Se la Juve avesse puntato solo sui giovani che aveva

L’anno di Pirlo, tre anni indecenti di quel rottame storico che è Allegri, poi la rivoluzione con Giuntoli e Thiago Motta, adesso Comolli e Spalletti, passando per Tudor.

Ecco la Juve senza Andrea Agnelli, ma saldamente in mano a John Elkann, che giura non la venderà mai, ma detto da uno che fa finanza non è mai un giuramento. Dove Elkann abbia pescato Comolli, al quale ha affiancato l’incolore Chiellini, non si sa, ma oggi vorrei soltanto far notare come sarebbe stata possibile un’altra Juve se solo in casa ci fosse stato qualcuno che capisce di calcio.

Qualche anno fa, diciamo nel momento in cui è arrivato Giuntoli, luglio del 2023, si poteva puntare su una squadra giovane composta dai seguenti fuoriclasse che la Juve aveva già in casa: il portiere giovane era Daffara, oggi all’Avellino, che allora giocava nella Next Gen in serie C. I due centrali difensivi, assieme a Bremer, potevano essere Hujsen (oggi al Real Madrid) e Muharemovic (oggi al Sassuolo); il centrale brasiliano Pedro Felipe sta per esser dato pure lui al Sassuolo; in attacco c’era Soulè (oggi della Roma), oltre a Yldiz e al montenegrino Adžić. Sulla fascia destra, il laterale del Pisa Tourè, che era transitato per la Juve Next Gen e poi mandato via, è meglio di tutti quelli che stiamo schierando attualmente, che sono Kalulu, Mc Kennie, e quel Joao Mario a cui Spalletti ha fatto fare solo 27 minuti. In attacco il giocatore della Fiorentina Ken, cresciuto alla Juve, e venduto per 13 ml più 5 di bonus, avrebbe consentito di terminare la telenovela Vlahovic che costa ormai alla Juve al lordo 24 ml l’anno, cifra insostenibile per chiunque, e infatti nessuno lo ha mai voluto comprare.

Il calcio sostenibile, e non solo per i costi, è oggi soltanto quello che fa crescere giovani sui quali puntare. In Italia anche se fosse nato e cresciuto un Lamine Yamal (2007) del Barcellona, è sicuro che sarebbe stato mandato prima al Frosinone o ad una squadra di serie B per provarlo e…farlo crescere.