali, e hai finanche società quotate in borsa magari, tutte le garanzie del giusto processo dovrebbero valere senza eccezione alcuna.
Insomma, le denunce dell’AIA ripetute e ormai antiche sono semplici buchi nell’acqua: servono tutele, protocolli e sanzioni efficaci davanti le crescenti violenze.
L’episodio di Crotone non è un fulmine isolato. Gli atti di violenza contro gli arbitri sono, purtroppo, un fenomeno in crescita, soprattutto nei campionati regionali e giovanili. I dati ufficiali della Associazione Italiana Arbitri parlano chiaro: nelle stagioni 2022-2023 e 2023-2024 sono stati registrati complessivamente 870 episodi di violenza ai danni dei direttori di gara, per 978 giorni di prognosi; nella stagione 2024-2025, al 20 novembre, si contavano già 195 episodi, 15 dei quali gravi. Nel 85-90% dei casi gli autori sono tesserati (calciatori, dirigenti, allenatori). E in Calabria? Solo negli ultimi mesi la cronaca ha documentato più aggressioni, culminate nella durissima risposta della giustizia sportiva in altri territori: basti ricordare l’esclusione dal campionato Under 17 della RSC Riposto e una serie di squalifiche fino al 2030 dopo il pestaggio di un arbitro a Torre Archirafi (Catania). Un precedente recente, utilizzato da molti come termine di paragone per la «linea dura» applicata oggi anche in ambito calabrese.
Una linea dura, che, come ho cercato di documentare, non ha migliorato la situazione negli ultimi 70 anni, anzi ha solo incrementato la violenza, la quale, senza contrasto adeguato, si espande come un blob, come i maranza e le gang giovanili nelle città.
